Piedi per terra

Benissimo la sanità d’eccellenza e la facoltà di Medicina, ma a Bergamo in tanti non hanno il medico di base

Tutti concordi sulla valorizzazione del Papa Giovanni come centro d’avanguardia e sull’apertura del corso di laurea, poi però...

Benissimo la sanità d’eccellenza e la facoltà di Medicina, ma a Bergamo in tanti non hanno il medico di base

Immaginate che il tetto di casa vostra sia danneggiato e vi piova dentro. Eppure, la vostra priorità è investire per rifare la veranda, arredarla in modo elegante e moderno, magari con il supporto di qualche interior designer. Metaforicamente, è un po’ quel che sta accadendo in tema di sanità bergamasca.

Nell’ultima settimana, sul territorio si è aperto un intenso dibattito su due questioni: la valorizzazione dell’ospedale Papa Giovanni XXIII come centro d’eccellenza e all’avanguardia in diversi campi e portare una Facoltà di Medicina anche a Bergamo.

In realtà, più che un dibattito, si è trattato di un coro unanime di consensi: amministratori locali, parlamentari, assessori e consiglieri regionali e vertici della Sanità territoriale si sono trovati ovviamente d’accordo nel dire che sì, è giusto che al Papa Giovanni venga riconosciuto uno status “superiore” rispetto a quello di “semplice” Asst (sebbene non si tratti di una competizione tra strutture) e che sì, sarebbe bello e importante portare anche a Bergamo una Facoltà di Medicina, che vada quindi oltre l’attuale corso Medicine & Surgery attivato insieme all’Università di Milano-Bicocca. Sono tutti, anzi siamo tutti dalla stessa parte.

Una questione di priorità

Una domanda, però, sorge spontanea: sono davvero queste le priorità della sanità in Bergamasca? Premesso che lavorare di squadra per raggiungere questi obiettivi non esclude la possibilità di fare lo stesso per altre questioni, l’impressione è che in questo interessante dibattito si sia perso un attimo il focus; che si stia volando un po’ troppo in alto (e Icaro insegna…).

In realtà, i problemi della nostra sanità – bergamasca, ma non solo – sono ben altri. E molto più terra a terra. Li ha ben riassunti il consigliere regionale dem Davide Casati in una lettera a L’Eco di Bergamo: «Prestazioni di base che non vengono erogate in tempi compatibili con i bisogni di salute delle persone, prestazioni ambulatoriali specialistiche di prossimità non sempre garantite con puntualità e ovunque, presidi di continuità assistenziali interni alle Case di comunità che ancora faticano a essere quel luogo centrale per decongestionare i pronto soccorso, l’insufficienza di servizi di assistenza domiciliare e quelli di prevenzione». Ma, soprattutto, «la cronica carenza di medici di base, pediatri a libera scelta e di infermieri». Ci piove in casa, ma ci preoccupiamo di altro.

La carenza di medici di base

In tal senso, a parlare sono i numeri: a fine 2025, poco meno di 43.800 bergamaschi erano orfani di medici di base, cioè più o meno il cinque per cento della popolazione adulta complessiva della provincia. Le tre Asst del territorio – che dall’ultima riforma regionale della sanità hanno preso in carico dall’Ats la gestione e il coordinamento dei medici di base – stanno facendo i salti mortali per porre rimedio al problema, ma (…)

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