Dove andare?

Tre bellissime gite sulle montagne bergamasche per iniziare al meglio il 2026

Sebbene manchi la neve, di posti stupendi da scoprire ce ne sono tanti. Tra questi, il Monte Zucco, la Valle del Vò e il rifugio Parafulmine

Tre bellissime gite sulle montagne bergamasche per iniziare al meglio il 2026

di Angelo Corna

Anche se sulle montagne bergamasche manca la neve, come si può rinunciare a un’escursione di fine (o inizio) anno? Ecco tre gite alla portata di tutti, perfette per riscoprire il rigore dell’inverno, ma anche per smaltire il panettone e i bagordi di queste festività.

Monte Zucco

La prima gita ci porta a Sant’Antonio Abbandonato, borgo posto a spartiacque tra la Val Brambilla e la Val Brembana. Parcheggiata l’auto in prossimità della chiesa del paese, seguiamo il sentiero Cai 505 che, marchiato da bolli gialli, costeggia il cimitero fino alle graziose case di Prisa Bassa (m. 1.023). Continuiamo in piano per alcuni minuti e attraversiamo una conca fino ad arrivare in prossimità di una seconda, caratteristica abitazione. Il sentiero ora riprende a salire nel bosco e, sempre ben segnalato, ci porta vicini a un bivio, che ignoriamo. Proseguiamo in salita fino a raggiungere, dopo circa 45 minuti di cammino, il Rifugio del Gesp, di proprietà del Gruppo escursionisti di San Pellegrino. La zona è ricca di panche, tavoli e bracieri per il barbecue: chi non teme il gelo può concedersi qualche minuto di riposo.

Per raggiungere la cima della nostra montagna dobbiamo proseguire lungo il tracciato, che inizialmente attraversa il falsopiano un ampio prato e alcune stalle ristrutturate. Superiamo una cascina e in ripida salita raggiungiamo il colle che ospita il sentiero che sale dalla Val Merlonga; noi pieghiamo a destra e, seguendo la cresta senza nessuna difficoltà, raggiungiamo la vetta dello Zucco (1.232 m). Lì ci attende una vista stupenda su tutte le Alpi Orobie.

Valle del Vò

Questo luogo, suggestivo e solitario si apre poco prima dell’abitato di Schilpario, nei pressi del piccolo borgo di Ronco, fra il monte Bognaviso e il Pizzo Tornello. Lungo la valle scorre il fiume Vò, che dà il nome alla zona.

La cascata è tra le principali mete della Val di Scalve e, anche durante la stagione invernale, il sentiero che porta a lei è largo, ben battuto e segnalato. Lasciato il ponte della provinciale (Sp 294), imbocchiamo la stradina che costeggia il fiume fino a raggiungere il ristorante Chalet del Vò (ora chiuso per inattività). Una volta trovato posteggio negli ampi spiazzi lungo la strada che costeggia il torrente, si prosegue a piedi lungo la mulattiera, marchiata dal segnavia Cai 413, che prosegue fino alle cascate. Nonostante la poca neve, il panorama resta comunque “di ghiaccio”: la galaverna ricopre pini e noccioli, regalandoci un paesaggio degno del film di Frozen.

È possibile tornare dal sentiero comune all’andata, oppure, pochi metri prima della cascata, possiamo imboccare il sentiero che piega a sinistra. Proseguiamo su una passerella di legno che porta sull’altra sponda del fiume, pieghiamo a sinistra e, ignorando le varie deviazioni e restando fedeli al sentiero, in circa mezz’ora raggiungiamo il piccolo borgo di Ronco e il punto di partenza della nostra gita.

Rifugio Parafulmine

Questa escursione trova partenza da Barzizza, frazione di Gandino raggiungibile dopo l’acquisto del “gratta e sosta” reperibile negli esercizi commerciali del paese. Successivamente, si continua fino agli ampi parcheggi della “Colonia Montana”, posti a 1.200 metri di quota. A pochi passi dal parcheggio ci accoglie il rifugio Monte Farno, che offre un servizio di bar, pizzeria e ristorante con specialità tipiche del nostro territorio. Base perfetta per le tante escursioni presenti nella zona, è aperto tutti i giorni, escluso il lunedì.

Lasciata la struttura alle nostre spalle, possiamo proseguire lungo l’ampia carrareccia, a tratti coperta dalla neve. Il percorso ci porterà, in circa un’ora di cammino, al rifugio Parafulmine, situato a 1.536 metri di quota: la capanna è accessibile tutto l’anno ed è adatta anche agli escursionisti meno esperti, diventando un’ottima meta nel periodo invernale per ciaspolate o sciate. Non disperiamoci: nel frattempo, sperando che arrivi la neve, possiamo comunque approfittare della buona cucina offerta dal rifugio.