Pallone d'Oro 2026

Le mani (e l’anima) del Curnasco di Treviolo, da sempre: Luca Parimbelli è una sicurezza

Il portiere classe 1993 è il nuovo candidato per il nostro premio dedicato alla Seconda e Terza Categoria. Ormai gioca poco, ma è un simbolo

Le mani (e l’anima) del Curnasco di Treviolo, da sempre: Luca Parimbelli è una sicurezza

Non è certo il più forte, non è mai titolare e qualche volta non figura nemmeno nella lista dei convocati. Eppure Luca Parimbelli, portiere classe 1993, da ben dodici anni è un elemento fondamentale per il Curnasco, squadra di Treviolo. Non salta un allenamento, si mette sempre al servizio dei compagni ed è una figura positiva all’interno dello spogliatoio. Un ragazzo che dà sempre il tutto per tutto e che continua a divertirsi.

Il 33enne è un nuovo candidato al Pallone d’Oro 2026 di Seconda e Terza Categoria di PrimaBergamo, l’iniziativa con cui vogliamo accendere i riflettori sul calcio dilettantistico dei nostri Comuni e premiare non solo i migliori in campo, ma chi sa rappresentare con passione e valori lo sport che amiamo. Ogni settimana troverete una nuova storia sul giornale in edicola, con il coupon da ritagliare, compilare e farci avere. Potete anche inviare prova fotografica del voto effettuato inviando una mail a redazione@primabergamo.it oppure un messaggio WhatsApp al 3500282362. Stessi riferimenti per candidare un giocatore, indicando nome, club e un recapito.

Finché è un piacere, si fa

Parimbelli è di Curnasco, ha fatto le giovanili al Curnasco, è andato via – facendo varie esperienze tra Stezzanese e Pedrengo – ed è tornato al Curnasco. Da dodici anni non si è più mosso. Nel tempo il suo ruolo si è trasformato: oggi è il terzo portiere, aiuto preparatore, voce dalla panchina, presenza fissa agli allenamenti. «Sono un po’ sovrappeso, perciò faccio fatica a rendere come vorrei in campo. Sono il primo a dire che se sta meglio un altro, è giusto che giochi lui».

Luca è un elemento fondamentale per la squadra. Anche quando non è convocato, va comunque in panchina in tuta. E da bordo campo grida per farsi sentire dai suoi compagni e guidarli in partita. «Ho passato un anno intero a tallonare un mio compagno con indicazioni e correzioni dalla panchina, ma lui si lamentava sempre. Tuttavia, quando sono stato costretto giocare una mezz’oretta per via dell’infortunio del primo portiere, a fine partita proprio quel mio compagno è venuto a dirmi quanto fosse facile giocare con me che lo guidavo dietro di lui. Vuol dire che l’occhio ce l’ho ancora», scherza Luca. La sua filosofia è semplice, e la ripete spesso anche al gruppo nei momenti di stanchezza: «Finché è un piacere, si fa. Quando non lo sarà più, sarà il momento di smettere».

Una società basata sulle persone

«Siamo una realtà piccola, comunitaria, che fonda tutto sul gruppo. Ci sono tante persone speciali, dal capitano Faco al “giovane” classe ’86 Ska, passando per i miei colleghi portieri Bumy e Ale. Ovviamente grande merito va al lavoro di mister Morlacchi e al ds Locatelli».

Il Curnasco non ha giovanili, dispone di un budget limitato e non garantisce rimborsi spese, né ai giocatori, né allo staff. «Ci arrangiamo come possiamo. Il bello del dilettantismo per me è andare al campo per trovarsi con gli amici. O per costruirseli, se sei fortunato». Eppure, intorno a questa società girano quasi esclusivamente persone che al Curnasco ci sono cresciute: l’allenatore è un ex giocatore, il suo secondo anche, i collaboratori pure. Il magazziniere, con moglie e figlio, tiene in piedi spogliatoi e campo da sempre.

Vale la pena restare per un gruppo speciale

Parimbelli è un insegnante di Lettere e nel tempo libero canta in un gruppo chiamato SERP. Ama mettersi a disposizione in ogni cosa nella quale si cimenta, sia a livello professionale che personale. In campo, così come nella vita, Luca porta curiosità, presenza e una spiccata umanità. Si definisce con autoironia «un terzo portiere sovrappeso a cui piace mangiare».

Continua a giocare e divertirsi al Curnasco, perché nel gruppo si trova bene. «Quest’anno siamo ancora più uniti, la squadra è partita allenandosi in ventotto sin dal ritiro ed è arrivata in ventotto a giocarsi la finale dei play-off di Terza Categoria. Non è scontato. Negli anni peggiori si partiva in ventidue e si finiva in sedici. Nelle emergenze ho persino fatto qualche spezzone da attaccante. Oggi, invece, anche chi non gioca la domenica si presenta ugualmente a tutti gli allenamenti».

«Chi è scontento lo rimane un momento, poi il gruppo lo riassorbe – racconta con un sorriso Luca -. Il sabato sera ci si trova a bere qualcosa prima delle rispettive serate, la domenica tutti al bar di Treviolo: siamo sempre una dozzina di persone tra giocatori, fidanzate e membri dello staff. Tre anni fa era arrivato un allenatore esterno, l’unico nella storia recente del club: l’annata era andata male, lui non era stato rinnovato, ma molti dei nuovi arrivati con lui sono rimasti. Vengono ancora al bar con noi. Vuol dire che qui trovano un ambiente speciale».