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I 29 tesori nascosti delle Giornate Fai di primavera

I 29 tesori nascosti delle Giornate Fai di primavera
Eventi 22 Marzo 2019 ore 18:46

Palazzi da sogno, castelli, chiese, conventi, musei, fucine, un mulino e persino due antiche prigioni. Sono loro i protagonisti dell’appuntamento più atteso con l’arrivo della bella stagione, puntuale anche quest’anno, sabato 23 (indicativamente dalle 14 alle 18, ma è bene controllare su internet caso per caso) e domenica 24 marzo (9.30-13 e 14-18, con lievi variazioni): le Giornate Fai di Primavera, che da ben 27 anni aprono a un pubblico di curiosi e appassionati luoghi solitamente inaccessibili o visitabili solo in occasioni particolari, e lo fanno grazie al contributo ed alla buona volontà di 325 gruppi di delegati - tra delegazioni regionali, provinciali, gruppi giovani e volontari - in tutta Italia e di un nutrito gruppo di ben 40mila apprendisti ciceroni, studenti di scuole di ogni ordine e grado che si mettono in gioco per illustrare ai più grandi la bellezza del loro territorio. Partecipazione entusiasta della provincia di Bergamo, con 29 siti in 10 Comuni. Da Palazzo Moroni a Sant’Agata in città, da San Bernardino a Caravaggio all’area archeologica di Casazza, senza dimenticare il bene-simbolo del Fai bergamasco: il mulino di Baresi. La sezione punta a incrementare le presenze già importanti dello scorso anno, oltre 7.100, e a consolidare il numero di iscritti, 2.800. Informazioni su fondoambiente.it.

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Delegazione Fai di Bergamo

La sezione di Bergamo propone quest’anno quattro itinerari tematici - “Luoghi di pena e di delizia” (Bergamo, Vilminore di Scalve), “I borghi che non ti aspetti” (Luzzana, Vertova), “Il futuro ha un grande passato” (Casazza, Vilminore di Scalve), “La fede dei nostri avi” (Albino, Vertova) - attraverso sei comuni e dodici luoghi che, grazie alla disponibilità dei proprietari, saranno aperti al pubblico: un viaggio fra il capoluogo, la Val Seriana, la Val di Scalve e la Val Cavallina.

Città. A Bergamo il Palazzo Moroni racconta ricchezze barocche e splendori nobiliari di un casato che dal Seicento a oggi lo possiede e lo ha abitato fino a pochi anni fa, un luogo di delizia con i suoi affreschi vivaci e le collezioni di dipinti, arredi e oggetti, con un tuffo anche nella vita aristocratica dell’Ottocento (visita riservata agli iscritti Fai, con la possibilità di aderire direttamente in loco). A poche centinaia di metri, nell’ex Carcere di Sant’Agata, il visitatore potrà immedesimarsi nella vita quotidiana delle guardie carcerarie e dei detenuti, che condividevano gli stessi spazi, imponenti e contemporaneamente angusti e cadenti, di un ex monastero trasformato a fine ‘700 dal grande architetto Pollak in un luogo di pena.

Val Cavallina. Chi sceglierà la Val Cavallina scoprirà a Luzzana il piacere di passeggiare nelle vie silenziose di un piccolo borgo che non ti aspetti, immerso nel verde delle colline e abbellito da opere d'arte site specific degli scultori Giosuè e Alberto Meli. Luzzana ospita anche il Castello Giovanelli, trasformato verso la fine del 1500 in abitazione civile dai conti Giovanelli e ampliato nella seconda metà del ‘700, con la straordinaria collezione di arte contemporanea Meli, che è stato il principale collaboratore, nonché esecutore, di Hans Jean Arp, fondatore del dadaismo, di cui il museo accoglie diverse opere. Pochi chilometri più a monte, Casazza nasconde nei sotterranei di un supermercato l’area archeologica di Cavellas, un villaggio di origine romana rimasto sepolto per 1400 anni.

Val di Scalve. Risalendo verso i monti si raggiunge la Valle di Scalve e il comune di Vilminore, un borgo raccolto intorno al Palazzo Pretorio, realizzato a fine ‘300 come residenza del Podestà. Ospita al suo interno il salone delle udienze, decorato da affreschi e da ritratti dei pretori, con un imponente camino. Nel 1563, venne ampliato per costruire le nuove prigioni, un luogo di pena ottimamente conservato, interamente foderate con spesse travi in larice. Teveno è una piccola località nel comune di Vilminore, che ci ricorda con la sua Fucina che il futuro ha un grande passato. Risalente almeno alla prima metà dell’800, è un manufatto che si armonizza perfettamente nell’ambiente naturale, oltre a conservare meccanismi tecnici sorprendenti, fra cui una rara tromba idroeolica, invenzione di cui si occupò già Leonardo da Vinci.

Val Seriana. Oltrepassando il passo della Presolana e prendendo in direzione Bergamo si incontra, a metà della Valle Seriana, Vertova, che propone un itinerario pedonale alla scoperta del centro storico e tre luoghi da visitare singolarmente. Si parte dalla piccola piazza San Marco, con i suoi palazzetti antichi, per poi andare, tra viuzze strette e passaggi coperti, alla scoperta della casa Torre di Piazza Castello, della Contrada di Druda, delle chiesette di San Rocco e di San Lorenzo dal rustico aspetto trecentesco. In tre minuti a piedi da piazza San Marco si raggiunge la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta, dal fastoso interno barocco con opere di scultura e intarsi dei Fantoni e dei Caniana, dei marmorari Manni e Corberelli, dei pittori Salmeggia, Carpinoni, Gregorio, Dorigny, Ronzelli. Proprio accanto alla Parrocchiale, il Museo d'Arte Sacra Santa Maria Assunta racconta la fede dei nostri avi attraverso una collezione di suppellettili sacre di notevole valore. A monte del centro storico l’ex Convento dei Cappuccini offre un bel panorama sul paese dal giardino interno. Il convento e la chiesa risalgono al 1576. Il Santuario della Madonna del Pianto ad Albino è a meno di un quarto d’ora d’auto da Vertova, all’ingresso sud del paese. In questo luogo la fede di nostri avi ha origine altomedievale, devozione accresciuta dal miracolo del 1655. Opere d’arte di Moroni e Salmeggia ornano l’edificio a croce latina con cupola.

 

Articolo completo alle pagg. 12-13 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 28 marzo. In versione digitale, qui.