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Empatia, cos’è davvero e come svilupparla

Empatia, cos’è davvero e come svilupparla
Idee & Consigli 13 Maggio 2022 ore 07:00

La parola empatia ha origine dal greco antico. È composta dal prefisso “en”, tradotto in italiano con la preposizione “in”, e dalla parola “patia”, che in questo contesto indica il percepire affetti, sentimenti oppure passioni. L’empatia può essere resa in italiano con l’espressione “sentire dentro”.

In una parola, il significato dell’empatia sta nell’immedesimazione che una persona prova nei confronti di un’altra persona. Tra i diversi sinonimi dell’empatia ci possono essere l’identificazione, la compartecipazione e anche la comprensione, quando è profonda. Insomma, se gli stati d’animo degli altri ci arrivano in modo talmente vivido da sembrare nostri, ecco che stiamo provando empatia.

Quanti tipi di empatia esistono?

Cosa è l’empatia esattamente? Sembra che ci siano diversi tipi di empatia, e dunque di capacità di immedesimarsi nell’altro, restituendo e facendo comprendere all’altra persona quanto si è percepito.

Esiste l’empatia positiva, che permette a chi la prova di sentire pienamente la gioia provata da altri. Parliamo di empatia emozionale quando l’immedesimazione con l’altra persona accade anche in contesti culturali molto distanti dal proprio. Possiamo quindi parlare di empatia comportamentale quando siamo in grado di comprendere i comportamenti, e le loro cause, anche in culture diverse dalla propria.

L’empatia è una condizione che per sua stessa natura è capace di attraversare culture lontane nello spazio e nel tempo. Tra le frasi più pregnanti che indicano questa condizione, possiamo ricordarne una del Dalai Lama: “Se tu vuoi che le altre persone siano felici, esercita la compassione. Se tu vuoi essere felice, esercita la compassione”.

Anche il poeta irlandese William Butler Yeats è riuscito a definire, con poche parole, l’empatia: “Se quanto dico risuona nel tuo interno, è perché entrambi siamo rami dello stesso albero”.

Perché si prova empatia?

L’empatia, questa capacità di ascoltare profondamente i pensieri e gli stati d’animo altrui, può essere considerata una “competenza emotiva”, che si completa quando la persona empatica fa comprendere all’interlocutore che si è immedesimato, che può capirlo e comprenderlo realmente.

Il provare empatia ha una funzione sociale estremamente importante se non vitale. Fin dalla nascita infatti il rapporto tra figli e genitori, e per estensione un po’ tutto il rapporto con il nucleo familiare nelle diverse generazioni, si basa sulla capacità della madre e del padre di sentire i bisogni del figlio, di farsene carico e di risolverli.

La componente neurologica dell’empatia è determinata dai cosiddetti neuroni a specchio, che permettono al nostro cervello di entrare in connessione con il cervello dell’altra persona. È stata infatti riconosciuta la loro partecipazione alla comprensione e al riconoscimento dei comportamenti non verbali e verbali delle persone.

L’empatia è poi forse una componente dell’intelligenza emotiva, e in questa ottica la sua funzione può essere legata all’autocontrollo e alla regolazione emotiva. La sua utilità sociale è stata riconosciuta in Danimarca, stato nel quale l’empatia è una materia d’insegnamento, per migliorare il rapporto tra insegnanti e alunni.

 

Che significa quando una persona è empatica?

Una persona può essere definita empatica quando ha tre abilità. La prima abilità consiste nel sapere decodificare gli stati emotivi dell’altra persona, mentre la seconda abilità risiede nell’assumere la prospettiva e il ruolo di chi si ha di fronte. Queste due abilità appartengono alla sfera cognitiva.

C’è poi una terza abilità, che consiste nella capacità della persona empatica di rispondere in termini affettivi alle emozioni vissute e provate dagli altri. Queste tre componenti dell’empatia si devono a Norma Feshbach, psicologa americana.

Come si fa a capire se una persona è empatica?

Possiamo capire di essere di fronte ad una persona empatica tenendo conto di diversi aspetti. Innanzitutto l’essere donna sembra essere una condizione che facilita l’essere empatici: da diversi studi si è evidenziato come l’universo femminile sia più portato alla condivisione, rispetto alla controparte maschile.

Gli individui empatici hanno la capacità di percepire le emozioni altrui anche se le persone non sono fisicamente vicine. Questa percezione degli stati d’animo altrui si verifica a patto che ci sia un forte legame tra le due persone. Chi prova empatia sembra essere in grado di captare gli stati emotivi altrui senza la necessità della parola o indizi per così dire oggettivi.

Questo assumere su di sé le emozioni di altre persone, vissute come se fossero proprie, fa sì che la persona empatica si caratterizzi nell’avere molta stanchezza anche senza cause apparentemente tangibili. Le persone empatiche sono infine considerate spesso eccessivamente sensibili e tendono a spendersi molto per gli altri, fino ad apparire fin troppo buone.

 

Come si fa ad entrare in empatia?

La predisposizione empatica è generalmente innata. Le persone si accorgono di essere empatiche, per così dire, e decidono di seguire o meno questo tratto della loro identità. Tuttavia è possibile allenarsi all’empatia o svilupparla.

Come primo passo è fondamentale essere umili, dimostrando e vivendo curiosità e apertura nei confronti del prossimo, così da esercitare un ascolto attivo. Accanto all’umiltà e all’apertura dovremmo esercitarci a fare introspezione, ascoltando le nostre emozioni e cercando di capire il perché delle nostre azioni, o mancate azioni. Senza pregiudizi.

L’apertura va esercitata non solo nei confronti di noi stessi, ma anche nei confronti di realtà che non conosciamo. Viene spesso detto ma forse ancora poco praticato, ma l’uscire dalla propria comfort zone per incontrare nuove persone e nuove abitudini è un altro passo verso lo sviluppo dell’attitudine empatica.

E chiedere, sempre. Impariamo a chiedere agli altri come si sentono, che sensazioni provano. Chiedere per ascoltare, non per sopraffare l’altro con la propria opinione. Chiedere per accogliere, così da entrare in effettiva sintonia con l’altra persona e avviare finalmente un dialogo che nutra entrambi.

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