Turismo dentale in Albania: cosa dicono davvero i pazienti italiani che ci sono già andati

Un fenomeno da 500 milioni di euro che coinvolge 200mila persone l'anno. Tra chi torna soddisfatto e chi ci rimette di più, la vera storia è più complicata — e più interessante — di come la raccontano i social

Turismo dentale in Albania: cosa dicono davvero i pazienti italiani che ci sono già andati

Partiamo da un dato che dice molto sul sistema sanitario italiano prima ancora di parlare di Albania. Secondo l’indagine Altroconsumo condotta nel 2024 su oltre mille cittadini, un italiano su cinque ha cancellato o rimandato le cure dentali negli ultimi due anni per motivi economici. Tre su dieci non vanno regolarmente dal dentista, nella maggior parte dei casi per lo stesso motivo. La copertura pubblica per le cure odontoiatriche vale 85 milioni di euro l’anno, circa lo 0,07% della spesa sanitaria pubblica totale: praticamente zero, per un paese che nel 2024 ha visto le sue famiglie spendere oltre 10 miliardi di euro dal dentista di tasca propria.

È in questo contesto — non per moda, non per avventura — che oltre 200.000 italiani nel 2024 hanno fatto le valigie per curarsi i denti all’estero. E tra tutte le destinazioni possibili, quella che ha registrato la crescita più esplosiva è l’Albania: circa 50.000 italiani l’anno, secondo i dati citati dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) e ripresi dal Sole 24 Ore. Un flusso che, stima ItaliaOggi, vale complessivamente più di 500 milioni di euro di spesa sanitaria italiana che ogni anno varca l’Adriatico.

Chi va, e perché

Il profilo del paziente che sceglie Tirana è cambiato nel tempo. Se fino a qualche anno fa erano prevalentemente persone a reddito basso o in difficoltà economica, oggi il fenomeno coinvolge fasce sempre più ampie della popolazione. I dati di settore riportano un’età media dei pazienti italiani scesa da 58 anni nel 2021 a 47 nel 2025, con una quota crescente di professionisti e famiglie a reddito medio che si trovano a fare un calcolo razionale davanti a preventivi da 8, 10, 15mila euro.

La matematica è semplice: un impianto dentale singolo che in Italia oscilla tra 1.200 e 1.800 euro viene eseguito a Tirana, nelle cliniche più attrezzate, intorno ai 300 euro con materiali premium europei. Una riabilitazione completa All-on-4 che in Italia supera i 12.000 euro per arcata si trova in Albania tra i 3.000 e i 5.000. Aggiungendo volo low-cost da Bergamo Orio al Serio — con i collegamenti diretti ormai quotidiani — e qualche notte in hotel, il risparmio netto supera nel peggiore dei casi il 60%.

La sorpresa delle strutture

Chi torna racconta quasi invariabilmente la stessa cosa: non si aspettava di trovare quello che ha trovato. Le cliniche albanesi più affermate nel segmento del turismo dentale internazionale hanno investito pesantemente in tecnologia — scanner 3D, navigazione chirurgica computerizzata, sistemi CAD/CAM — e in staff formato nelle università europee. I materiali impiantologici sono gli stessi utilizzati in Italia: Straumann, Nobel Biocare, Zimmer. La differenza di prezzo non dipende dalla qualità dei componenti, ma da costi operativi, fiscalità e costo del lavoro strutturalmente più bassi.

Chi vuole capire nei dettagli come funziona il processo di selezione di una clinica seria, cosa verificare prima di partire e cosa dicono i pazienti italiani che hanno già effettuato il percorso può trovare un quadro utile nelle recensioni certificate e nelle testimonianze raccolte dal Trio Dental Center, una delle strutture albanesi con la maggiore concentrazione di pazienti italiani. Non per pubblicità, ma perché la raccolta sistematica di feedback verificati — con nomi, trattamenti e follow-up documentati — è esattamente il tipo di fonte che permette a chi deve decidere di farlo con dati reali davanti, non solo con le promesse dei preventivi.

L’ombra che non va ignorata

Sarebbe disonesto fermarsi qui. Perché il fenomeno ha anche una faccia meno rassicurante, e ignorarla significa fare un cattivo servizio a chi legge.

Al Congresso della SIdP di Rimini nel 2024, gli esperti hanno presentato una stima che ha fatto discutere: in almeno un caso su tre, i pazienti che si curano all’estero tornano in Italia con problemi che richiedono un nuovo intervento. Nel 60% di questi casi si tratta di complicazioni serie — infezioni, ascessi, protesi che non tengono — che azzerano il risparmio iniziale e in alcuni casi lo trasformano in una spesa maggiore rispetto a quella che si sarebbe affrontata rimanendo in Italia. L’Ambasciata italiana a Tirana ha ritenuto necessario diramare una nota ufficiale di allerta ai connazionali.

Il problema non è l’Albania in quanto tale, né le sue cliniche migliori. Il problema è la qualità disomogenea di un mercato cresciuto troppo in fretta, con operatori improvvisati attratti dal boom della domanda. La crescita del 400% tra il 2020 e il 2025 ha portato investimenti seri, ma anche strutture nate in fretta, con personale non adeguatamente formato e materiali di qualità inferiore venduti allo stesso prezzo di quelli certificati.

Come si distingue il buono dal cattivo

La differenza tra chi torna soddisfatto e chi torna con problemi dipende quasi sempre da una variabile sola: quanto tempo si è investito nella scelta della clinica prima di partire.

Gli esperti — e i pazienti con esperienze positive — convergono su pochi criteri concreti. Verificare le certificazioni europee della struttura e dei materiali dichiarati. Richiedere i nomi commerciali specifici degli impianti, non generici “impianti di qualità”. Leggere recensioni verificate su Google, non solo quelle sul sito della clinica. Pretendere garanzie scritte valide anche per chi risiede in Italia. E, prima ancora di partire, individuare un dentista di fiducia in Italia disponibile a gestire eventuali follow-up o complicazioni.

Il turismo dentale, fatto così, funziona per molti. Fatto d’impulso, dietro a una pubblicità su Instagram, può trasformarsi in un problema serio. La differenza tra i due esiti è quasi sempre nella qualità dell’informazione raccolta prima di salire sull’aereo.