Un gruppo di quattro persone provenienti dalla Val d’Ossola (territorio che fa parte della provincia di Verbano Cusio-Ossola) e da Milano, è arrivato in Bergamasca per conoscere alcune realtà agricole e rurali delle Prealpi Orobie, con particolare attenzione alla Bruna Alpina originale, razza bovina profondamente legata alla tradizione dell’allevamento di montagna.
Un viaggio nato dal desiderio di mettere a confronto territori diversi ma accomunati dalla vita nelle terre alte e dalla cura del patrimonio agricolo.
Alla scoperta della Bruna Alpina originale

La vacca Bruna Alpina originale rappresenta una delle razze bovine storicamente legate all’agricoltura di montagna. La sua presenza sulle Prealpi Orobie bergamasche testimonia il rapporto tra allevamento, territorio e comunità rurali, dove le stalle e i pascoli continuano ad essere parte integrante del paesaggio.
Il tema della razza è particolarmente attuale anche alla luce della 55ª Mostra Nazionale della Razza Bruna, organizzata a Verona lo scorso febbraio all’interno della Fiera Agricola, appuntamento di riferimento per il settore.
Per la delegazione arrivata in Bergamasca, conoscere da vicino gli allevamenti e gli animali significa quindi andare oltre la semplice visita: l’obiettivo è comprendere come una razza bovina possa essere parte della storia e dell’economia delle comunità alpine.
Dalla Val d’Ossola alle Prealpi Orobie
GUARDA LA GALLERY (2 foto)
Andrea Delvescovo, Laura Posani e Chiara Pesenti in Sussia
La delegazione era guidata da Andrea Delvescovo, 28enne direttore del periodico di Cultura alpina Il Rosa, e da Laura Posani, presidente della Sem e componente del Premio Meroni.
Il gruppo ha raggiunto la Bergamasca nella giornata di ieri, giovedì 20 agosto. La prima tappa è stata San Pellegrino Terme, con la visita all’antica borgata di Sussia, accompagnati dalla sanpellegrinese Chiara Pesenti.
Pesenti aveva ricevuto nel novembre scorso una menzione speciale ex aequo alla XVII edizione del Premio Marcello Meroni, riconoscimento dedicato a chi, nel mondo della montagna, si distingue per impegno, originalità, solidarietà e valore culturale.
«Una scoperta affascinante, dalla scuola che c’era un tempo alla figura della Guida Alpina», ha raccontato Delvescovo, sottolineando anche l’importanza dell’attività svolta da Pesenti e dagli altri volontari dell’associazione “Amici di Sussia” per cercare di mantenere viva la borgata.
In Val Taleggio tra vacche, manzette e vitellini

Dopo una breve pausa pranzo avvenuto presso il ristorante sanpellegrinese “Tirolese-Diverso”, gustando alcune pietanze montane, il viaggio è proseguito verso la Val Taleggio dove il gruppo ha incontrato Flaminio Locatelli, che ha raccontato la storia della sua Cooperativa Sant’Antonio, nella frazione Reggetto di Vedeseta.
La visita ha permesso di conoscere da vicino una realtà agricola del territorio, attraverso lo spaccio dell’azienda e soprattutto la visita in stalla. Qui i visitatori hanno potuto osservare e accarezzare vacche, manzette e vitellini di Bruna Alpina originale, entrando direttamente in contatto con il mondo dell’allevamento.
Un’esperienza particolarmente significativa per una delegazione che sta raccogliendo testimonianze e storie legate alla pastorizia e all’agricoltura alpina.
«Essendo l’anno internazionale della pastorizia, e avendo intervistato alpigiani sui pascoli della Val d’Ossola, abbiamo voluto conoscere anche altre realtà di questo settore, cercando somiglianze, aspetti in comune e specificità di ciascuna di esse» – ha proseguito Delvescovo.
Due territori, la stessa cultura della montagna
Il confronto tra la Val d’Ossola e la Bergamasca nasce quindi dalla volontà di capire come le diverse comunità affrontino le sfide legate alla vita e al lavoro in montagna. Dall’allevamento della Bruna Alpina originale alla gestione dei pascoli, passando per la tutela delle borgate e delle tradizioni, emergono esperienze differenti ma accomunate da un forte legame con il territorio.
«La montagna accomuna ma non divide chi ci abita» – ha sintetizzato il giovane direttore de Il Rosa.
Il Rosa e la rete dei territori alpini

Il viaggio è anche parte del percorso editoriale di Il Rosa, periodico nato nel 1962 a Macugnaga come giornale turistico di quattro pagine. Negli anni Novanta la pubblicazione si è ampliata alla Valle Anzasca, mentre dal 2022 è diventata un semestrale di 32 pagine.
Il giornale viene distribuito gratuitamente a fronte di un’offerta e si sostiene grazie a donazioni e pubblicità. Oggi conta una redazione di otto persone e circa un centinaio di collaboratori, con contributi dedicati alla montagna provenienti anche dall’estero: Svizzera, Australia, Malta, Sud Africa, Kenya e Stati Uniti d’America.
È presente anche un sito online e una pagina Instagram: «L’ultimo dei nostri progetti come giornale è quello di fare rete con altri giornali di montagna locali raccontando uomini e donne che vivono ogni giorno sulle terre alte».
In questo percorso, la visita in Bergamasca diventa anche un’occasione per raccontare la Bruna Alpina originale non soltanto come razza bovina, ma come elemento di una cultura agricola che continua a tenere insieme persone, animali e territorio.