Primo caso in Italia

Diabete di tipo 1, svolta al Papa Giovanni: un farmaco ritarda la malattia

Prima infusione in Italia su una 34enne rallentando il diabete. Ospedale confermato centro di riferimento per l’innovazione in diabetologia

Diabete di tipo 1, svolta al Papa Giovanni: un farmaco ritarda la malattia

Una nuova frontiera, per quanto riguarda la prevenzione del diabete di tipo 1, ha preso forma presso l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dove a una 34enne è stato somministrato un farmaco innovativo capace di ritardare l’insorgenza della malattia in pazienti che sono ad alto rischio. Si tratta di uno dei primi casi in Italia di trattamento su un adulto.

Primo caso a Bergamo e come funziona la terapia

La prima paziente trattata è una donna di 34 anni, considerata ad alto rischio di sviluppare la patologia. All’Ospedale Papa Giovanni XXIII le è stato somministrato Teplizumab, un anticorpo monoclonale indicato per ritardare l’esordio del diabete di tipo 1.

Il trattamento prevede un’infusione endovenosa della durata di 14 giorni, accompagnata da monitoraggio clinico quotidiano. La terapia è risultata ben tollerata, con solo lievi effetti collaterali già noti, e la paziente è stata dimessa in buone condizioni, continuando ora il follow-up per valutare i risultati nel tempo.

Cos’è il Teplizumab

Teplizumab è un anticorpo monoclonale che agisce sul sistema immunitario, riducendo l’attività dei linfociti T responsabili dell’attacco alle cellule pancreatiche produttrici di insulina. Studi internazionali hanno dimostrato che può ritardare mediamente di circa due anni la comparsa clinica della malattia.

Approvazioni, uso, il diabete di tipo 1 e la diagnosi precoce

Il farmaco è stato approvato negli Stati Uniti nel 2022 e autorizzato in Europa dall’EMA a gennaio 2026 per adulti e bambini sopra gli 8 anni. In Italia è attualmente somministrato a pazienti selezionati in fase di prediabete (secondo stadio), su indicazione specialistica e con approvazione del Comitato etico, in attesa del via libera definitivo dell’AIFA.

Il diabete di tipo 1 può svilupparsi mesi o anni prima dei sintomi evidenti. Nei soggetti a rischio, la presenza di almeno due autoanticorpi contro le cellule beta del pancreas consente di identificare precocemente la malattia, aprendo la possibilità di interventi preventivi.

Prospettive cliniche e focus sui pazienti più a rischio

L’introduzione di terapie immunomodulanti rappresenta un cambiamento significativo: non si interviene più solo sulla gestione della malattia, ma anche sulla sua evoluzione. L’esperienza di Bergamo segna un passo importante verso modelli di cura orientati alla prevenzione.

Particolare attenzione è rivolta ai soggetti con malattie autoimmuni o familiarità per diabete tipo 1, oltre a chi presenta iperglicemia occasionale. In prospettiva, il Piano nazionale di screening previsto dalla legge 130 del 2023 punta a individuare precocemente i soggetti a rischio.

Impatto sulla qualità della vita e il ruolo del Papa Giovanni XXIII

Ritardare l’insorgenza della malattia significa posticipare la dipendenza da insulina e ridurre le complicanze nel lungo periodo. Questo si traduce in un miglioramento della qualità di vita, soprattutto per bambini e giovani adulti, che possono affrontare la gestione della terapia con maggiore consapevolezza.

L’Ospedale Papa Giovanni XXIII si conferma centro di riferimento per l’innovazione in diabetologia, con l’obiettivo di estendere in futuro questo approccio terapeutico anche ai pazienti pediatrici, ampliando le possibilità di intervento precoce.