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Covid, gli studenti di Bergamo raccontano la loro pandemia con un giornale

Duecento pagine di racconti dei ragazzi, di come hanno vissuto questo periodo difficile, da marzo 2020 fino a oggi

Covid, gli studenti di Bergamo raccontano la loro pandemia con un giornale
Scuola Bergamo, 03 Maggio 2021 ore 14:51

È una raccolta delle esperienze e del vissuto dei ragazzi di Bergamo e provincia, durante il periodo della pandemia, che va dai momenti di marzo 2020 fino a oggi: un giornale intitolato "Breathe out" (trad. "Espirare"/Buttare fuori"), dal duplice significato, sia legato alla malattia che alla necessità di trovare uno sfogo alla rabbia ed alla frustrazione, così come all'insicurezza, di una situazione in cui giovani come loro non dovrebbe mai trovarsi.

Si tratta di un giornale studentesco, nato dall'unione delle esperienze redazionali di quattro istituti: il liceo linguistico Falcone, i licei scientifici Mascheroni e Lussana ed il liceo classico Sarpi. Il progetto nasce dal sostegno dell'assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Bergamo all'idea delle redazioni delle quattro scuole di unirsi per creare un nuovo foglio, che si avvalesse delle esperienze dei giornali scolastici già esistenti, ovvero “1993” (del Falcone), “The Mask” (del Mascheroni), “Quinto Piano” (del Lussana) e “Cassandra” (del Sarpi). Poi c'è stato l'incontro tra questa nuova realtà, che si chiama 4G, e un progetto editoriale di studenti universitari bergamaschi, “Odissea”, da cui è scaturito alla fine “Breathe out”.

Si tratta di un prodotto editoriale di duecento pagine, in cui sono racchiusi i racconti dei ragazzi e della pandemia, partendo dall'inizio nella città cinese di Wuhan e l'arrivo a Bergamo, il turbamento e il disorientamento iniziali, la rabbia e la frustrazione dopo l'estate, quando c'è stata la recrudescenza del virus e i ragazzi invece speravano di tornare a fare scuola in presenza e a vivere come prima. All'interno anche l'intervista al sindaco di Bergamo Giorgio Gori ed ai volontari di Bergamo X Bergamo. Per ora è solo in formato digitale, ma si stanno cercando contributi (intorno a qualche migliaio di euro) per poterlo pubblicare anche in forma cartacea.