Contenuto promozionale

Cinque per mille: cosa sapere prima di firmare e come scegliere a chi destinarlo

La dichiarazione dei redditi è un momento in cui molte persone, oltre a fare i conti con tasse e detrazioni, si trovano davanti a una decisione che ha poco a che fare con il bilancio personale: a quale ente destinare il proprio 5 per mille. Una scelta gratuita, che non incide sul portafoglio, ma che ogni anno muove oltre mezzo miliardo di euro verso il Terzo Settore. Capire come funziona davvero questo strumento aiuta a non firmare a caso e a fare in modo che il proprio contributo arrivi dove si vuole che arrivi.

Cinque per mille: cosa sapere prima di firmare e come scegliere a chi destinarlo

Cos’è il 5 per mille, in poche righe

Il 5 per mille è una quota dell’IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, che il contribuente può scegliere di destinare a un ente del Terzo Settore, a una struttura di ricerca, a un’associazione sportiva dilettantistica o al proprio comune di residenza. Non è una donazione: si tratta di soldi che lo Stato preleva comunque dalle tasse e che, in assenza di scelta, restano nelle casse pubbliche. La firma sulla dichiarazione dei redditi serve unicamente a indirizzare quella quota verso un ente specifico.

Tre firme, tre destinazioni diverse: 5×1000, 8×1000 e 2×1000

Nella sezione della dichiarazione dedicata alle scelte fiscali compaiono tre riquadri distinti, spesso confusi tra loro. Vale la pena chiarire le differenze, perché si possono compilare tutte e tre senza che una escluda l’altra.

  • L’8 per mille riguarda una quota più consistente dell’IRPEF e può essere assegnata allo Stato oppure a una delle confessioni religiose riconosciute (Chiesa Cattolica, Tavola Valdese, Unione delle Comunità Ebraiche e altre).
  • Il 5 per mille è destinato a enti del Terzo Settore, come VIDAS ODV, ricerca scientifica e sanitaria, associazioni sportive dilettantistiche, attività di tutela dei beni culturali, aree protette e Comuni.
  • Il 2 per mille è riservato al finanziamento dei partiti politici iscritti in un apposito elenco.

Le tre scelte sono indipendenti e non comportano alcun costo aggiuntivo. Chi non firma in nessuna casella vede la propria quota IRPEF rimanere allo Stato, che la utilizza secondo i criteri ordinari di bilancio.

Quanto vale, in concreto, una firma

L’importo destinato dipende dall’IRPEF netta di ciascun contribuente: basta moltiplicare il reddito imponibile per 0,005. Su un reddito di 25.000 euro si ottengono circa 125 euro; su 40.000 euro si sale intorno ai 200 euro.

I dati ufficiali aiutano a inquadrare meglio il fenomeno. Secondo l’analisi pubblicata dall’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica nel 2026, l’importo complessivo erogato per il 5 per mille nel 2025, relativo ai redditi 2024, è stato di 525 milioni di euro, ripartito tra oltre 90.000 enti accreditati. La media per singola firma si è attestata sui 34 euro circa, con differenze significative tra le categorie: gli enti che si occupano di ricerca sanitaria ricevono mediamente importi più alti rispetto, ad esempio, alle associazioni sportive dilettantistiche.

Presi singolarmente, sono cifre modeste. Moltiplicati per milioni di contribuenti, fanno la differenza tra l’avvio di un progetto e la sua impossibilità.

Come scegliere a chi destinarlo: tre criteri utili

Davanti a un elenco di oltre 90.000 enti accreditati, la scelta non è banale. Alcuni criteri pratici aiutano a orientarsi, senza fermarsi al primo nome che compare in una pubblicità di aprile.

