C’è un filo che unisce Bergamo al Nord Africa e che passa per le aule dell’Accademia Carrara, per Lovere, per i corsi di disegno e per una generazione di pittori che, tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, decise di partire per vedere di persona luoghi che fino ad allora aveva conosciuto soprattutto attraverso i libri e la pittura. Sono quattro artisti bergamaschi: Luigi Brignoli, Giorgio Oprandi, Romualdo Locatelli ed Ernesto Quarti Marchiò. Non formarono una vera e propria scuola e seguirono strade molto diverse, ma ebbero in comune la formazione ricevuta a Bergamo e, soprattutto, il desiderio di portare sulla tela un mondo lontano.
Dalle scuole d’arte all’Accademia Carrara
A Bergamo, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, il percorso di molti giovani che volevano diventare pittori passava dai corsi di disegno e dalle scuole d’arte fino all’Accademia Carrara, dove per decenni insegnò Ponziano Loverini. Anche Brignoli, Oprandi, Locatelli e Quarti Marchiò si formarono in questo ambiente, studiando alla Carrara sotto la guida di Loverini.
Per alcuni di loro il primo contatto con l’arte era arrivato ancora prima. Giorgio Oprandi, nato a Lovere nel 1883, aveva frequentato da bambino i corsi di disegno dell’Accademia Tadini, per poi proseguire alla Scuola d’arte applicata all’industria di Bergamo, oggi Scuola Andrea Fantoni, e infine all’Accademia Carrara.
È proprio in questo ambiente bergamasco che maturano percorsi destinati a portarli, a distanza di pochi anni, verso il Nord Africa. Un interesse nato da esperienze personali differenti, ma che trova nella formazione ricevuta a Bergamo un importante punto di partenza.
Brignoli e Oprandi, da Bergamo a Biskra
Luigi Brignoli è tra i primi a partire. Nel 1922 si reca in Algeria, a Biskra, dove trascorre diversi mesi a dipingere insieme a Giorgio Oprandi. Ha già quarant’anni ed è un pittore affermato, conosciuto per i ritratti e i paesaggi di tradizione lombarda.
L’anno successivo Brignoli raggiunge la Tunisia e, al ritorno, porta a Bergamo i lavori realizzati durante il viaggio, esponendoli al Circolo Artistico Bergamasco. L’esperienza africana diventa così una parte importante della sua produzione. Brignoli guarda alla luce, ai colori e al paesaggio nordafricano senza abbandonare quell’attenzione al vero che aveva caratterizzato il suo lavoro precedente.
Negli anni successivi sarà conosciuto anche come «Brignoli l’Africano». Nel 1927 viene chiamato a insegnare pittura e a dirigere la scuola dell’Accademia Carrara, succedendo a Loverini, che aveva lasciato l’incarico l’anno precedente.
Giorgio Oprandi, il pittore che fece del viaggio una parte della sua arte
Per Oprandi, invece, il viaggio africano rappresenta l’inizio di un’esperienza molto più lunga. Dopo il primo soggiorno in Algeria, negli anni successivi attraversa Egitto, Eritrea, Libia, Somalia e Palestina. Nel 1925, in Egitto, viene inoltre incaricato da re Fuad I di decorare una sala del palazzo di Ras el Tin ad Alessandria con dodici pannelli dedicati a Mohammed Alì il Grande.
Oprandi viaggia con tele e colori e arriva a utilizzare un originale veicolo a motore, la celebre «casa viaggiante», attrezzata anche come abitazione. Si ferma a dipingere i luoghi e le persone che incontra, trasformando il viaggio in una parte integrante del proprio lavoro.
Nel 1927, dopo un lungo soggiorno in Eritrea, espone le sue opere al Museo Coloniale di Roma in una mostra personale dedicata all’esperienza africana. Le fonti riportano un numero di opere particolarmente alto, tra 168 e 170, a testimonianza della vastità della produzione realizzata durante questi viaggi.
