Progetto

Nembro, il racconto di una mamma: «Quel “guaio” in gelateria con mio figlio autistico»

Famiglie, terapiste e l’associazione Live Charity uniti per l’iniziativa “Autism Friendly”, che coinvolge i negozianti nella gestione delle crisi

Nembro, il racconto di una mamma: «Quel “guaio” in gelateria con mio figlio autistico»

di Elena Conti

Combattere contro il pregiudizio e il timore e diffondere più comprensione e sensibilità, per garantire una vita normale ai bambini autistici. Questi sono gli obiettivi del progetto Autism Friendly, partito a Nembro dall’idea di Elena Graziani, mamma di un bimbo autistico.

Il suo sogno di poter muoversi liberamente nei negozi del paese insieme al figlio, incontrando persone capaci di pazienza e apertura verso la sua condizione, è diventato realtà: già una trentina di esercizi commerciali hanno appoggiato l’iniziativa lanciata lunedì 5 marzo in sala consiliare e molti altri continuano ad aggiungersi.

I negozi aderenti hanno già esposto in vetrina l’adesivo, realizzato dall’associazione Live Charity.

I figli di Elena, Alessandro e Tommaso, hanno entrambi sei anni; Ale ha un disturbo dello spettro autistico. «La diagnosi è stata fatta quando aveva due anni e otto mesi – racconta la mamma -, fino a quel momento facevamo una vita da reclusi perché Alessandro aveva forti crisi comportamentali; al ristorante non stava mai seduto, voleva ripercorrere sempre le stesse strade, si lamentava. Quando aveva quattro anni, io, Alessandro e la sua terapista eravamo in gelateria e stavamo facendo una sessione di training, per insegnargli come comportarsi. Era luglio e faceva molto caldo e il gelato si stava sciogliendo: Ale ha avuto una crisi, ha iniziato a urlare, voleva distruggere tutto. La terapista è andata a riferire al gestore del locale che avremmo controllato la situazione, ma lui ha risposto che avremmo dovuto avvisarlo della disabilità di Alessandro, così ci avrebbe spostati in una sala separata. La risposta ci ha lasciate interdette».

«Ora le crisi di Alessandro sono diminuite, anche se a volte capita ancora. In questi anni ne abbiamo passate di ogni, comprese (…)

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