C’è poco da stare allegri o usare toni trionfalistici. Le ultime elezioni amministrative in Bergamasca dicono che i cittadini si stanno allontanando sempre più dalla politica, perfino da quella comunale, che li riguarda direttamente. L’affluenza alle urne complessiva è stata del 58 per cento, dieci punti più bassa della precedente tornata.
Occorre partire da qui per l’analisi del voto amministrativo che ha riguardato 14 Comuni bergamaschi, tutti sotto i quindicimila abitanti. Si è votato ad Almè, Borgo di Terzo, Cene, Cividate al Piano, Clusone, Colere, Fuipiano Valle Imagna, Gazzaniga, Mezzoldo, Oneta, Parzanica, Solto Collina, Sorisole e Valleve. Ma dei 36 mila elettori aventi diritto, alle urne ne è andata poco più della metà. Sintomo di una stanchezza e di una disaffezione dell’elettorato, che merita quantomeno una riflessione.
Ebbene, buona parte dei sindaci che si sono ricandidati è stata riconfermata. In tre Comuni peraltro il candidato era uno solo. Ma a fare un gran rumore è stata soprattutto la sconfitta della Lega nel suo storico feudo di Cene, in Valseriana. Non accadeva del 1990. Dopo 36 anni di amministrazioni leghiste ininterrotte, la candidata presentata all’ultimo momento dal Carroccio, Gaia Anselmi, è stata sconfitta da Roberto Radici.
La debacle, a dire il vero, era nell’aria. La Lega aveva faticato persino a comporre la lista, ma sarebbe stato peggio se non l’avesse presentata. Il sindaco uscente non si è ricandidato. E sei anni fa il centrodestra aveva vinto con soli 27 voti di scarto. Questioni locali, dunque, più che di partito. Ma di certo si tratta di un segnale preoccupante per il Carroccio.
Il segretario provinciale Fabrizio Sala non lo nasconde e parla di necessità di «una riflessione storica e politica». «La Lega territorialmente tiene in Bergamasca – dice -. Abbiamo vinto nettamente a Gazzaniga e Sorisole nonostante le azioni di disturbo degli ex leghisti. Ciò che è stato fatto dagli amministratori della Lega sul territorio è stato apprezzato dai cittadini. A Cene poi chi ha vinto ha ottenuto gli stessi voti di cinque anni fa. Vuol dire che i nostri non sono andati a votare».
Aver perso in uno dei paesi simbolo del leghismo è una brutta botta. Fa il paio con la sconfitta di Pontida di qualche tempo fa. La sensazione è che, dopo la morte di Umberto Bossi, il ciclo storico del Carroccio vada esaurendosi, complici le discutibili scelte del partito, lontane dalle richieste della base. La Lega di Matteo Salvini, con la sua linea orientata al nazionale e molto meno alla questione settentrionale, non piace agli stessi lumbard.
Questione d’identità. E di (…)