Di Fabio Santini
«La prima volta l’ho vista alla trattoria da Giuliana quattro anni fa e me ne sono subito innamorato. Ho pensato: è un pezzo troppo bello per non far parte della nostra collezione». Matteo Invernici, titolare con il fratello Luca del Caffè Milady di via Carnovali, non senza un pizzico di commozione, mostra la riproduzione di una giostra che si fa strada tra teorie colorate di vecchi distributori di benzina, insegne luminose stradali e flipper degli anni ’60, cifra distintiva di un bar unico nella sua originalità vintage, dove il caffè costa ancora un euro e si può giocare a calciobalilla con monete da 100 lire.
«Non è una riproduzione di una semplice giostra come ce ne sono tante nelle piazze delle città d’Italia – continua Invernici -. È il calco fedele della giostra che andò a fuoco in Piazza Vittorio Veneto, una ferita che non solo i bambini ma tutti noi bergamaschi portiamo nel cuore».
GUARDA LA GALLERY (8 foto)
La giostra originale di Formaggia prima del rogo
Formaggia (a sinistra) con Mauro Invernici
La giostra in fiamme
Cosa rimase della giostra
Sono le 19.30 del 22 novembre 2017. L’ora dell’aperitivo al bar Nazionale è squarciata da un botto tremendo: le fiamme si alzano al cielo e il crepitio sinistro del fuoco, in un batter d’occhi, manda in fumo il carosello di cavallini e le apparecchiature tecniche ed elettriche della giostra. Il proprietario Roberto Formaggia ha già chiuso. Lo richiamano da casa.
«Siamo a fare benzina quando ci telefonano e ci dicono: la capanna brucia. Con la polizia e i Vigili del fuoco entriamo nella casetta utilizzata come biglietteria. Sulla porta c’è una targa: “Famiglia Formaggia, antica giostra a cavalli dal 1892”. Controlliamo i quadri elettrici. È tutto in regola».
I Formaggia da cinque generazioni fabbricano giostre. «La prima a cavalli la costruisce Angelo, il nonno di mio padre – dichiara il signor Roberto, attuale responsabile del nuovo impianto -. Fa il falegname a Melzo. Sposa una giostraia e insieme danno vita alla nostra stirpe che ancora oggi continua una tradizione vecchia di oltre 130 anni».
Nel frattempo Roberto si mette a far rivivere la giostra. In miniatura. Un lavoro certosino e delicato, durato oltre sette anni, rispettoso di ogni minimo dettaglio ispirato all’originale.
«Giuliana la prende in affitto. Vorrebbe comprarla – continua Matteo Invernici – ma la famiglia Formaggia preferisce noleggiarla, soprattutto nel periodo di Natale, ai grandi empori come ad esempio La Rinascente a Milano, dove fa bella mostra di sé nelle vetrine sfavillanti delle feste di fine anno. Mi faccio vivo io con il signor Formaggia. Ma è inutile. A ottobre dell’anno scorso torno da Giuliana. La giostra è lì, con la curiosità della gente che diventa invadenza: mani che si insinuano nella struttura, cappotti che vanno a sbattere senza volerlo nel basamento di sostegno. Dico a Giuliana: “La prendo io e la metto nel mio caffè”. Torno all’attacco del signor Formaggia. E stavolta la mia ostinazione viene premiata».
In quella dimensione della memoria che ci rimanda al passato, la miniatura della giostra si mostra oggi al Milady, tutelata e ancor più affascinante. Fa impressione la ricercatezza dei dettagli: i valzer delle fisarmoniche, il movimento ondulatorio dei cavallini, le carrozze, i dondoli, il tendone colorato con i suoi spicchi bianchi e rossi, gli intarsi degli inserti, la trafila delle lampade illuminate sulle colonne che delimitano il diametro del sostegno.
«È un messaggio gioioso che trasmette un senso di meraviglia e serenità – conclude Matteo Invernici -. E sembra quasi invitare i bimbi e le famiglie ad andare a fare un giro in centro sulla nuova giostra».
Bergamo ritrova così uno dei suoi simboli più festosi. Forse la ferita provocata da quell’incendio devastante si è rimarginata del tutto.