di Nicola Magni
L’eurodeputato ed ex sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, analizza il momento dell’Unione tra guerre, dazi, competitività e futuro.
Un anno fa definiva l’Europa uno strumento indispensabile per affrontare le grandi sfide del nostro tempo. Alla luce degli sviluppi degli ultimi mesi, questa convinzione si è rafforzata oppure vede oggi nuove priorità?
«Quella convinzione non solo si è rafforzata, ma ha trovato conferme concrete. I dazi imposti da Trump ne sono un esempio emblematico: abbiamo potuto negoziarli in modo unitario proprio perché il commercio internazionale rientra tra le competenze dell’Unione. Se i dazi fossero stati applicati ai singoli Paesi, avremmo rischiato di ritrovarci divisi, gli uni contro gli altri, in una posizione di debolezza. Lo stesso ragionamento vale per la dimensione geopolitica: dalla guerra in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente, l’Europa avrebbe le risorse per far sentire la propria voce con autorevolezza. Ma finché la politica estera e la difesa resteranno saldamente nelle mani degli Stati membri, quella voce rimarrà frammentata e, in larga misura, inascoltata».
Quale dovrebbe essere il ruolo dell’Unione nello scenario internazionale attuale?
«Sui fronti di crisi e di conflitto, l’Europa potrebbe svolgere un ruolo diplomatico di primo piano. È nella sua stessa vocazione operare per la pace, anche attraverso gli strumenti della deterrenza quando necessario. Si tratta di un contributo che potrebbe rivelarsi decisivo. La competizione economica tra Usa e Cina pone sfide di diversa natura, ma non meno impegnative. In questo ambito, l’Unione dovrebbe fare pieno uso delle leve che già possiede per tutelare il tessuto industriale europeo, oggi sotto pressione crescente. I dazi americani hanno prodotto effetti tutto sommato gestibili; ben più preoccupante è l’offensiva commerciale della Cina, che avanza su tutti i fronti della manifattura, spesso vendendo sottocosto grazie a ingenti sussidi statali. Si tratta di concorrenza sleale e l’Europa deve affrontarla con ben maggiore determinazione».
Molti cittadini percepiscono l’Unione come un soggetto politico unitario. Quanto questa immagine corrisponde alla realtà?
«Meno di quanto si vorrebbe. Sul piano dei mercati, della regolamentazione, del mercato unico e della politica monetaria sono stati compiuti progressi significativi. Ma sul piano politico l’Europa resta profondamente frammentata (…)