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Bergamospia (si dice, non si dice) San Vigilio, il resort incompiuto

Bergamospia (si dice, non si dice) San Vigilio, il resort incompiuto
Eventi 18 Luglio 2015 ore 10:01

Che cosa si dice, che cosa si scrive, ma soprattutto cosa non si dice e non si scrive (solitamente) della nostra città. Tra sussurri e grida una raccolta indiscreta.

 

Quel buco nero a San Vigilio
Il resort di lusso giace incompiuto

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Il cartello di fine lavori reca una data remota: luglio 2012. Doveva essere il resort di lusso di San Vigilio, invece giace malinconicamente incompiuto. Il cantiere è fermo da tempo, la ristrutturazione dell'edificio storico è lasciata a metà e la vegetazione ha quasi coperto le antiche pietre. I turisti che si inerpicano lungo le scale che portano al castello si trovano la vista coperta da pannelli di compensato. Lavori in corso, fino a quando non si sa. Il progetto di rilancio si è arenato e nessuno sembra curarsene. Un peccato per uno degli angoli più suggestivi di Bergamo. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa l'assessore alla riqualificazione Francesco Valesini: forse è da un po' che non si concede una passeggiata a San Vigilio. Che nostalgia pensare che una volta si andava su alla trattoria a godersi il panorama con un bel piatto di casoncelli davanti. Ora dietro la cancellata resta un buco nero, che a vederlo mette tristezza.

 

Fascismo da bar in via San Bernardino
Colazione da Mussolini con polemica

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Il Corriere Bergamo scrive del fascio-bar di via San Bernardino e scoppia il caso. In realtà il "Colazione da Tiffany" è aperto da un bel pezzo, da qualche mese addirittura 24 ore su 24. Finora le foto del duce e i simboli della X Mas erano passati inosservati. Fino a che un cliente casuale si è versato il caffè sulla camicia trovandosi davanti il volitivo mento. Il titolare è fascista sui generis: nostalgico si, ma dalle larghe vedute. Nel suo bar entrano tutti, compresi immigrati e gay. E dietro il bancone lavora un ragazzo indiano. Ma adesso che il bar è stato sbattuto in prima pagina è scoppiato il finimondo. Alcuni residenti invocano il boicottaggio, l'associazione partigiani si indigna, il questore si stupisce e si riserva di approfondire. Sergio Gandi, assessore alla sicurezza e uomo di sinistra, sdrammatizza: tutto vero, dice, ma il barista è fascista un po' particolare. E poi il locale non ha mai dato problemi, a differenza di altri nella zona. Guai dimenticare la tragedia del fascismo. Ma basterebbe il buon senso per distinguere il folklore dall'apologia. E liquidare il tutto con una bella risata, magari andando a bere il cappuccio un po' più in là.

 

Profughi in palestra, Gori si adegua
L'uomo propone, il prefetto dispone

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Al Monterosso sono arrivati 50 profughi. Li hanno sistemati nella palestra della scuola Camozzi, come il sindaco non avrebbe mai voluto. «I migranti nelle palestre? Sarebbe l'extrema ratio», aveva detto Gori una decina di giorni fa. Invece ha dovuto subire la volontà del prefetto Ferrandino, che lo ha avvisato all'ultimo momento. Alla richiesta di disponibilità "immediata" non si poteva dire no. Non restava altro da fare che trovare una struttura adatta nel minor tempo possibile. Ma a Palazzo Frizzoni l'atteggiamento del prefetto non è piaciuto granché. L'inquilina di via Tasso gode di popolarità sempre minore tra i sindaci - non solo fra i leghisti - proprio per i suoi modi spicci e decisionisti. Il trevigliese Pezzoni si è vendicato twittando un lapidario sms prefettizio in cui lo si avvisava dell'imminente arrivo di altri cinque profughi. Manco una telefonata. Ai sindaci bergamaschi piace chi propone. Invece il prefetto dispone. E non resta che obbedire, non sempre tacendo.

 

Sei mesi per revisionare un camion
I tempi biblici della motorizzazione

MOTORIZZAZIONE CIVILE

L'impero della burocrazia colpisce ancora. Alla motorizzazione civile di Bergamo, rende noto L'Eco, si aspettano fino a sei mesi per la revisione di un camion. Tempi da diesel, che farebbero perdere la pazienza anche ai santi. I comuni mortali sopportano pazientemente e si mettono in coda, aspettando che le carte facciano lentamente il loro corso. Gli autotrasportatori danno la colpa alla nuova legge, che ha ingarbugliato la situazione anziché semplificarla. L'onorevole Sanga presenta un'interrogazione parlamentare per tentare di sbloccare l'impasse. Nell'attesa non resta che attendere. Come sempre.

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