I falsi miti sulla protezione solare che mettono a rischio la pelle

I falsi miti sulla protezione solare che mettono a rischio la pelle

Durante l’estate si moltiplicano le occasioni in cui si è esposti al sole: basta trascorrere una giornata in spiaggia, fare sport all’aperto o semplicemente uscire per una passeggiata durante il giorno. Proteggere la pelle dagli effetti negativi di troppo sole e dai danni permanenti causati dai raggi UV deve diventare, quindi, una priorità: ecco alcuni falsi miti sulla protezione solare importanti da sfatare.

Il primo, tra i più duri a morire, è che le pelli scure non hanno bisogno di protezione. È vero che pelli come quelle olivastre hanno una maggiore concentrazione di melanina e che ciò esercita una naturale protezione contro i raggi solari. È altrettanto vero, però, che la melanina in più non protegge dai danni a lungo termine di una scorretta esposizione come soprattutto il foto-invecchiamento e il rischio aumentato di sviluppare melanomi. Anche la pelle scura, insomma, va protetta con la stessa cura e la stessa attenzione che si riserva alla pelle chiara. Il segreto è scegliere la protezione solare più adatta alla propria tipologia di pelle: siti come Pinalli.it offrono molte alternative tra cui trovare qualcosa di veramente adeguato al proprio fototipo è tutto tranne che difficile.

Proteggersi sempre, non soltanto i primi giorni

Per ragioni simili a quelle appena elencate, perché più melanina non significa automaticamente più protezione dai raggi UV, altro falso mito importante da sfatare è che la protezione solare serve solo all’inizio e dopo i primi giorni di mare si possono lasciare a casa creme, stick, spray e simili. Proteggersi dal sole è una buona abitudine che, gli esperti raccomandano, si dovrebbe mantenere anche in città: figuriamoci al mare o in piscina e tutte le volte in cui ci si espone volontariamente.

La protezione solare va riapplicata

La protezione solare andrebbe applicata già a casa o comunque mezz’ora prima di esporsi al sole e, soprattutto, andrebbe riapplicata ogni due ore. Tra le credenze più dure a morire sull’abbronzatura c’è proprio che una sola applicazione basta, soprattutto se si tratta di una crema solare con SPF alto (50+). In realtà i movimenti, il sudore, lo sfregamento con i vestiti, i bagni se ci si trova al mare o in piscina fanno diminuire progressivamente l’efficacia della protezione solare che va sempre riapplicata sul corpo dopo un certo periodo di tempo.

Attenzione al fattore di protezione

Appena citato, il fattore di protezione (Sun Protection Factor) è uno degli argomenti che più si prestano a cattive interpretazioni parlando di abbronzatura e salute della pelle. A volte sono i brand ad alimentare falsi miti associando indebitamente un SPF più alto a una maggiore efficacia dei solari: in realtà l’ultima dipende da molti altri aspetti quali la natura dei filtri, la texture del prodotto, la modalità di applicazione. Una crema solare SPF 50 è semplicemente una crema solare che filtra il 98% dei raggi UVB (lasciando passare i restanti 1/50, da cui il nome): utilizzarla non vuol dire che si è completamente a riparo dai danni del sole, né tantomeno che ci si può esporre senza altre accortezze come evitare le ore più calde della giornata.

Stare all’ombra non basta

La salute della pelle in estate, del resto, è garantita oltre che dai prodotti giusti anche dalle giuste abitudini. Tra gli altri falsi miti importanti da sfatare, per esempio, c’è che stando all’ombra si può evitare di applicare la crema: stare sotto l’ombrellone è una buona abitudine, senza dubbio, ma difende più dai colpi di calore e da scottature e simili che dai danni del sole sulla pelle.