La svolta

Caso Kyenge, la Cassazione annulla le condanne a Roberto Calderoli

La Corte ha ritenuto immotivato il mancato riconoscimento, nel corso del processo di primo grado, del legittimo impedimento a comparire del parlamentare

Caso Kyenge, la Cassazione annulla le condanne a Roberto Calderoli
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La Cassazione ha annullato le due condanne, rispettivamente di primo e secondo grado, inflitte a Roberto Calderoli per diffamazione aggravata dall’odio razziale nei confronti dell’allora (2013) ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge.

La principale motivazione della sentenza risiederebbe nel fatto che, all’epoca del processo di primo grado il 14 gennaio del 2019, non fu riconosciuto il legittimo impedimento a comparire dell’ex vicepresidente del Senato, il quale avrebbe dovuto sottoporsi in quella data ad un delicato intervento chirurgico. Questo significa che si ripartirà da zero, con gli atti ritrasmessi al Tribunale di Bergamo. I legali di Calderoli avevano chiesto la prescrizione, ma la Suprema Corte ha ritenuto che i termini non siano maturati, in quanto tenendo conto della sospensione del procedimento per 1.071 giorni non si sarebbe ancora arrivati ai 7 anni e 6 mesi richiesti dalla legge.

Secondo la Cassazione, i giudici in primo grado avrebbero contraddetto la valutazione di un medico - direttore del dipartimento di Chirurgia dell’Istituto oncologico veneto, il quale riteneva indifferibile l’operazione all’imputato - senza un valido motivo e tralasciando di specificarlo negli atti. Quest’ultimo aspetto sarebbe stato tralasciato anche dalla Corte d’Appello di Brescia, motivo per cui è stata annullata anche la sentenza di secondo grado.

Nel 2019 l’esponente del Carroccio era stato condannato a 18 mesi di reclusione con pena sospesa, poi ridotta nel 2020 in Appello, per essersi riferito più volte con il termine «orango» alla Kyenge nel corso di un comizio a Treviglio. La difesa aveva invece chiesto l’assoluzione, definendo «tali tipi di metafora, oramai da tempo entrati nel costume sociale, non più percepiti come diffamatori, in quanto anche in ambito politico risultano piuttosto diffusi».

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