L'intervista

Andrea Tremaglia: «I partiti del centrodestra non sono morti, ma hanno sbagliato»

Il segretario provinciale di Fratelli d’Italia fa un'analisi della debacle in città. E sulla presidenza della Provincia invita gli alleati: «Proviamoci»

Andrea Tremaglia: «I partiti del centrodestra non sono morti, ma hanno sbagliato»
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di Wainer Preda

La debacle elettorale in città è ormai alle spalle. Andrea Tremaglia, segretario provinciale di FdI, dice la sua su come sono andate le cose e sul futuro del centrodestra.

Avete fatto un’analisi della sconfitta in città?

«È andata oggettivamente male. Correvamo per vincere come coalizione. Sapevamo che era difficile. Il sindaco uscente Gori ha dimostrato con le Europee di essere ancora molto apprezzato. Onestamente, nel risultato finale ci aspettavamo di essere più vicini. E credo se lo aspettassero anche gli avversari. Tutti i sondaggi ci davano appaiati».

E allora cosa ha fatto stravincere gli altri?

«La mia impressione è che Elena Carnevali abbia avuto un traino molto forte dalla candidatura di Gori. Lo dicono i numeri. Gori alle Europee vale quanto Lega e Forza Italia messi insieme. Con la scelta di Andrea Pezzotta, che non ha mai avuto tessere di partito, speravamo di allargare il perimetro del nostro elettorato. Anche perché lo storico delle elezioni dice che di recente il centrosinistra in città ha sempre tenuto. Purtroppo non ci siamo riusciti».

Lei ha riconosciuto che sono stati fatti degli errori. Quali?

«Sicuramente partire prima sarebbe stato meglio. Il centrosinistra, però, aveva un vantaggio: doveva mettere d’accordo un unico partito con se stesso. Noi invece dovevamo trovare una quadra più complicata. Tre partiti con sensibilità differenti. La Lega, che si è subito chiamata fuori. Forza Italia, che legittimamente ha messo sul tavolo fino all’ultimo nomi importanti. Mettere d’accordo tre partiti in tempi brevi è irrealistico. Le segreterie regionali e i tavoli nazionali hanno fatto questo sforzo. A Pezzotta è stato dato il via libera a gennaio, a differenza di Pavia e Cremona andate più in là. Il che, chiaramente, non ci consola».

Cos’altro non ha funzionato?

«Senza far sconti a nessuno, a cominciare da me stesso e da FdI, evidentemente il centrodestra in città negli ultimi anni non è stato abbastanza incisivo ed efficace».

Parlando di Fratelli d’Italia, perché fate così fatica in città?

«Credo valga un po’ per tutto il centrodestra. La città è più spostata sul centrosinistra rispetto alla provincia. Lo abbiamo visto anche la volta scorsa, quando è toccato alla Lega, che era ampiamente il primo partito in Bergamasca. Non attribuirei responsabilità a un partito o a un altro, ma al fatto che c’è oggettivamente un elettorato diverso in città rispetto a quello in provincia».

Non siete riusciti a dialogare col capoluogo?

«Il consenso totale per il centrodestra in città rimane sempre più o meno lo stesso. Cambiano solo le percentuali interne nei diversi momenti, prima col Pdl, poi con la Lega e ora con FdI. Noi oggi siamo saldamente il primo partito del centrodestra in città. Alle Europee abbiamo fatto ben più della somma di Lega e Forza Italia. Vedo quindi il centrodestra nel complesso in difficoltà nel capoluogo. Bergamo, purtroppo per noi, si sta consolidando come di centrosinistra».

Il consigliere comunale Luca Nosari sostiene che i partiti del centrodestra a Bergamo siano finiti.

«Non sono d’accordo. Credo sia giusta e necessaria una riflessione da parte di tutti, ivi compresa la lista civica. Oggi è impossibile vincere da soli. E nel centrodestra è impossibile vincere senza i partiti. La Lista Pezzotta ha ottenuto un ottimo risultato, ma i numeri dicono che purtroppo ha pescato in quelli che già votavano a centrodestra».

Bisognava allargare?

«Pezzotta ha dato tutto e lo ringrazio. Ma probabilmente (...)

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