L'impresa

Da Bergamo a Palermo in Graziella: il viaggio lento di Elia e Steven

Oltre duemila chilometri in due tappe (a un anno di distanza l’una dall’altra), con biciclette pieghevoli e tende al seguito. Pioggia, forature, salite e incontri inattesi: un’avventura nata dal desiderio di rallentare

Da Bergamo a Palermo in Graziella: il viaggio lento di Elia e Steven
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A volte bastano due tende, due biciclette e nessun programma troppo preciso per rimettere in prospettiva le cose. Elia Mafessoni, 29 anni, bergamasco, e Steven Poma hanno attraversato l’Italia da nord a sud in sella a due Graziella, cariche di bagagli: oltre duemila chilometri, dal 2025 al 2026, spesso dormendo all’aperto e accogliendo gli imprevisti come parte dell’itinerario.

Anno sabbatico

L’idea è nata dopo sei anni da impiegato, quando Elia ha deciso di prendersi una pausa. «In un mondo che corre sempre più veloce, ho sentito il bisogno di fare qualcosa che non dovesse necessariamente essere efficiente o avere uno scopo preciso». Invece di pianificare ogni tappa, hanno scelto di partire e vedere fin dove li avrebbero portati gambe, meteo e biciclette.

Prima “tappa”

La prima pedalata da Bergamo risale al 21 ottobre 2025. L’obiettivo iniziale è raggiungere Roma insieme, seguendo il corso dell’Oglio e poi le ciclabili verso sud. La strada, però, presenta subito il conto: buche che fanno flettere le ruote, un telefono perso e ritrovato dopo qualche chilometro a ritroso, cambi da regolare e la prima foratura. La pioggia trasforma i sentieri in pantani e una camera d’aria cede quasi subito. Poi arriva una sorpresa: Isma, incontrato lungo il percorso, li accoglie in casa, prepara pranzo e cena e offre loro un posto per la notte. Non sempre si sa dove si dormirà, ma a volte qualcuno apre la porta.

Dopo il Po e l’uscita dalla Lombardia, i due raggiungono Bologna e cominciano ad affrontare gli Appennini. Le salite impongono di scendere e spingere le Graziella; in discesa, invece, i freni stridono mentre il contachilometri segna 45 all’ora. Tra una tappa e l’altra arrivano una zuppa di lenticchie, il lampredotto a Firenze, una notte in una cappelletta e tende montate lungo le ciclabili. Ma ci sono anche statali percorse da auto lanciate a tutta velocità, sete, vestiti da asciugare in lavanderia e riparazioni improvvisate.

Roma

Il 6 novembre, dopo diciassette giorni di viaggio comune, Elia e Steven arrivano a Roma. Davanti al Colosseo si salutano: Steven si ferma nella capitale, Elia prosegue da solo verso Napoli. La seconda parte del percorso ha un tono diverso. Sulla via Appia, il bergamasco cerca un passo regolare, affronta una foratura e raggiunge il mare. La notte porta pioggia e tende da montare al buio; altre volte sono i cinghiali ad avvicinarsi al campo. A Gaeta, fradicio, trova rifugio in un bed & breakfast. Poi riparte tra strade dissestate e poche piste ciclabili, fino a Napoli. Il primo viaggio si chiude dopo oltre 1.200 chilometri: la Graziella ha superato il rodaggio e Elia ha scoperto che il corpo, pedalando giorno dopo giorno, sa adattarsi più in fretta del previsto.

Seconda “tappa”

Per quasi un anno le bici restano ferme. Poi, il 5 ottobre 2026, i due si ritrovano proprio a Napoli, pronti a ripartire verso la Sicilia. Il viaggio ricomincia con un contrattempo ferroviario e le prime salite. Una notte in tenda, una cena con un ragazzo francese e il rumore delle onde ad Agropoli bastano a ritrovare il ritmo. La costa campana è una successione di salite e discese, con pendenze oltre il 20 per cento. I guasti impongono soste, ma sono gli incontri a rimettere in movimento il viaggio. Ultimio cerca una camera d’aria, Gerry mette a disposizione la sua officina e i due possono ripartire.

Il maltempo continua a inseguirli. In Calabria la pioggia li costringe a cercare tettoie e lidi per cucinare e passare la notte. Quando i lampi si avvicinano troppo, abbandonano per mezz’ora le tende sulla spiaggia e cercano riparo in un edificio, prima di tornare ai materassini. Eppure il mare rimane una presenza amica: ci si addormenta con le onde a pochi metri, ci si lava al buio e, quando il tempo lo consente, si fa anche un bagno notturno.

Dalla cima del Monte Sant’Elia scorgono l’Etna, Vulcano e Stromboli. Poco dopo, a Villa San Giovanni, salgono sul traghetto per Messina: la Sicilia è finalmente davanti a loro. Seguono giornate tra granite e brioche, vento contrario e docce improvvisate. A Tindari visitano il teatro greco; a Cefalù ritrovano una coppia di cicloturisti tedeschi conosciuti in Calabria.

Quando Palermo sembra ormai vicina, la bicicletta di Elia decide di complicare ancora le cose. Una vite del portapacchi si spezza, poi un bastone finisce nella ruota e danneggia il cambio. Elia elimina il deragliatore e prova a procedere con una sola marcia, finché non trova un ricambio adatto, di quelli montati sulle bici economiche per bambini. La riparazione funziona: i due ripartono e raggiungono la provincia di Palermo. Il 21 ottobre, dopo l’ultima tappa da Termini Imerese, arrivano in città. A suggellare l’impresa ci sono una granita con brioche e lo street food palermitano: panino con la milza, panelle, melanzane fritte e crocchette.

Lezione di libertà

Il viaggio si conclude e i due rientrano a Bergamo. Restano le strade, le notti in tenda, i guasti risolti e soprattutto le persone incontrate per caso. Nessun record da inseguire, nessun itinerario da rispettare a ogni costo. Solo la libertà, come scrive Elia alla fine del diario, «di non sapere bene dove si finirà la giornata». Una lezione arrivata pedalata dopo pedalata, sulla strada più lenta possibile.