Il 10 febbraio 2026 Google ha rilasciato l’early preview di WebMCP, un nuovo protocollo che cambia radicalmente il modo in cui gli agenti AI interagiscono con i siti web. Non è un aggiornamento minore: diversi esperti del settore lo considerano il cambiamento più significativo nella SEO tecnica dall’introduzione dei dati strutturati. Ecco cosa significa concretamente per chi gestisce un e-commerce o un sito web.
Da “cos’è” a “cosa puoi fare”: il cambio di prospettiva che ridefinisce il web
Per capire la portata di WebMCP conviene partire da un parallelo, che Claudio Marchetti e Jacopo Matteuzzi — rispettivamente CEO e Chairman of the Board di Studio Samo — hanno colto con grande lucidità..
Fino ad oggi, il lavoro di chi ottimizza un sito per i motori di ricerca si è concentrato sul descrivere. Con i dati strutturati di Schema.org abbiamo dato un vocabolario condiviso al web: abbiamo insegnato ai crawler a riconoscere che un certo blocco di testo è il nome di un prodotto, che quella cifra è un prezzo, che quella data corrisponde a un evento. In sostanza, abbiamo etichettato il mondo digitale con dei sostantivi — e Google li ha usati per costruire i Rich Snippet che vediamo ogni giorno in SERP.
WebMCP aggiunge un livello completamente nuovo: i verbi. Non ci limitiamo più a dire “questo è un ristorante con 30 posti a sedere”, ma possiamo comunicare “qui puoi prenotare un tavolo per una certa data e un certo numero di persone”. Non più solo “questo è un prodotto da 89 euro”, ma “puoi aggiungerlo al carrello, confrontarlo con altri articoli, monitorarne il prezzo”. Il sito smette di essere una vetrina passiva e diventa un interlocutore attivo che dialoga con gli agenti AI.
WebMCP ribalta questo approccio. Con questo protocollo, il sito web può dichiarare esplicitamente all’agente AI: “Ecco le azioni che puoi compiere qui, ecco i parametri che mi servono, ecco il formato che accetto.” È come fornire un contratto strutturato (un “Tool Contract”) che elimina ogni ambiguità.
In pratica, il sito pubblica una lista di “tool” attraverso una nuova API del browser chiamata navigator.modelContext. Ad esempio, un sito di viaggi potrebbe esporre un tool come prenota_volo(origine, destinazione, data, passeggeri). L’agente AI, anziché simulare click e compilare campi a tentoni, può invocare direttamente quella funzione con i parametri corretti.
E qui sta il vero cambio di paradigma. Non stiamo più ottimizzando solo per la visibilità — comparire nei risultati di ricerca — ma per l’operabilità: essere scelti da un agente AI per portare a termine un compito concreto. Facciamo un esempio pratico: immagina due ristoranti nella stessa zona. Il primo ha implementato WebMCP e mette a disposizione un tool strutturato per la prenotazione diretta del tavolo. Il secondo ha un generico modulo di contatto che l’agente è costretto a interpretare, compilare e inviare sperando di non sbagliare. Quando un utente chiederà al proprio assistente AI di prenotare un tavolo per sabato sera, l’agente sceglierà il percorso più rapido, affidabile e a minor rischio di errore. Il primo ristorante otterrà la prenotazione; il secondo, con tutta probabilità, non verrà nemmeno preso in considerazione.
Tecnicamente, WebMCP funziona così: il sito pubblica una lista di “tool” attraverso una nuova API del browser chiamata navigator.modelContext. Un sito di viaggi, ad esempio, potrebbe esporre un tool come prenota_volo(origine, destinazione, data, passeggeri). L’agente AI, anziché simulare click e compilare campi a tentoni, invoca direttamente quella funzione con i parametri corretti — in modo veloce, preciso e senza fraintendimenti.
Due modalità di implementazione
WebMCP introduce due API distinte, pensate per esigenze diverse.
La prima è la Declarative API, e rappresenta la vera sorpresa per chi ha già un sito funzionante. Permette di rendere “agent-ready” i form HTML esistenti semplicemente aggiungendo alcuni attributi — come toolname, tooldescription e toolparamdescription. In sostanza, con modifiche minime al markup, i moduli del tuo sito diventano comprensibili e utilizzabili da qualsiasi agente AI. Quando l’agente invoca un tool dichiarativo, il browser porta il form in primo piano, compila i campi visivamente e attende la conferma dell’utente prima di procedere.
La seconda è la Imperative API, basata su JavaScript, pensata per interazioni più complesse e dinamiche. Si registrano i tool programmaticamente tramite navigator.modelContext.registerTool(), definendo nome, descrizione, schema JSON dei parametri e una funzione di callback per l’esecuzione. Questa modalità offre la massima flessibilità per flussi articolati che non si riducono a un semplice invio di form.