Il successo di Oprandi va inserito anche nel particolare interesse che l’Italia dell’epoca riservava ai territori coloniali e alle immagini che ne raccontavano paesaggi e abitanti. Il suo lavoro entra infatti nel circuito delle principali esposizioni d’arte coloniale degli anni Trenta, da Anversa a Parigi, fino alle mostre di Roma e Napoli.
Locatelli e Quarti Marchiò: altri due bergamaschi verso l’Africa
Qualche anno dopo, nel 1927, sono altri due giovani bergamaschi a partire per l’Africa: Romualdo Locatelli ed Ernesto Quarti Marchiò. Entrambi hanno frequentato la Scuola d’arte applicata Andrea Fantoni e l’Accademia Carrara, dove sono stati allievi di Loverini.
A Gabès, in Tunisia, Quarti Marchiò trova una fonte importante per la sua pittura. Mercati, figure, paesaggi e scene di vita diventano soggetti di numerosi dipinti e bozzetti. L’esperienza africana, però, non rimane uguale nel tempo. Negli anni successivi torna più volte in Africa e la sua pittura segue nuove direzioni, mantenendo comunque un legame con i soggetti e le impressioni raccolte durante i viaggi.
Per Locatelli, invece, l’Africa rappresenta una delle tappe di un percorso molto più lungo. La sua passione per il viaggio lo porterà anche in Sardegna, Abruzzo e Toscana, prima del trasferimento a Roma. Nel 1939 parte per Giava e raggiunge poi Bali, dove ottiene un importante successo e sviluppa quella produzione orientale per la quale sarà ricordato anche in seguito.
La sua pittura si avvicina anche al gusto del «Mooi Indie», sviluppatosi nelle Indie orientali olandesi. In seguito si trasferisce a Manila, nelle Filippine, dove continua a lavorare fino agli anni della guerra. Durante l’occupazione giapponese scompare nel febbraio del 1943 e da allora non si avranno più notizie certe di lui.
Quattro pittori, una storia bergamasca
Guardati insieme, questi quattro pittori raccontano anche una parte della storia artistica di Bergamo. Brignoli apre una strada che altri giovani bergamaschi seguiranno; Oprandi ne fa quasi il centro della propria carriera; Quarti Marchiò trasforma l’esperienza africana all’interno di un percorso pittorico più ampio; Locatelli, invece, continua a viaggiare fino all’Estremo Oriente.
La mostra Dalle Orobie al Maghreb, organizzata all’Atelier del Tadini di Lovere nel 1999, li ha riuniti proprio sotto il nome di «orientalisti bergamaschi». Il titolo della mostra è significativo, ma non deve far pensare all’esistenza di una vera e propria scuola: i quattro ebbero percorsi, interessi e sviluppi artistici differenti.
Più che una scuola, è una storia fatta di incontri, amicizie, maestri e partenze. Una storia che parte dalle scuole d’arte di Bergamo e Lovere e arriva fino all’Algeria, alla Tunisia, all’Eritrea e, nel caso di Locatelli, alle Indie orientali e alle Filippine.
Quattro percorsi diversi, dunque, ma con un punto di partenza comune: Bergamo. Da qui partirono per cercare altrove nuovi soggetti, nuove luci e nuovi paesaggi, portando con sé la formazione ricevuta nelle scuole e nelle accademie della città.
Per approfondire
Dalle Orobie al Maghreb. Gli orientalisti bergamaschi. Luigi Brignoli, Romualdo Locatelli, Giorgio Oprandi, Ernesto Quarti Marchiò, catalogo della mostra, Atelier del Tadini, Lovere, 1999. Il catalogo della mostra si riferisce all’esposizione del 25 aprile–29 agosto 1999.
Luigi Brignoli, Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani.
Giorgio Oprandi – biografia, opere e produzione artistica, AcquistoArte.it.
Fernando Rea, Romualdo Locatelli 1905-1943, catalogo della mostra, Sala Camozzi della Provincia, Bergamo, 13 settembre–2 ottobre 2003.