di Paolo Aresi
È una storia tormentata. Da anni camminiamo in un tunnel del quale non si vede l’uscita. La nostra sanità annaspa, le visite in arretrato sono ancora migliaia, i ricoveri programmati e in attesa ammontano a ben 21.358 in Lombardia, alcuni risalgono anche al 2022 e al ’23, come denuncia il sindacato Uil in un comunicato stampa.
La Regione ha varato di recente un “Piano operativo liste di attesa” che incrementa il numero di prestazioni complessive, ma che non risolve il problema.
Su un altro versante, quello dei medici di base, è arrivata un’altra tegola: il bando regionale per coprire 511 posti vacanti è andato quasi deserto, soltanto tredici sono state le candidature. Per la verità, il numero di posti liberi viene considerato eccessivo rispetto al bisogno reale: parte dal presupposto che un medico possa seguire mille e duecento pazienti.
Nella pratica siamo sempre oltre i mille e cinquecento. In ogni caso, il fabbisogno reale non va al di sotto dei trecento medici, e i vuoti si sentono, soprattutto nelle zone più disagiate della provincia.
Le problematiche sono ben conosciute: la professione di medico di base non appare attrattiva per un insieme di ragioni, che vanno dalla retribuzione all’impegno rispetto ai pazienti, ma soprattutto rispetto agli adempimenti burocratico-informatici, che sottraggono tanto tempo all’impegno medico vero e proprio e che perciò risultano frustranti.
A tutto questo bisogna aggiungere la carenza di giovani dottori a causa delle politiche di accesso universitario limitato degli ultimi trent’anni.
Privati e privatini
Ma torniamo alle liste d’attesa. I pazienti negli anni hanno cercato di adeguarsi all’andazzo generale, hanno studiato strategie di (…)