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Gestione delle pazienti operate di tumore al seno, la rete sanitaria di Bergamo fa squadra

Si è tenuto all'ospedale di Bergamo il convegno annuale del Dipartimento interaziendale provinciale oncologico. Ecco i temi trattati

Gestione delle pazienti operate di tumore al seno, la rete sanitaria di Bergamo fa squadra

Costruire un percorso sempre più condiviso tra specialisti ospedalieri e medici di assistenza primaria per migliorare il follow up delle pazienti operate di tumore al seno. È questo l’obiettivo al centro del convegno annuale del Dipartimento interaziendale provinciale oncologico (Dipo), che si è svolto all’Auditorium “Lucio Parenzan” dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo con la partecipazione di centinaia di professionisti sanitari del territorio.

Un modello condiviso per il follow up

L’incontro, organizzato da Ats Bergamo insieme all’Asst Papa Giovanni XXIII, è stato dedicato al tema “Dal trattamento alla sorveglianza: il follow up del carcinoma mammario tra ospedale e territorio”.

Al centro del confronto il modello provinciale di presa in carico delle donne operate di tumore alla mammella e il percorso promosso dal Dipo per uniformare la gestione delle pazienti considerate a basso rischio di recidiva dopo le dimissioni dagli ospedali pubblici e dalle strutture private convenzionate della provincia.

L’obiettivo è garantire una sorveglianza oncologica integrata, appropriata e sostenibile, rafforzando il collegamento tra ospedale e territorio e valorizzando il ruolo dei medici di assistenza primaria nella continuità delle cure.

Auditorium gremito e alta partecipazione

La sala del convegno

L’evento ha registrato una partecipazione molto elevata, con l’Auditorium Parenzan praticamente al completo. Presenti medici, oncologi, specialisti ospedalieri e professionisti sanitari provenienti da tutta la provincia.

Determinante anche il contributo del Centro Studi per la Formazione dei Medici delle Cure Primarie, organismo coordinato da Ats Bergamo con la partecipazione delle Asst territoriali, che ha individuato il convegno come progetto formativo prioritario per il 2026.

I temi affrontati durante il convegno

Nel corso della giornata sono stati approfonditi diversi aspetti legati alla gestione del carcinoma mammario, dalle linee guida sul follow up al ruolo dell’imaging, fino alla gestione del rischio eredo-familiare e alla qualità della vita dopo le cure oncologiche.

La tavola rotonda conclusiva tra oncologi e medici di assistenza primaria ha invece affrontato temi come aderenza terapeutica, salute dell’osso, fertilità e gestione del periodo pre-menopausale. Dal confronto è emersa la volontà condivisa di rafforzare ulteriormente la rete oncologica provinciale attraverso percorsi sempre più coordinati.

Il ruolo strategico del Dipo

Il convegno ha ribadito il ruolo centrale del Dipo nel coordinamento delle attività oncologiche della provincia di Bergamo, favorendo la collaborazione tra strutture pubbliche, enti privati accreditati e Cure primarie.

Alla rete partecipano Ats Bergamo, le Asst Papa Giovanni XXIII, Bergamo Est e Bergamo Ovest, oltre a Humanitas Gavazzeni, Casa di Cura San Francesco, Policlinico San Pietro e Istituti Ospedalieri Bergamaschi.

Le dichiarazioni

«L’appuntamento annuale del Dipo è stato una tappa importante nel percorso di coordinamento della rete oncologica provinciale – ha spiegato Alberto Zambelli, direttore del Dipo -. Ogni anno in provincia di Bergamo si registrano circa 900 nuove diagnosi di tumore al seno».

Per Francesco Locati, direttore generale dell’Asst Papa Giovanni XXIII, il progetto rappresenta «un esempio concreto di come la rete oncologica provinciale possa tradursi in un miglioramento reale della qualità delle cure e della qualità di vita delle pazienti».

Si è poi passati a Simonetta Cesa, direttore sociosanitario dell’Asst Papa Giovanni XXIII, la quale ha invece sottolineato il ruolo strategico dei medici di assistenza primaria nella continuità assistenziale e nella prevenzione oncologica.

Infine è intervenuto Massimo Giupponi, direttore generale di Ats Bergamo, che ha evidenziato l’importanza di sviluppare modelli di assistenza sempre più integrati e vicini ai bisogni dei cittadini, rafforzando la presa in carico lungo tutto il percorso di cura.