Una storia silenziosa scorre tra le vie dei piccoli borghi, custodendo la trama più viva di una comunità. Eppure conquista di rado la ribalta delle grandi narrazioni culturali. Da questa intuizione, e dalla volontà di trasformare la memoria locale in uno spazio di sperimentazione, nasce “Covone. Ciò che rimane. Pratiche collettive di montaggio e autorialità diffusa”, la nuova residenza artistica promossa dal Comune di Covo in collaborazione con la Pro Loco e il collettivo Mostrami, sotto la cura di Anita Serravalle.
Una sfida ambiziosa che guarda al futuro del territorio, rivolta a cinque giovani artisti, fotografi e ricercatori interdisciplinari tra i 18 e i 35 anni, chiamati ad abitare e indagare Covo durante il mese di settembre. Le candidature rimarranno aperte fino al 10 agosto 2026.

Un ponte per ripartire: la genesi del progetto
Il progetto segna un momento di ripartenza cruciale per il collettivo Mostrami, diretto da Paola Bertola, Stefania Carminati e Carlotta Carsana. Nato nel 2019, è pronto a tornare sulla scena culturale bergamasca con una formula rinnovata.
«Mostrami è nato nel 2019 non con un intento specifico, ma quasi per caso, dal bisogno di mettersi al servizio per arricchire l’offerta artistica del proprio paese – racconta Paola Bertola -. La prima mostra organizzata ottenne un ottimo riscontro, del tutto inaspettato. Poi, per tre anni, tra impegni personali e vicende sovrapposte, ci siamo fermate. A febbraio parlavamo con Anita del desiderio di far ripartire Mostrami, ma avevamo bisogno di un ponte, di un’occasione per rilanciarci. Avendo già un canale aperto con l’amministrazione di Covo, che si è dimostrata subito propositiva verso i nostri progetti, abbiamo pensato di traslare la tesi universitaria di Anita in uno spazio fisico e concreto. Io, Carlotta e Stefania curiamo la parte logistico-progettuale, mentre Anita segue quella curatoriale e di ricerca».

Un’intesa istituzionale non scontata per una piccola realtà locale, come sottolinea la stessa Bertola: «L’assessore alla Cultura, Alberto Gatti, ci sta aiutando molto ed è estremamente propositivo. Si stanno persino adoperando per adibire una struttura adatta ad accogliere gli artisti anche per il pernottamento in futuro: non è affatto scontato che un piccolo paese investa tempo e risorse in progetti simili».
Cos’è il “Covone”? La complessità oltre la semplificazione
Il cuore concettuale dell’iniziativa affonda le radici nella ricerca scientifica e curatoriale di Anita Serravalle, che ha scelto di tradurre la propria tesi teorica sul concetto di “Atlante” visivo – teorizzato da Aby Warburg e rielaborato da Georges Didi-Huberman – in una pratica civile e partecipativa.
«La tesi si basa sull’idea di Atlante e di montaggio visivo: un’opera composta da opere eterogenee dove il senso nasce dalla loro giustapposizione e dal loro dialogo – spiega Serravalle -. Mi chiedevo come questo strumento potesse diventare un dispositivo collettivo e civile. L’obiettivo è creare qualcosa che non sia il riflesso del singolo artista, ma un’autorialità diffusa. Covo, come molti paesi, non rientra nelle narrazioni principali dell’arte contemporanea. Ma noi non vogliamo calare una mostra dall’alto da far ‘subire’ agli abitanti: vogliamo renderli parte attiva, riallacciando relazioni reali».
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Un’idea potente, sintetizzata alla perfezione nella scelta del titolo della residenza: «Cercavamo un’immagine capace di evocare l’idea di montaggio, di stratificazione e di complessità di una realtà come quella di Covo, che spesso viene semplificata. L’immagine del covone di fieno è significativa, essendo anche un simbolo incluso nello stemma comunale: un groviglio di steli, vite, realtà individuali, collettive, storiche e politiche. Non vogliamo solo districare questo intreccio, ma restituirne tutta la ricchezza e la complessità. L’Atlante, oltre a mettere in ordine, restituisce la vita in divenire, e per sua natura deve rimanere un dispositivo aperto», conclude la curatrice.
Come funzionerà la residenza: dai laboratori al borgo-museo
Il mese di settembre 2026 vedrà gli spazi dello storico Palazzo Minorati trasformarsi nei quartier generali dei cinque artisti selezionati. Il percorso si articolerà in diverse fasi:
- La prima settimana sarà introduttiva, dedicata ai sopralluoghi, alle “derive” sul territorio (tra boschi, fontanili, cascine, mulini e archivi storici) e all’esplorazione del contesto sociale.
- La settimana centrale verrà caratterizzata dalla raccolta di materiali, dalla ricerca d’archivio e dall’attivazione dei momenti partecipativi con la cittadinanza.
- Nell’ultima settimana gli artisti si occuperanno dei montaggi visivi e dell’allestimento finale.
Durante l’intero percorso non mancheranno le giornate di Open studio, durante le quali le porte delle sale di Palazzo Minorati saranno aperte a tutti i curiosi per mostrare il work in progress, affiancate da attività laboratoriali pensate con Carlotta Carsana per coinvolgere anche bambini e giovani nelle pratiche di montaggio.
I cittadini non saranno semplici spettatori, ma veri e propri co-autori dell’opera: attraverso una call comunitaria, la popolazione sarà invitata a portare fotografie, racconti e oggetti della memoria privata per inserirli nel grande Atlante visivo.
La mostra finale: un Atlante diffuso nel paese
L’esperienza si concluderà l’11 ottobre 2026 – in concomitanza con la festa patronale di Covo – con l’inaugurazione della restituzione pubblica. Le installazioni espositive si snoderanno in un percorso diffuso tra le sale storiche di Palazzo Minorati e diversi luoghi e attività commerciali del paese, trasformando Covo in un museo pulsante.
Dettagli del bando e come candidarsi
La call per partecipare alla residenza artistica è aperta ed è possibile inviare la propria candidatura entro e non oltre le ore 23:59 del 10 agosto 2026. L’opportunità è rivolta a cinque tra artisti, fotografi e ricercatori interdisciplinari di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Ai selezionati verrà garantita una borsa di studio di 600 euro netti comprensiva di ogni spesa, l’utilizzo degli spazi di lavoro condivisi all’interno delle sale dello storico Palazzo Minorati, un percorso di tutoraggio curatoriale continuo e apposite convenzioni con le attività locali.
L’esperienza sul campo si svolgerà per l’intero mese di settembre, dal 1° al 30 settembre 2026, e culminerà con l’inaugurazione della mostra finale allestita l’11 ottobre 2026. Per proporre la propria adesione è necessario inviare il portfolio in formato Pdf e un breve abstract del progetto di ricerca all’indirizzo email mostrami2019@gmail.com. Inoltre, per rimanere aggiornati su tutte le fasi del percorso e scoprire i materiali dell’archivio in continuo divenire, è possibile seguire il profilo Instagram ufficiale del progetto, @covone.archivio.