Trasparenza e rendicontazione

La normativa italiana impone a tutti gli enti che ricevono il 5 per mille di redigere, entro 12 mesi dall’accredito, un rendiconto dettagliato che indica come sono state utilizzate le somme. Per i contributi pari o superiori a 20.000 euro scatta anche l’obbligo di pubblicazione del rendiconto sul sito dell’organizzazione e di trasmissione al Ministero del Lavoro. Verificare se un ente pubblica regolarmente i propri rendiconti è il modo più diretto per valutarne la trasparenza e l’abitudine a rendere conto del proprio operato.

Coerenza tra missione dichiarata e attività concrete

Le finalità statutarie descrivono cosa un ente intende fare; i bilanci sociali e le relazioni annuali mostrano cosa fa davvero. Confrontare questi due livelli aiuta a capire se l’organizzazione impiega le risorse sulle attività dichiarate o se le disperde in costi di struttura sproporzionati. Anche la presenza di organi di controllo indipendenti e di revisori esterni è un indicatore di solidità.

Impatto territoriale e continuità nel tempo

Un’organizzazione radicata sul territorio, con anni di attività documentata, offre più garanzie di una realtà recente e poco conosciuta. Questo non significa escludere i progetti più recenti, ma applicare loro criteri di valutazione più stringenti. Vale la pena anche domandarsi se il proprio contributo possa avere un effetto visibile dove si vive o nelle zone limitrofe: il 5 per mille può essere uno strumento di solidarietà nazionale, ma può anche rafforzare reti di cura e assistenza vicine a casa.

Un esempio concreto: VIDAS e le cure palliative gratuite in Lombardia

Tra le organizzazioni lombarde che ricevono il 5 per mille per finalità sanitarie e socio-assistenziali figura VIDAS, ente del Terzo Settore con sede a Milano attivo dal 1982 nell’assistenza ai malati inguaribili. L’organizzazione si occupa di cure palliative gratuite per adulti e bambini, sia a domicilio sia in due strutture hospice, con un’équipe multidisciplinare che comprende medici, infermieri, psicologi, fisioterapisti, assistenti sociali e volontari.

Il bacino di intervento è prevalentemente lombardo, ma la struttura pediatrica di Milano accoglie pazienti provenienti da diverse province della regione e anche da fuori. VIDAS pubblica annualmente il rendiconto del 5 per mille e il bilancio sociale, due strumenti che permettono a chi sceglie di destinare il proprio contributo di verificare come vengono impiegate le risorse. Chi vuole approfondire può consultare la pagina informativa dedicata al 5 per mille di VIDAS, dove sono riportati il codice fiscale dell’organizzazione e le istruzioni per la destinazione.

Le scadenze da tenere a mente

Il calendario del 5 per mille segue quello della dichiarazione dei redditi. Il 30 settembre è il termine ultimo per la presentazione del modello 730, sia nella versione ordinaria sia in quella precompilata, tramite CAF, professionista o invio diretto. Il 2 novembre è invece la scadenza per la presentazione del Modello Redditi Persone Fisiche. Chi non è tenuto alla dichiarazione, come molti pensionati e lavoratori dipendenti con sola Certificazione Unica, può comunque destinare il proprio 5 per mille compilando la scheda allegata alla CU e consegnandola in busta chiusa presso un ufficio postale, un CAF o un intermediario abilitato, entro il 2 novembre In caso di dubbi è sempre possibile rivolgersi al proprio commercialista o a un Centro di Assistenza Fiscale: la compilazione della sezione 5 per mille è gratuita anche tramite questi canali.

Una firma piccola, un effetto cumulativo grande

Trentaquattro euro di media non cambiano da soli un servizio sanitario o un progetto di ricerca. Sommati a centinaia di migliaia di altre firme, sì. Il 5 per mille è uno degli strumenti più semplici a disposizione di chi vuole indirizzare una piccola parte delle proprie tasse verso cause concrete, senza spendere un centesimo in più. La differenza non la fa l’atto in sé, ma la consapevolezza con cui si compie: un’informazione in più sull’ente, una verifica rapida sulla rendicontazione, e quella firma sul 730 smette di essere un gesto automatico per diventare una scelta informata.