Il sibilo delle ruote che sfrecciano veloci e il suono inconfondibile delle biciclette sul cemento sono tornati a riempire l’aria di via Tofane. Lunedì 30 marzo, il velodromo di Dalmine ha infatti ufficialmente riaperto i battenti dopo tre anni di lavori di ristrutturazione.
Non è stata solo la riconsegna di un impianto sportivo, ma il recupero di un simbolo internazionale che, proprio in questo 2026, celebra il traguardo storico del suo primo secolo di vita. Le radici di questo ovale affondano in un’epoca d’oro: era il 15 agosto 1926 quando la pista, nata dall’intuizione dell’architetto Felice Pinardi, veniva inaugurata da Alfredo Binda. In cent’anni di storia, la struttura ha resistito ai cambiamenti del tempo, ospitando campionati europei e competizioni come il Trofeo Baracchi.
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Il velodromo di Dalmine
Il velodromo di Dalmine
Oggi il velodromo si presenta con una pelle nuova, frutto di un investimento complessivo di circa 4,5 milioni di euro, sostenuto per 2,2 milioni dai fondi del Pnrr. Risorse utilizzate per la riqualificazione delle tribune, la copertura agli spogliatoi, fino al nuovo campo in erba sintetica e all’illuminazione.
Il sindaco Francesco Bramani, durante la presentazione moderata da Giovanni Bruno, ha rivendicato con forza la scelta: «Siamo intervenuti con opere di manutenzione straordinaria che il territorio attendeva da almeno vent’anni. Questa non è ancora l’inaugurazione ufficiale, che faremo quando ogni bullone avrà il nulla osta della Soprintendenza di Brescia, ma oggi era fondamentale riportare qui i ragazzi, rispondendo alle tantissime richieste ricevute in questi due anni di attesa. A breve inizieranno inoltre i lavori per i nuovi spogliatoi esterni e la recinzione».
L’evento istituzionale ha visto la partecipazione delle autorità, tra cui alcuni membri della giunta comunale e del presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli. A gestire il rilancio (…)