«Ragioni di legittimità». Si trincera dietro questa motivazione il presidente uscente della Provincia di Bergamo, Pasquale Gandolfi. Mercoledì 11 febbraio ha comunicato ai capigruppo di via Tasso che per l’elezione del nuovo presidente non ci saranno seggi distribuiti sul territorio provinciale. Bensì uno solo, alla Cittadella dello sport. Si voterà il 15 marzo e per giunta con orario ridotto. Non più dalle 8 alle 22 ma dalle 8 alle 20. Il giorno successivo (12 febbraio), con una lettera aperta ai sindaci, ha provato a precisare i motivi della sua scelta, ma di fatto confermando il fatto che a decidere sarebbero stati i tecnici, non lui.
E dire che il voto diffuso era stato chiesto, all’unanimità, dall’intero Consiglio provinciale, Pd e Gandolfi compresi. E dire che la Legge Delrio, datata 2014, consente sedi di voto decentrate. E dire che il voto delocalizzato è già stato effettuato regolarmente a Cremona, Como e Mantova. E dire che il prefetto di Bergamo, Luca Rotondi, aveva dato il suo via libera alle sedi diffuse, dopo aver chiesto un parere al ministero dell’Interno.
E invece no. Gandolfi – che è anche il presidente nazionale dell’Upi (l’Unione delle Province italiane) oltre che il candidato del Pd in Provincia – ha detto “no”. Basandosi sul parere di legittimità chiesto al segretario generale della Provincia, Immacolata Gravallese, con il supporto dell’Avvocatura: «La norma parla espressamente della fascia oraria dalle 8 alle 20 e di seggio unico», ha detto Gandolfi al Corriere.
Secondo Gravallese, con il voto diffuso ci sarebbe il rischio che le elezioni vengano invalidate, anche per questioni di criticità organizzativa e segretezza del voto. Piccolo problema (…)