C’è stato un momento, nella convulsa campagna elettorale dell’ultimo mese per le Provinciali, in cui pareva che Pasquale Gandolfi fosse a un passo dalla vittoria.
Poi complici gli errori suoi, gli orrori (politici s’intende) di taluni esponenti del Pd e soprattutto la mobilitazione in forze del centrodestra, l’ago della bilancia si è spostato dall’altra parte, per Gianfranco Gafforelli.
È la storia “segreta” dell’ultima gara elettorale, fatta di saliscendi e colpi di scena, che alla fine ha sancito la vittoria del centrodestra unito in via Tasso.
E dire che non più tardi del novembre scorso i giochi erano già fatti. Gandolfi aveva ancora il sostegno della coalizione Pd-Lega e Forza Italia e si apprestava a rivincere facilmente. Poi la vicenda di Caravaggio, provocata da un’impuntatura della segreteria provinciale del suo partito, il Pd, ha mandato in frantumi il giochino. Il centrodestra è tornato a rinsaldarsi e ha cercato un candidato alternativo, tutto suo: Gafforelli, appunto. Democristiano di Forza Italia e sindaco di Romano di Lombardia. Buono per azzurri, meloniani e leghisti.

Il recupero di Gandolfi
Alla presentazione della candidatura di Gafforelli, con un Pd ancora nel pallone, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia avevano un vantaggio numerico sulla carta di circa 7-8.000 punti ponderati. Sulla carta.
Sì perché Gandolfi, che è un politico esperto, non si è dato per vinto, anzi. Con la caparbietà che lo contraddistingue ha cominciato a lavorare, praticamente da solo, alla rimonta. Usando l’arguzia, ha sfruttato tutti i vantaggi della legge Delrio. Non è un caso che la stragrande maggioranza dei presidenti della Provincia venga rieletto. Perché quel ruolo in realtà (…)