Un prodotto che fonde tradizione e innovazione, devozione e convivialità, attaccamento alle radici e voglia di andare lontano. È Aliciano, il biscotto delle monache Salesiane che dieci anni fa fu rilanciato e, da un tempo quasi analogo, è divenuto il prodotto enogastronomico simbolo della città di Alzano.
Tutto ha inizio a cavallo tra il secolo scorso e gli anni Duemila, quando nel cuore della città, tra le sue storiche mura, era ancora attivo il monastero dell’Ordine della Visitazione di Santa Maria. Un complesso gestito fin dagli inizi del Settecento dalle suore Salesiane, una vera e propria città nella città autosufficiente. Quasi tutto ciò che serviva per la vita nel monastero veniva prodotto direttamente al suo interno: nel piccolo terreno di loro proprietà, le monache coltivavano frutta e verdura e avevano fatto crescere diversi alberi di nocciole.
Tra la fine dell’estate e l’autunno, i frutti di quegli alberi venivano raccolti, fatti essiccare e macinati per ottenere della farina. Questa veniva unita allo zucchero, quando c’era, o più spesso al miele, al burro e a qualche uovo per creare dei biscotti. Una ricetta classica, ma a suo modo unica.
Con il tempo, l’ordine claustrale aveva aumentato i contatti con l’esterno, inserendosi nel tessuto sociale cittadino attraverso una fitta rete di scambi. Tra i più diretti vi erano quelli con il panificio della famiglia Trionfini, il cui laboratorio è tuttora confinante con una parte del monastero e dove lavorava il giovane Giuseppe, vero protagonista della storia.
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«Per anni nel nostro laboratorio ha lavorato una suora laica – racconta -, aiutava le poche suore rimaste, quasi tutte molto anziane. Un giorno mi portò una ricetta, scritta a mano sul classico bigliettino di carta sgualcito e ingiallito dal tempo. Mi raccontò la storia dei biscotti con la farina di nocciole e mi piacque molto, così conservai il biglietto nel mio ricettario».
A febbraio del 2015, con il trasferimento delle ultime suore rimaste ad Almenno San Salvatore, il monastero della Visitazione chiuse definitivamente i battenti e con esse gli alzanesi dovettero salutare uno dei luoghi a cui erano rimasti legati per quasi tre secoli.
«Eravamo cresciuti con le suore – riprende Trionfini -, molti in paese erano legati al monastero. Così, all’indomani della sua chiusura, mi ricordai di quella ricetta che mi era stata affidata e, come se fosse un testimone da raccogliere, decisi di cominciare a lavorarci su. Non è stato facile, ma dopo un po’ di esperimenti, ad agosto del 2016 nacque quello che inizialmente avevo chiamato il biscotto delle monache, in loro onore». (…)