Infortuni calcistici: sia in serie A sia nell’amatoriale, i più comuni

Infortuni calcistici: sia in serie A sia nell’amatoriale, i più comuni

A marzo 2026 ci sono nomi prestigiosi dell’Atalanta fermi per infortuni: Giorgio Scalvini, alle prese con un infortunio al ginocchio, Raspadori che combatte con il flessore sinistro, Charles De Ketelaere con problemi al menisco destro ed Ederson con un fermo per l’infiammazione del menisco.

Le attività sportive espongono, inevitabilmente, al rischio di farsi male soprattutto quando si praticano per agonismo e si è disposti a tutto pur di conquistare la palla.

Lo stop del menisco

Tra gli infortuni che più spesso mettono in pausa un calciatore c’è quello al menisco. Non è raro vederlo comparire nei report medici delle squadre di Serie A, ma è altrettanto diffuso sui campi di provincia.

La rottura del menisco può arrivare in modi diversi: una torsione improvvisa del ginocchio, un contrasto con l’avversario, oppure un movimento apparentemente banale durante una fase di gioco. Nel calcio, dove i cambi di direzione sono continui, il ginocchio è sottoposto a sollecitazioni importanti.

Negli ultimi anni il tema è diventato familiare anche al grande pubblico. I casi che coinvolgono calciatori professionisti fanno notizia, ma situazioni analoghe si registrano ogni weekend nei campionati dilettantistici.

Quando si verificano problemi di questo tipo, la valutazione passa naturalmente attraverso professionisti con esperienza nel settore ortopedico e sportivo. Tra i nomi di riferimento c’è il Dr. Daniele Caviglia, specialista che da anni si occupa di patologie del ginocchio e traumatologia sportiva.

Problemi ai flessori

Se il menisco riguarda soprattutto il ginocchio, i muscoli posteriori della coscia (i cosiddetti flessori) rappresentano un’altra zona critica per chi gioca a calcio.

Gli stop per problemi muscolari sono tra i più frequenti nelle squadre professionistiche. Gli scatti improvvisi, le accelerazioni e le frenate mettono sotto pressione questa catena muscolare.

Capita spesso agli attaccanti o agli esterni offensivi, cioè ai giocatori che lavorano maggiormente sulla velocità. Un fastidio iniziale, magari avvertito durante un allungo. Poi l’inevitabile stop.

Nel calcio dilettantistico la dinamica non è molto diversa. Allenamenti meno frequenti, preparazione atletica non sempre costante e terreni di gioco irregolari possono aumentare il rischio.

Distorsioni al ginocchio

Un’altra voce ricorrente nelle cronache sportive è la distorsione al ginocchio. Non sempre comporta danni strutturali importanti, ma può comunque richiedere settimane di stop. La scena è familiare: contrasto a centrocampo, piede che resta ancorato al terreno mentre il corpo ruota. Il ginocchio subisce una torsione innaturale. Il giocatore resta a terra.

Nel calcio professionistico ogni episodio viene analizzato nel dettaglio con esami strumentali e controlli immediati. Nei campi amatoriali, invece, spesso il primo segnale è semplicemente il dolore che non passa dopo la partita.

La caviglia esposta nei contrasti

La caviglia è probabilmente l’articolazione che più spesso entra in contatto diretto con gli avversari. Tacchetti, contrasti in scivolata, cambi di direzione su terreni irregolari. Le distorsioni alla caviglia sono praticamente all’ordine del giorno nei campionati dilettantistici. Nei professionisti la frequenza è ridotta da preparazione atletica e prevenzione, ma non scompare. Molti infortuni arrivano nelle fasi più intense del gioco: un recupero difensivo, una chiusura in scivolata, un contrasto sulla fascia.

Negli ultimi anni il calcio ha visto crescere l’attenzione verso la medicina sportiva e la traumatologia ortopedica. I club professionistici investono sempre di più in prevenzione, monitoraggio e recupero degli atleti.