È morto ieri a 84 anni Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord e per oltre vent’anni uno dei protagonisti più riconoscibili e divisivi della politica italiana. Nelle ore successive alla notizia, i ricordi pubblici hanno seguito un copione abbastanza prevedibile: rispetto istituzionale, riconoscimento del ruolo storico, e una certa cautela nel giudizio complessivo.
Il politico che ha dato voce a un sentimento
Bossi è stato soprattutto questo: qualcuno che ha trasformato un malcontento diffuso – nel Nord produttivo, nelle province lombarde, anche nella Bergamasca – in un linguaggio politico semplice, diretto, immediato. Chi lo ha conosciuto dentro la Lega lo ricorda ancora così, con parole che negli anni sono rimaste simili.
Il ricordo di Calderoli
Roberto Calderoli ha scritto: «Umberto Bossi era prima di tutto un mio grande amico. Un amico vero, di tanti momenti insieme, non per anni ma per decenni, per una vita: giornate e serate interminabili insieme, nella sede di via Bellerio, in giro per comizi e manifestazioni in lungo e in largo in tutto il Nord Italia e poi ovviamente a Roma, in Parlamento e al Governo. Siamo cresciuti insieme, siamo invecchiati insieme, abbiamo affrontato gioie e malattie insieme. E proprio nel giorno del festa del papà perdo “papà Umberto”, perché per me è stato veramente un secondo padre, da un punto di vista umano e poi da un punto di vista politico. E da ministro, oggi, voglio portare fino in fondo il suo più importante lascito politico: l’autonomia per i territori».

Giovanni Malanchini
«Sul palco di Pontida con la felpa “Spirà”: un bellissimo ricordo che fa venire le lacrime agli occhi – scrive Giovanni Malanchini -. Oggi la nostra grande famiglia piange Umberto Bossi, l’uomo che ci ha regalato un sogno con grande visione e coraggio».
Rota e Lobati
«La notizia ci raggiunge al Palaspirà in un momento di festa per festeggiare il neo eletto presidente della Provincia, Gianfranco Gafforelli. Sgomenti e tristi ci siamo uniti nel ricordo di un leader carismatico, per gli amici della Lega il “capo”, per tutti noi una figura da ammirare – scrivono Ivan Rota e Jonathan Lobati -. Un visionario che nel nome dell’autonomia del nord è stato capace di trascinare tanti giovani, uomini e donne nella costruzione di un progetto politico che ha caratterizzato il panorama politico negli ultimi 35 anni. Umberto Bossi ha capito che si poteva cambiare la politica sapendo cogliere l’invito di Silvio Berlusconi, contribuendo alla costruzione di una coalizione di centro destra che ancora oggi governa il Paese, la Lombardia, la Provincia di Bergamo. Condoglianze alla sua famiglia e vicinanza al popolo leghista.
Misiani
«Umberto Bossi è stato uno degli uomini che più ha cambiato la politica italiana. Con esiti discussi e controversi, ma dando voce e rappresentanza a un malcontento reale, quello del Nord produttivo che si sentiva ignorato da Roma – scrive Antonio Misiani -. Ha trasformato quella rabbia in un partito, in un linguaggio, in una presenza parlamentare durata quasi quarant’anni. Da bergamasco, conosco bene quella stagione. Pontida, il Po, il Carroccio, la Padania: simboli che parlavano a milioni di persone, al di là di quanto si potesse condividere o no. Abbiamo combattuto tante battaglie contro di lui e contro la sua parte politica. Ma la politica vera si fa così: con avversari che rappresentano qualcosa di autentico, non soltanto antagonisti da sconfiggere. Alla sua famiglia e alla comunità leghista vanno le mie condoglianze».
Alberto Ribolla
«Un saluto e una preghiera al grande Umberto Bossi, colui che ha fatto alzare la testa al popolo del Nord e che ha acceso la mia passione politica e quella di tantissimi altri militanti della Lega – dice Alberto Ribolla – Ciao Umberto, sarai per sempre nel mio cuore».
La notte delle scope
Cesare Zapperi sul Corriere ricorda, nel lungo percorso del Senadur, la “notte delle scope”. «Era il 10 aprile 2012. Nei padiglioni della Fiera di Bergamo va in scena il “parricidio”. Le inchieste sul tesoriere Belsito e sul figlio Renzo (“Mi spiace che i danni siano stati fatti da quelli che portano il mio cognome”), i pettegolezzi su Cerchio magico. Mentre la sua gente agitava le ramazze invocando pulizia, a Bossi sul palco s’inumidirono gli occhi. Solo Maroni, destinato a prendere il suo posto alla guida della Lega (ma durò un anno), lo difese. “Umberto Bossi non si merita quel che è successo. Non siamo un partito di corrotti. La Lega non è morta e non morirà mai. Dobbiamo fare pulizia, chi sbaglia paga”».
Il linguaggio, prima di tutto
Bossi è stato uno dei pochi politici italiani a costruire un’identità riconoscibile anche nel modo di parlare. A volte questo lo ha reso efficace, altre volte lo ha portato molto oltre il limite. In uno dei suoi comizi più noti disse: «Quando vedo il tricolore mi incazzo… con quel tricolore mi ci pulisco il culo». È una frase che torna spesso nei ricordi, non per essere condivisa ma perché riassume il suo stile: provocatorio, radicale, costruito per dividere.