Foto pagina Facebook “Noi che siamo stati alla Festa della Luna”
Una Woodstock alla Bergamasca: questo è stata la Festa della Luna, un evento che dal 1981 al 2005 riunì diversi giovani “alternativi”, sia italiani che stranieri, sui pendii che sovrastano Colere.
Il prossimo autunno, quel fenomeno che per venticinque anni divise la Val di Scalve, tra coloro che vi guardavano con entusiasmo e curiosità e quelli che l’avversavano, verrà ricordato con l’uscita di un film, Alla fine del Millennio, che uscirà anche su Youtube e sarà il risultato del montaggio di undici ore di filmati, tra quelli fatti dal regista, Livio Fornoni (47 anni, non nuovo a lavori di questo tipo) ed il girato in possesso degli organizzatori, tutt’oggi abitanti della zona. Il trailer è già sulla piattaforma.
Un festival sulle montagne scalvine
L’idea a tre giovani, come ha raccontato Fornoni in un articolo pubblicato oggi (martedì 7 aprile) sul Corriere Bergamo, venne dopo aver partecipato al raduno Re Nudo. Il primo paio d’anni venne poca gente, poi il terzo ci fu una vera e propria esplosione nelle partecipazioni, cinquecento persone, che nei primi anni Novanta erano diventate un migliaio.
A quel punto però iniziarono i problemi: la gente del paese non vedeva di buon occhio i ribelli e i figli dei fiori che arrivavano da ogni parte del paese e dell’Europa. Già qualche anno prima era nato un comitato di cittadini contro l’evento, ormai le proteste arrivavano da più persone ed il Comune decise quindi di ritirare i permessi. Non servì a nulla: anche dopo la rinuncia a organizzarlo dei fondatori, folle continuavano ad arrivare dai luoghi più disparati e lontani. Si arrivò al paradosso che, se a Colere c’era un migliaio di abitanti, su a Pian di Vione i festaioli erano arrivati a 35 mila.
Le tensioni con gli abitanti e la droga
La Rai aveva avuto modo di seguire l’andazzo della vicenda, così come le tensioni che si erano andate a creare tra gli “ospiti” delle montagne e gli abitanti. Non passò molto tempo che arrivò anche la droga, con la situazione che degenerò nel giro di qualche anno: ketamina, oppio, droghe orientali e altro. Nel 1997 ci fu un morto per overdose, l’anno dopo pure.
L’istituzione di posti di blocco e controlli portò al progressivo scemare del fenomeno. Fino a quando, nel 2006, non si presentò più nessuno su qui pendii, e allora fu chiaro che la festa era davvero finita. Rimane il suo valore come caso-studio, un esperimento sociale di comunità alternativa, dagli intenti certamente positivi, che poi per certi versi andò a degenerare, con a volte esiti anche tragici.
Rimangono le sequenze girate in quei luoghi, molte delle quali saranno accessibili solo dopo l’estate con l’arrivo della pellicola. Un gruppo social che riunisce alcuni dei partecipanti. Ed i rifiuti abbandonati su quei rilievi, reperti archeologici di un mondo che fu, e che mai ritornerà.