Una nuova generazione si avvicina alla guida delle Nazioni Unite

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Le proteste studentesche e della Generazione Z, che il mondo vive da anni, hanno proiettato la loro ombra sulle Nazioni Unite, che adottano la Strategia per la Gioventù 2030 come prima strategia globale del sistema ONU dedicata a questa fascia d’età. È una questione che si impone con forza nella scelta del nuovo Segretario generale delle Nazioni Unite.

Questa sfida per l’ONU, a cui restano tre anni fino al 2023, mostra quanto sia necessario scegliere un nuovo Segretario generale anagraficamente più vicino ai giovani in tutti i dossier sostenuti dalla strategia: pace e sicurezza, sviluppo sostenibile, diritti umani e azione umanitaria. Serve anche la capacità di coinvolgerli e di valorizzare le loro opinioni, visioni e idee.

Il prossimo Segretario generale dovrà tenere ben presente il precedente avvertimento delle Nazioni Unite su un divario enorme e crescente tra le aspirazioni dei giovani e la capacità dei governi di rispondervi. L’ONU ha anche sottolineato che l’ondata di proteste globali guidate dalla Generazione Z riflette una profonda crisi di fiducia nelle istituzioni tradizionali.

Dieci candidati

La lista dei candidati alla carica di Segretario generale delle Nazioni Unite comprende dieci nomi, tra cui sette donne e tre uomini. La più giovane è la candidata Lana Zaki Nusseibeh (48 anni), che, secondo il Wall Street Journal, ha dato nuovo slancio alla corsa alla guida dell’ONU, finora in stallo, soprattutto in assenza di un candidato di spicco con un vantaggio netto sugli altri concorrenti.

Il quotidiano americano ritiene che “l’ingresso dell’esperta diplomatica emiratina, ex viceministra degli Esteri, nella corsa alla carica di Segretario generale delle Nazioni Unite sia una mossa significativa, volta a capitalizzare gli sforzi dello Stato del Golfo per consolidare la propria posizione di mediatore globale affidabile”.

E aggiunge: “Nusseibeh è una delle diplomatiche più esperte degli Emirati: ha trascorso gran parte della sua carriera alle Nazioni Unite, anche come ambasciatrice del suo Paese presso l’organizzazione internazionale per oltre un decennio. In quel periodo, gli Emirati Arabi Uniti si sono trasformati in una potenza di grande peso, forte di ingenti risorse nella diplomazia finanziaria e di un esercito altamente professionale”.

Daniel Forti, responsabile degli affari ONU presso l’International Crisis Group, ritiene che “il suo ingresso nella corsa rappresenti una svolta”. Ha osservato che “è una figura ben conosciuta nei corridoi delle Nazioni Unite, e la sua decisione di entrare in corsa in un momento in cui non è emerso alcun candidato di punta è una mossa ponderata, che lascia intendere che il suo team ritenga che non incontrerà gli stessi ostacoli che potrebbero incontrare gli altri”.

Nusseibeh ha dichiarato al Wall Street Journal che “diversi governi l’hanno contattata per esortarla a candidarsi, con l’obiettivo, tra le altre ragioni, di promuovere un ricambio generazionale”. Ha aggiunto: “Nel corso di oltre un decennio sono riuscita a costruire un solido livello di fiducia, non solo con le grandi potenze, ma anche con le potenze medie che oggi esercitano una notevole influenza sulla scena internazionale”.

Molti Stati membri delle Nazioni Unite hanno chiesto che per la prima volta sia una donna a guidare l’organizzazione. La richiesta arriva in concomitanza con l’avvicinarsi della scadenza del mandato di Guterres alla fine di quest’anno, dopo un decennio in carica.

I rapporti con i Cinque Grandi

Il quotidiano americano torna a sottolineare che “qualsiasi candidato ha bisogno del sostegno di Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Regno Unito, i Cinque Grandi, poiché i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dispongono del diritto di veto sulla scelta del Segretario generale. Sebbene questi Paesi non dichiarino pubblicamente le proprie preferenze, i risultati trapelati dei sondaggi indicano che tutti i candidati di spicco hanno incontrato, in misura diversa, l’opposizione di almeno uno dei cinque”. Questo avveniva prima dell’annuncio dell’ingresso di Nusseibeh nella corsa.

Il giornale aggiunge: “Nusseibeh potrebbe trarre vantaggio dalle divisioni esistenti tra i cinque membri permanenti, come l’acuirsi della rivalità tra Stati Uniti e Cina, tanto più che gli Emirati intrattengono solidi rapporti di lavoro con entrambi. All’interno degli Emirati, Nusseibeh è nota come una dei tecnocrati che elaborano le politiche dello Stato”. In una dichiarazione che illustra la sua visione, Nusseibeh si è impegnata a “parlare con franchezza a ogni governo, senza essere subordinata a nessuno di essi. Non ci saranno eccezioni per gli amici, né rancori verso i critici”.

Il quotidiano fa notare che Nusseibeh, “in caso di vittoria, sarebbe la prima Segretaria generale delle Nazioni Unite proveniente da uno Stato del Golfo e la prima musulmana. È anche molto più giovane di qualsiasi altro candidato in corsa, ma sarebbe leggermente più anziana del più giovane Segretario generale della storia dell’ONU, lo svedese Dag Hammarskjöld, che assunse l’incarico nel 1953 all’età di 47 anni”.

Nella sua visione, Nusseibeh mette al centro i Paesi in via di sviluppo, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo, il debito e la creazione di opportunità per i giovani. Soprattutto, punta a portare queste questioni al centro delle decisioni internazionali, forte di un’ampia esperienza diplomatica e della sua formazione in un Paese citato in tutto il mondo come modello di successo.

Allo stesso tempo, Nusseibeh considera la sua decisione di prendere un congedo dal suo incarico nel governo emiratino come una prova del suo impegno verso le Nazioni Unite. Si è impegnata a dare priorità a ciò che gli stessi Stati stabiliscono, concentrandosi su occupazione, alleggerimento del debito e attrazione di investimenti. Con una formula esaustiva e precisa, l’agenzia Reuters scrive che “in quanto figura esperta delle Nazioni Unite e volto di spicco della diplomazia emiratina, Lana Nusseibeh si appresta ora a salire sul più grande palcoscenico diplomatico del mondo”.