Protegge operatori e pazienti

L’Università di Bergamo ha brevettato una siringa innovativa che riduce il rischio di infezioni

Questa tecnologia punta a ridurre le punture accidentali e il rischio biologico. Ora l'Ateneo sta cercando partner industriali per svilupparla

L’Università di Bergamo ha brevettato una siringa innovativa che riduce il rischio di infezioni

Un grande traguardo per l’Università degli Studi di Bergamo, che ha ottenuto il brevetto unitario europeo per una siringa a iniezione multipla con ago retrattile e azionamento assistito. Una tecnologia innovativa, progettata per aumentare la sicurezza durante la somministrazione di farmaci e fluidi. L’obiettivo è ridurre il rischio di punture accidentali e di trasmissione di infezioni, tutelando operatori sanitari e pazienti.

Dopo il riconoscimento europeo, annunciato oggi (8 luglio), l’Ateneo è attualmente al lavoro per individuare dei partner industriali che possano essere interessati allo sviluppo e alla commercializzazione del dispositivo.

Una risposta a un problema diffuso

L’invenzione nasce per affrontare uno dei principali rischi legati all’attività sanitaria: le punture accidentali con aghi contaminati, che possono verificarsi durante l’iniezione, nelle operazioni di smontaggio o durante lo smaltimento della siringa.

Si tratta di un fenomeno tutt’altro che marginale. Ogni anno nel mondo vengono effettuati circa dieci miliardi di iniezioni e si stimano circa due milioni di punture accidentali, con il conseguente rischio di trasmissione di patologie come epatite B, epatite C e Hiv.

Come funziona la siringa

La soluzione sviluppata da UniBg consente di effettuare più somministrazioni utilizzando un’unica tubofiala. Il sistema impiega un meccanismo meccanico composto da molle e da un elemento flessibile di blocco e sblocco, azionato direttamente dall’operatore.

L’ago fuoriesce esclusivamente durante la fase di iniezione e rientra automaticamente all’interno della siringa dopo ogni somministrazione parziale. Al termine dell’utilizzo viene completamente ritratto all’interno della tubofiala, riducendo in modo significativo il rischio di contatto accidentale durante la sostituzione o lo smaltimento del dispositivo.

I vantaggi della nuova tecnologia

Rispetto alle soluzioni tradizionali, il nuovo dispositivo offre una maggiore protezione contro il rischio biologico, è semplice da utilizzare e funziona attraverso un sistema interamente meccanico, facilmente sterilizzabile.

La struttura è composta da un numero limitato di componenti, con ricadute positive sui costi di produzione. Inoltre alcune parti, come il telaio della siringa, possono essere riutilizzate, contribuendo a ridurre i rifiuti sanitari e migliorando la sostenibilità del dispositivo.

Un’innovazione riconosciuta in Europa

L’originalità dell’invenzione è stata confermata anche durante l’iter brevettuale. Le principali innovazioni nel settore delle siringhe a tubofiala risalivano infatti agli anni Trenta e Novanta del secolo scorso, mentre la tecnologia sviluppata dall’Università di Bergamo introduce un significativo avanzamento in termini di sicurezza e funzionalità.

Il brevetto italiano era stato concesso nel marzo 2024, mentre a dicembre 2025 è arrivata la concessione del brevetto unitario europeo, che garantisce una tutela uniforme dell’invenzione nei Paesi aderenti con un’unica procedura. Un risultato che rafforza la capacità dell’Ateneo di valorizzare la propria ricerca anche a livello internazionale.

Le dichiarazioni

In foto, da sinistra: Emanuele Vincenzo Arcieri, Sergio Baragetti e Stefano Paleari

Tra i primi ad intervenire il professor Sergio Baragetti, referente scientifico del progetto e ordinario di Progettazione meccanica e Costruzione di macchine:

«L’idea nasce dall’osservazione di un gesto sanitario quotidiano, semplice solo in apparenza ma che comporta rischi importanti per chi lavora in ambito clinico. L’obiettivo era sviluppare una soluzione essenziale, robusta e facilmente adattabile ai diversi contesti d’impiego, capace di aumentare la sicurezza senza complicare il lavoro degli operatori. Il risultato è un dispositivo semplice da produrre che può ridurre drasticamente il rischio di contaminazione biologica».

Al progetto hanno contribuito anche il professor Stefano Paleari e il ricercatore Emanuele Vincenzo Arcieri, entrambi del Dipartimento di Ingegneria gestionale, dell’informazione e della produzione.

Invece per quanto riguarda il professor Giuseppe Rosace, delegato del rettore al trasferimento tecnologico, il brevetto rappresenta «la conferma della capacità dell’Università di trasformare la ricerca in innovazione concreta». Un ruolo nel quale sarà centrale anche la Fondazione U4I, chiamata a mettere in contatto la tecnologia con imprese, investitori e partner industriali.

Le possibili applicazioni

Questa siringa potrà trovare impiego in numerosi ambiti sanitari: dall’odontoiatria alla chirurgia, fino alla chirurgia plastica, alla medicina estetica e veterinaria, oltre a tutte le procedure che prevedono la somministrazione di fluidi mediante iniezione.

I benefici riguardano l’intero sistema sanitario: maggiore sicurezza per medici e infermieri, minori rischi per i pazienti e una riduzione degli incidenti e dei costi legati alla gestione del rischio biologico.

Ora si cercano partner industriali

La prossima fase del progetto prevede la realizzazione di un prototipo funzionante, l’ottimizzazione dei materiali e dei processi produttivi e l’aumento del livello di maturità tecnologica.

Parallelamente, l’Università degli Studi di Bergamo ha avviato la ricerca di partner industriali interessati allo sviluppo della tecnologia, tra cui produttori di siringhe e dispositivi medici, aziende biomedicali, strutture sanitarie e soggetti interessati ad accordi di licensing, co-sviluppo o validazione applicativa.