La carica dei mille

“Ragazzi On the Road”, il progetto cresce (soprattutto in Bergamasca): oltre 1.300 ragazzi hanno fatto richiesta

Di questi, 404 nella sola nostra provincia, 66 in città, che si aggiungono agli oltre 1.500 già coinvolti. Insomma, un successo

“Ragazzi On the Road”, il progetto cresce (soprattutto in Bergamasca): oltre 1.300 ragazzi hanno fatto richiesta

Oltre 1.300 ragazze e ragazzi, tra i 16 e i 20 anni, si sono candidati da tutta Italia a “Ragazzi On the Road”, il progetto nato in provincia di Bergamo che affianca le forze dell’ordine in percorsi di prevenzione sul campo e oggi diventato di respiro nazionale. Di questi, 404 nella sola Bergamasca, 66 in città, che si aggiungono agli oltre 1.500 già coinvolti: un «dato sorprendente e controcorrente e che merita di essere ascoltato», ha sottolineato Alessandro Invernici, fondatore e vicepresidente di “Ragazzi On the Road”.

Dalla Val Seriana all’attenzione nazionale

Quella tra i 16 e i 20 anni è la fascia d’età «oggi più sotto il riflettore del dibattito pubblico – spiega Invernici -: quelle su cui si concentrano paure, titoli e generalizzazioni. E sono le stesse età che chiedono di entrare nella realtà delle regole, di comprenderne il senso, di viverle accanto a chi ogni giorno presidia territori, scuole, strade e quartieri». 1.300 ragazzi in più che «attendono ancora di essere ascoltati e concretamente coinvolti: chi in pattuglia, chi in ambulanza o su un mezzo di soccorso».

Una vera  e propria “carica dei mille”, che non nasce dal nulla, ma che è «frutto di quasi vent’anni di lavoro che hanno trasformato un’esperienza nata accanto alla polizia locale, in Val Seriana, in un modello di prevenzione sul campo replicabile nei territori». Un modello  diventato ora nazionale, riconosciuto sul piano istituzionale, e che coinvolge 160 Comuni in cinque regioni e quattordici province.

«Il paradosso è semplice: i ragazzi non vogliono sfidare la divisa. Vogliono camminarle accanto. Trattati da sospetti, diventano distanti. Trattati da alleati, diventano presidio». Stare sul campo, senza filtri, accanto a chi presidia la strada ogni giorno, «funziona». Anche attraverso ragazzi che educano altri ragazzi: «Chi ha attraversato il percorso diventa riferimento per altri, entra nello staff educativo, affianca psicologi ed educatori di strada. E nascono anche vocazioni nelle forze dell’ordine e nei servizi di soccorso».

«Oggi, aspettando di scendere in strada questi 1.300 ragazzi – conclude Invernici -, con le polizie locali, le forze dell’ordine e i soccorritori del Nue 112, si misura una cosa sola: la capacità delle istituzioni di trasformare una domanda educativa in un’alleanza concreta. Vale la pena fermarsi, ascoltarsi, coinvolgerli. On the road».