Bergamo mille colori per la Mezza Quaresima, il carnevale tutto bergamasco che negli anni è entrato a pieno titolo tra le manifestazioni di Carnevalia, l’associazione che riunisce i più importanti carnevali storici italiani. Per l’edizione 2026, organizzata dal Ducato di Piazza Pontida, le date clou saranno il 13, 14 e 15 marzo. Una tradizione che richiama fino a 50 mila persone, trasformando il centro cittadino in un grande teatro a cielo aperto.
Un carnevale che arriva da lontano
Ma quello bergamasco non è il classico “carnasciale” legato al carnem laxare, l’addio alla carne prima della Quaresima. La sua origine sembra essere ancora più antica e suggestiva. Secondo alcuni studiosi, deriverebbe dall’espressione latina “carrus navalis”, la “nave dei folli”: una processione simbolica che celebrava la fine dell’anno romano, fissata alle Idi di marzo.
Un viaggio metaforico verso l’ignoto, dall’anno vecchio a quello nuovo, dal certo all’incerto. Un passaggio carico di timori che le comunità esorcizzavano con il caos festoso del carnevale: musica assordante, ruoli ribaltati, uomini vestiti da donne e donne da uomini, scherzi, maschere e una contagiosa voglia di divertirsi. Proprio da questo spirito nascono i carri allegorici che ancora oggi sfilano per la città.
Accanto a loro sopravvive un’altra tradizione profondamente bergamasca: il “rasgamènt de la ègia”, rituale che affonda le radici nei riti dionisiaci di purificazione e rinnovamento attraverso il fuoco.
Il rogo della Ègia
La consuetudine di bruciare all’inizio della primavera un fantoccio simbolo dei mali dell’anno passato era diffusa in tutta Europa già nel Medioevo. A Bergamo la tradizione è rimasta viva per tutto l’Ottocento, quando la figura della Ègia, una vecchia megera dal ventre e dai glutei enormi, veniva squarciata regalando dolci e frutta secca alla folla.
Oggi quel fantoccio è stato sostituito da un grande pannello realizzato dagli studenti della scuola d’arte Fantoni, ma il significato resta lo stesso: eliminare simbolicamente tutto ciò che appartiene all’anno passato per accogliere il nuovo con leggerezza.
Arte, fotografia e memoria
Il 13 marzo allo Spazio Viterbi del Palazzo della Provincia sarà inaugurata la mostra fotografica “Europa Arcaica” di Manuel Schiavi, un viaggio visivo tra maschere, riti e tradizioni popolari del continente.
Nello stesso pomeriggio, sempre allo Spazio Viterbi, sarà presentato il libro “Felice di essere Musazzi – Un uomo e la sua storia”, dedicato all’attore e regista Felice Musazzi, fondatore della celebre compagnia teatrale I Legnanesi, nel centenario della sua nascita.
La Parata della gioia
Sabato 14 marzo alle 15.30 partirà da piazza Santo Spirito la coloratissima Parata della gioia. Gruppi folkloristici e maschere tradizionali sfileranno per le vie del centro fino a piazza Matteotti: tra loro Etno Dim, Tobas del Rosario, Caporales San Simon Sucre e Cochabamba, Arlecchino Bergamasco, la Compagnia del Re Gnocco di Mapello, gli Tsambal di Castiglione delle Stiviere e gli Zani di Pescorocchiano.
A guidare il corteo saranno le maschere ducali Giopì e Margì, accompagnate dalla banda musicale “La Garibaldina” di Terno d’Isola. In piazza Matteotti la parata si trasformerà in uno spettacolo di canti e danze popolari.
La festa continuerà in serata con la musica della band Densità P15, seguita dalla presentazione dei carri allegorici e dall’elezione della “Ègia più bella – Miss Oriocenter 2026”. Poi il momento più teatrale: il processo pubblico alla vecchia megera che, tra avvocato difensore e pubblico ministero, verrà condannata al rogo prima di essere avvolta dalle fiamme.
Il gran finale
Domenica 15 marzo sarà il giorno più atteso: la grande sfilata dei carri allegorici, in partenza da viale Papa Giovanni. Un corteo spettacolare che attraverserà il centro cittadino tra musica, costumi e scenografie. Al termine della parata, intorno alle 18 in piazza Matteotti, i carri e i gruppi migliori saranno premiati dal Duca Smiciatöt – al secolo Mario Morotti – insieme alle autorità cittadine.
Le t-shirt con i modi di dire dialettali
Sorpresa di quest’anno è il lancio di una collezione di t-shirt con la stampa di quattro diversi modi di dire del dialetto bergamasco, tra cui “L’è ü quarantòt” e “Fà e desfà l’è töt laurà”. Realizzate in collaborazione con la scuola di moda Silv, saranno acquistabili fino a esaurimento scorte nel giorno della sfilata (per chi le acquisterà tutte, la possibilità di comprare un’altra maglia “limited edition”). In caso di pioggia gli eventi del 14-15 marzo slitteranno a sabato e domenica 28 e 29 marzo.