Con l’arrivo delle prime giornate fresche cambia anche il comportamento di molti insetti. Tra ottobre e novembre, a Bergamo e provincia, può capitare di trovare numerose cimici sulle facciate esposte al sole, vicino alle finestre, nei sottotetti, nei garage o all’interno di capannoni e depositi agricoli. Tra le specie ormai diffuse in Lombardia c’è la cimice asiatica (Halyomorpha halys), insetto originario dell’Asia orientale arrivato in Italia poco più di un decennio fa. Il problema non riguarda soltanto il fastidio provocato dagli esemplari che entrano nelle abitazioni: durante la stagione vegetativa la cimice asiatica può causare danni anche a frutteti, orti e diverse colture agricole. L’autunno è quindi un periodo importante per riconoscerla e capire come comportarsi, soprattutto nelle zone rurali e periurbane della Bergamasca.
Perché ci sono più cimici tra ottobre e novembre
In autunno la cimice asiatica non entra nelle case perché attratta dal cibo. Sta cercando un luogo adatto in cui trascorrere l’inverno. Gli adulti tendono infatti ad aggregarsi e a cercare riparo in abitazioni, magazzini, autorimesse, capannoni, veicoli, imballaggi e altri ambienti protetti. Possono nascondersi anche nelle fessure dei muri, dietro persiane e serramenti o sotto cortecce sollevate. È per questo motivo che, nelle giornate autunnali ancora miti e soleggiate, può capitare di osservare decine di esemplari concentrati sulla stessa parete. Con l’abbassamento stabile delle temperature la loro attività diminuisce notevolmente. Gli adulti trascorrono quindi i mesi più freddi in una condizione di inattività per tornare a muoversi quando le temperature risalgono.
Come riconoscere la cimice asiatica
La cimice asiatica adulta misura circa 12-17 millimetri e presenta una colorazione marrone-grigiastra dall’aspetto marmorizzato. Alcuni particolari permettono di distinguerla dalle specie autoctone con cui può essere confusa. Le antenne presentano caratteristiche bande chiare, mentre lungo il margine dell’addome si alternano zone bianche e scure. Non punge le persone e non rappresenta normalmente un pericolo per chi vive in casa. Se disturbata o schiacciata, però, può liberare il caratteristico odore sgradevole tipico delle cimici. La situazione è diversa nell’orto o nel frutteto, dove il suo apparato boccale pungente-succhiante viene utilizzato per alimentarsi sui tessuti vegetali.
Quali piante può danneggiare
Halyomorpha halys è particolarmente problematica proprio perché riesce ad alimentarsi su numerose specie. Tra le colture maggiormente interessate ci sono diversi alberi da frutto, ma la cimice può frequentare anche ortaggi e altre piante coltivate o spontanee. Inserendo il proprio apparato boccale nei tessuti, sottrae succhi vegetali e può provocare alterazioni sui frutti. I danni possono tradursi in deformazioni, macchie, aree necrotiche e perdita della qualità commerciale del raccolto. Non a caso la specie è diventata negli anni una delle problematiche fitosanitarie seguite con maggiore attenzione nel Nord Italia. Il problema autunnale, tuttavia, è leggermente diverso. Con l’avvicinarsi dell’inverno gli adulti abbandonano progressivamente le colture e cercano luoghi protetti dove sopravvivere fino alla stagione successiva.
Cimici in casa: cosa fare
Quando gli esemplari sono già entrati in casa è preferibile non schiacciarli. Possono essere raccolti oppure aspirati e successivamente rimossi. Molto più efficace, però, è lavorare sulla prevenzione. Tra settembre e ottobre conviene verificare lo stato di zanzariere, infissi, cassonetti delle tapparelle e piccole aperture attraverso le quali gli insetti potrebbero raggiungere gli ambienti interni. Particolare attenzione va riservata alle stanze poco utilizzate, ai solai, ai sottotetti e alle autorimesse. Nelle aziende agricole lo stesso principio riguarda capannoni, depositi e locali di servizio, che possono offrire alla cimice numerosi punti adatti allo svernamento.
Nell’orto e nel frutteto serve una strategia diversa
In presenza di un numero consistente di cimici sulle colture, intervenire soltanto sugli esemplari visibili può essere poco efficace. È più utile ragionare sulla pressione complessiva dell’insetto e sul momento della stagione. Le reti antinsetto, ad esempio, costituiscono uno degli strumenti fisici utilizzabili per ridurre l’accesso degli insetti alle colture quando vengono installate correttamente. Un’altra possibilità è rappresentata dai sistemi di cattura basati su attrattivi specifici. In questo caso il posizionamento è particolarmente importante: una trappola attrattiva collocata male potrebbe concentrare gli insetti proprio vicino alle piante che si desidera proteggere. Esistono sistemi progettati per la cattura massale destinati soprattutto a superfici agricole o aree sufficientemente ampie. Un esempio è la trappola per cattura massale della cimice asiatica Totem Trap, che utilizza attrattivi specifici per Halyomorpha halys e deve essere installata rispettando adeguate distanze dalle colture. Non si tratta quindi semplicemente di collocare una trappola accanto all’albero maggiormente infestato: distanza, superficie interessata e posizione rispetto alle colture sono elementi che incidono sul risultato.
Ottobre è anche il momento per pensare all’anno successivo
Vedere le cimici che si raccolgono sui muri in autunno può sembrare un problema limitato alla stagione fredda. In realtà quegli stessi individui stanno cercando di superare l’inverno per tornare attivi in primavera. Gli adulti sono infatti in grado di resistere anche a temperature inferiori allo zero quando trovano un ambiente adatto allo svernamento. Con il ritorno di temperature sufficientemente miti abbandonano i rifugi e si spostano nuovamente verso la vegetazione. Ridurre il numero degli esemplari che trovano riparo nelle strutture e programmare per tempo le strategie di protezione delle colture può quindi aiutare ad affrontare con maggiore consapevolezza la stagione successiva.
La lotta biologica alla cimice asiatica in Lombardia
Negli ultimi anni anche la Regione Lombardia ha lavorato sul controllo biologico di Halyomorpha halys attraverso il Trissolcus japonicus, conosciuto come vespa samurai. Si tratta di un piccolo antagonista naturale capace di parassitizzare le uova della cimice asiatica. I programmi regionali hanno previsto diversi siti di rilascio e successive attività di monitoraggio per valutarne l’insediamento e la capacità di contribuire al contenimento della specie. È un esempio di quanto la gestione della cimice asiatica sia un problema complesso, che difficilmente può essere risolto con un singolo intervento.
Cosa controllare in giardino prima dell’inverno
Per chi vive a Bergamo e provincia, ottobre e novembre possono essere sfruttati per un ultimo controllo degli spazi esterni prima dell’arrivo del freddo. Conviene osservare le zone maggiormente esposte al sole, controllare infissi e pertugi degli edifici, verificare eventuali concentrazioni di insetti vicino a magazzini o depositi e monitorare le colture ancora presenti nell’orto. In caso di infestazioni agricole importanti è invece opportuno impostare gli interventi sulla base delle caratteristiche della coltura e delle indicazioni tecniche aggiornate, evitando trattamenti indiscriminati. La cimice asiatica è ormai una presenza consolidata in Lombardia. Conoscerne il comportamento autunnale è il primo passo per gestirla meglio: proprio quando sembra abbandonare orti e frutteti, l’insetto sta in realtà preparando la propria sopravvivenza fino alla primavera successiva.