Un dettaglio cruciale: è uno standard aperto
WebMCP non è legato a un singolo modello AI né è una feature esclusiva di Google. Si tratta di uno standard a livello di browser, sviluppato congiuntamente da Google e Microsoft, progettato per essere model-agnostic. Che l’agente sia alimentato da Gemini, Claude, GPT o un modello open source, potrà scoprire e utilizzare i tool esposti da qualsiasi sito, purché operi attraverso un browser compatibile. Attualmente è disponibile dietro flag in Chrome 146 e il codice è in fase di sviluppo come standard web aperto su GitHub.
Cosa cambia per chi ha un e-commerce
Per chi gestisce un negozio online, le implicazioni sono profonde. Pensiamo a uno scenario ormai prossimo: un utente chiede al proprio assistente AI “Trovami delle scarpe da running sotto i 100 euro, taglia 43, con spedizione in 2 giorni.” Oggi l’agente dovrebbe navigare il sito, usare i filtri, scorrere i risultati, verificare la disponibilità — tutto simulando un utente umano, con alto rischio di errore.
Con WebMCP, il tuo e-commerce può esporre tool strutturati come cerca_prodotto(categoria, prezzo_max, taglia, spedizione) e aggiungi_al_carrello(prodotto_id, quantità). L’agente interroga direttamente queste funzioni, riceve dati strutturati e completa l’acquisto con precisione, velocità e senza frizioni.
I vantaggi concreti per l’e-commerce sono significativi. La riduzione dell’attrito nel processo di acquisto è il primo: meno passaggi, meno errori, più conversioni. Il checkout assistito da AI diventa fluido e affidabile. A questo si aggiunge un aumento del tasso di conversione da traffico “agentico”, perché gli agenti AI non navigano come gli umani — non si fermano a guardare i banner, non si distraggono. Vanno dritti all’obiettivo, e un sito con tool ben strutturati diventa la scelta preferita.
C’è poi il vantaggio competitivo immediato: i siti che implementano WebMCP saranno raggiungibili dagli agenti AI, quelli che non lo fanno semplicemente non esisteranno nello spazio decisionale dell’agente. Infine, l’aspetto della customer experience migliore: l’utente può delegare compiti complessi (confrontare prodotti, configurare opzioni, completare resi) a un agente che interagisce con il sito in modo strutturato e affidabile.
Cosa cambia per chi gestisce un sito web (non e-commerce)
Anche chi non vende prodotti online ha molto da guadagnare. Un sito di servizi può esporre tool per la prenotazione di appuntamenti, la richiesta di preventivi o la compilazione di ticket di supporto. Un portale informativo può strutturare le proprie funzionalità di ricerca e filtro in modo che gli agenti AI possano interrogarle con precisione.
In ottica SEO, siamo di fronte a un cambio di paradigma. Così come i dati strutturati di Schema.org hanno reso i contenuti leggibili per i motori di ricerca, WebMCP rende le funzionalità del sito leggibili per gli agenti AI. Le descrizioni dei tool diventano le nuove meta description: la qualità del nome, della descrizione e dello schema determinerà se un agente seleziona il tuo sito o quello di un concorrente. La scopribilità dei tool sarà il nuovo problema di indicizzazione, e l’ottimizzazione per gli agenti diventerà una disciplina a sé.
Come prepararsi fin da ora
WebMCP è ancora in fase di early preview e non c’è urgenza di implementare tutto domani. Ma il segnale è chiaro: il web agentico sta arrivando, e chi si muove prima avrà un vantaggio. Ecco alcuni passi concreti.
Il primo è fare un inventario delle azioni chiave del proprio sito: checkout, ricerca prodotti, prenotazioni, form di contatto, configuratori. Queste sono le candidate naturali a diventare tool WebMCP. Poi, è importante verificare che i form HTML esistenti siano semanticamente puliti, perché la Declarative API lavora con i form: più sono ben strutturati, più sarà facile renderli agent-ready. Vale la pena iniziare a ragionare in termini di “API per agenti”: quali parametri servono? Quali formati? Quali risposte restitutire? Infine, è possibile richiedere l’accesso all’early preview program di Chrome per iniziare a sperimentare.
Il quadro d’insieme
WebMCP segna l’inizio di un nuovo livello nello stack web. Se il commercio inizierà a fluire attraverso agenti AI — e le tendenze attuali suggeriscono che succederà — i siti con tool ben strutturati cattureranno quel traffico, mentre gli altri resteranno invisibili.
Per chi lavora nell’e-commerce e nel web, non è il momento di farsi prendere dal panico, ma è decisamente il momento di prestare attenzione. La prossima generazione di SEO tecnica parlerà la lingua delle funzioni, degli schemi e dei contratti tra siti e agenti. E quella conversazione è appena iniziata.