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Il film da vedere nel weekend Leatherface, l'inizio dell'orrore

Il film da vedere nel weekend Leatherface, l'inizio dell'orrore
Eventi 16 Settembre 2017 ore 05:00

Regia: Julien Maury, Alexandre Bustillo.
Con: Lili Taylor, Stephen Dorff, Angela Bettis, Sam Strike, James Bloor, Jessica Madsen, Vanessa Grasse, Finn Jones, Nicole Andrews, Julian Kostov
Dove vederlo a Bergamo e provincia: qui.

 

La recente scomparsa del regista Tobe Hooper, autentico mostro sacro del cinema horror americano degli anni Settanta, ha lasciato un vuoto profondo nei fan di un genere che – proprio con il suo film più iconico – ha avuto un rinnovamento travolgente. L’uscita di Non aprite quella porta (1974) aveva avuto la capacità di cambiare le regole del gioco, imponendo al cinema horror una nuova grammatica della paura che si basava su un ripensamento totale dei canoni del filone. Si trattata, innanzitutto, di un film che spostava il fulcro narrativo dalle grandi città (o da luoghi di chiara ispirazione gotica come castelli sperduti) alle campagne del Sud degli Stati Uniti. Un luogo che Hooper rappresentava come gretto, rurale, abitato da individui inquietanti e dediti a usanze inumane (come il cannibalismo). Anche da un punto di vista cinematografico il film rappresentò un deciso cambio di rotta per il genere, dando i natali al cosiddetto horror realista. Mettendo da parte spettri, vampiri o altre creature fantastiche, il film si concentrava su un killer (Leatherface) che per ragioni molto più realistiche (era un ritardato o un pazzo, a seconda delle versioni) uccideva giovani in un modo molto iconico (imbracciando una motosega) per strappare loro il volto e farne delle maschere.

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Inquietante, brutale, sporco. Non aprite quella porta è diventato a tutti gli effetti un vero e proprio cult. Nonostante negli anni immediatamente successivi la sua fortuna sia parzialmente venuta meno a causa di sequel derivativi e poco ispirati, il film è riuscito a mantenere intatta la propria aura maledetta, tanto che anche in anni recenti non sono mancati i tentativi di rilancio o di prequel che poi si sono rivelati piuttosto approssimativi. L’uscita in sala di Leatherface (questo il nome dell’assassino, tradotto infelicemente in Italia come faccia di cuoio nei primi film) lascia in effetti ben sperare per le sorti di uno dei pazzi più amati del cinema horror. La regia è infatti affidata alla coppia formata da Alexandre Baustillo e Julien Maury che, oltre a qualche altro film interessante, hanno girato il bellissimo À l’intérieur, teso horror-thriller che è senza dubbio uno dei risultati più alti raggiunti del genere negli ultimi anni.

 

 

In effetti il loro stile è, per chi ne conosca le opere e soprattutto posto a confronto con i precedenti capitoli di Non aprite quella porta, subito percepibile. A fronte di una trama che sostanzialmente ricalca in tutto e per tutto quella dei film canonici (un gruppo di ragazzi si imbatte per caso nel territorio di caccia di Leatherface e ne incrocia le ire), si aggiunge questa volta un'attenzione maniacale all’impostazione visiva, al dettaglio, alle immagini. È come se, prima ancora della sceneggiatura, fossero proprio queste ultime a doverci parlare del film, di quel mondo ai confini della follia e di cosa sta per accedere. È una scelta stilistica forte e vincente, che è stata affrontata dai due autori con grande cognizione di causa e che ci regala un film più raffinato dei precedenti, pur senza rinunciare a quella dimensione grottesca e sanguinolenta che sempre caratterizza Leatherface e la sua motosega.

In definitiva questo Leatherface si presenta non solo come un validissimo prequel/rilancio per la saga di Non aprite quella porta (che speriamo apra le porte a una generazione di seguiti più consapevoli e intelligenti rispetto a quelli degli ultimi anni) ma un ottimo film a sé stante, raffinato nell’impostazione e avvincente nella struttura, in grado di soddisfare gli appassionati e di attrarre nuovi fan alle cause del compianto Tobe Hooper.