Un certo talento per la recitazione a carnevale – sempre che a un adulto interessi ancora far qualcosa – aiuta perché «è uno spettacolo senza ribalta e senza divisione tra esecutori e spettatori». Lo dice Bachtin. Recitazione gestuale, quantomeno. La mimica facciale la nasconde la maschera, quando c’è. Chi vuole andare sul semplice – pigri, parsimoniosi, festaioli low-profile, persone affette da intenso deficit attoriale – ha però una carrellata di costumi di provata sobrietà. Tipo la mummia. O meglio, con un lenzuolo e due buchi per gli occhi messi nel posto giusto (non come gli stravaganti membri del Ku Klux Klan nel tarantiniano “Django”), il fantasma. O ancora, come da idea brillante di quelli dell’Edonè, ci si può mettere la faccia di un personaggio delle serie tv, in voga o meno, da Netflix o dalla Rai. Il Professore di “La casa di carta” o Don Matteo, per dire. Domani il locale di Redona ospita la festa “The Mask Night: mettici la faccia!”. Alla consolle una certezza del divertimento orobico: i camaleontici talenti del G9 (selezioni a base di trash e happy music).
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Restando in ambito adulto, sembra intrigante l’offerta del Druso di Ranica di domani sera. Non tanto per la festa in maschera, che si ripeterà sostanzialmente in quasi ogni locale della provincia, ma per la line up di concerti dal vivo. Due cantanti cult degli anni ’80 come Gazebo a Alberto Camerini, saliranno sul palco per rinverdire quelle canzoni che gli diedero notorietà mondiale. Gazebo (al secolo Paul Mazzolini, 58 anni), soprattutto, con “I like Chopin”, forte di 8 milioni di dischi venduti: «Remember that piano…», cantava nel 1983 il bel ragazzo nato a Beirut da un italiano e da una americana, e quel brano andò al primo posto in tanti paesi come il Giappone, il Brasile, la Spagna, la Germania e Honk Kong. In totale, lp compresi, piazzò ben 12 milioni di dischi. Proprio in Brasile, tra l’altro, è nato 67 anni Alberto Camerini: si presentava come “cyberclown”, o meglio “Arlecchino elettronico”, come si definiva nella canzone “Rockmantico” (e a tema si vestiva). «Mi sono sempre ispirato alla Commedia dell’Arte e alla figura di Giambattista Tiepolo – racconta Camerini – mischiando l’arte alle innovazioni tecnologiche agli inizi dell’era informatica. Mi muovevo su stilemi punk e “cyberdisco”, ma farsi capire era difficile».