Un interessante fotoreportage

Guardate come se la spassano i nuovi ricchi della grande Cina

Guardate come se la spassano i nuovi ricchi della grande Cina
Eventi 11 Giugno 2015 ore 06:00

Mao Tse-Tung, nel suo Libretto Rosso, affermava: «La rivoluzione è un'insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un'altra». Un mezzo terribile, la violenza, per un fine “buono”, l’abolizione delle differenze sociali. Da allora ne è passato di tempo e gli ideali di Mao sono rimasti inascoltati. Anche se, da un decennio a questa parte, in Cina è in corso una nuova rivoluzione. Niente violenza però, e soprattutto niente abolizione delle classi: questa nuova rivoluzione vien fatta a suon di miliardi. Il risultato, in ogni caso, non cambia: il rovesciamento, da parte di una classe sociale, di un’altra. I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Tutta colpa di quelli che, nella Terra del Dragone, vengono chiamati “tuhao”.

“Tuhao” è un termine noto nella storia cinese. Indicava, oltre mezzo secolo fa, i grandi proprietari terrieri che proprio la rivoluzione di Mao ha letteralmente spazzato via. Oggi “tuhao” indica invece la nuova generazione cinese dell’eccesso, dell’ostentazione, dei miliardi guadagnati in un battito di ciglia e sperperati in mega-feste, mega-auto, mega-ville e quant’altro di “mega” si possa immagine. Il suffisso “tu”, in cinese, significherebbe “terra”, ma l’evoluzione della lingua ha portato ad usarlo per identificare le persone rozze e cafone. “Hao”, invece, significa splendore. “Tuhao”, quindi, letteralmente lo potremmo tradurlo con splendido cafone. Sono i nuovi ricchi della Cina, arrivisti, senza scrupoli, col cuore nella sinistra comunista e il portafogli ben piantato nel capitalismo di destra.

 

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[Ph. Lauren Greenfield]

 

La Cina degli arricchiti. Il giornalista del Corriere della Sera, Guido Santevecchi, spiegava in un articolo di qualche tempo fa che la Cina, in meno di un decennio, s’è trasformata in un fenomeno mai visto prima, dove la ricchezza pare nascere dal nulla, in pochissimi istanti e con pochissima fatica. Nei primi anni del 2000, Pechino salutava il primo miliardario della sua storia; oggi sono 354 i cinesi (388 se si contano anche quelli di Hong Kong) che possiedono almeno un miliardo di dollari sul conto corrente. Nel mondo solamente gli Usa ne contano di più. Stando poi alle parole degli esperti, che ci dicono che per essere considerati “super ricchi” servono almeno 200 milioni di dollari di capitale disponibile, allora la Cina conta più di 60mila super ricchi nella propria popolazione. Ed è proprio attorno a questi che è nata la nuova interessante “specie” umana dei tuhao.

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Un mondo “bling bling”. Gli americani, per identificare quello stile di vita esagerato e ostentato di cui stiamo parlando, usando il termine onomatopeico “bling bling”, che ricorda il suono che fanno i gioielli indossati dalle donne e il dolce rumore delle tante monete nelle tasche. Nato nella cultura hip-hop, la sua estensione anche al mondo del grande capitalismo è stata quasi immediata. In pochi si aspettavano, però, che presto la cultura “bling bling” sarebbe riuscita a conquistare niente meno che la Cina, il regno rosso per eccellenza. E invece… La fotografa e documentarista Lauren Greenfield ha deciso di capire qualcosa in più di questo fenomeno e, armata di fotocamera, ha realizzato un bellissimo fotoreportage per The Story Institute in cui racconta per immagini la straordinaria ed eccessiva vita dei tuhao, i nuovi ricchi della Cina.

Party in yacht chilometrici da far impallidire Paris Hilton, caviale gustato sui polsi (ne esalta il sapore, dicono. Vi sconsigliamo di provarci con la minestra), maggiordomi istruiti per essere i servi riverenti di ogni desiderio del ricco di turno. E poi, ancora, sigari cubani fumati e offerti al mondo come fossero caramelline, chili e chili di sabbia portate via da alcune delle più belle spiagge del mondo per rendere più realistiche le piscine di qualche tuhao o una festa, senza dimenticare le scuole di bon ton in cui severissime professoresse insegnano la pronuncia giusta dei migliori marchi al mondo, tipo Gucci, Ralph Lauren, Yves Saint Laurent, Luois Vuitton e chi più ne ha più ne metta. Un quadro che, così descritto, pare quasi caricaturale ma che in realtà dipinge alla perfezione questa nuova generazione di giovani arricchiti. Sì, perché ad ostentare sono soprattutto i giovani, mentre i veri fautori di queste ricchezze, dopo qualche anno di “tuhaoismo” spinto, ora si sono un po’ calmati: sia mai che finiscano sotto la mannaia mediatica a cui ha dato vita il presidente Xi Jinping con la sua lotta alla corruzione dilagante della Cina.

 

 

Nonostante ciò, la popolazione sa chi sono i nuovi ricchi e fa ancora fatica a inquadrarli: li ripugnano, tanto da chiamarli “cafoni”, ma in realtà non desiderano altro che essere come loro, tanto da aggiungere a "cafoni" l'aggettivo "splendidi". Lo dimostra una divertente storiella che racconta sul Corriere Santevecchi: «Un giovane chiede consiglio a un maestro zen: “Sono ricco, ma infelice, che posso fare?”. Il maestro zen risponde: “Dimmi che cos’è la ricchezza per te”. Il giovane: “Ho diversi milioni in banca, tre appartamenti nel centro di Pechino. Posso definirmi ricco maestro”. Il saggio resta in silenzio e allunga una mano. Il giovane pensa di aver capito: “Maestro, mi stai indicando che per trovare la felicità debbo rinunciare ai miei beni?”. Il maestro zen risponde: “No, tuhao, voglio stringerti la mano e diventare tuo amico”».