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i mille volti della partita del mister

Colantuono, cronaca e foto di 90 minuti di vera passione

Colantuono, cronaca e foto di 90 minuti di vera passione
Eventi 30 Ottobre 2014 ore 16:45

Ci sono momenti in cui le cose cambiano. È il minuto 58 di una partita fino a quel momento vissuta tranquillo nel suo rettangolo, ben delimitato, che rispetta senza sconfinare mai (al contrario del suo collega Benitez, praticamente sempre fuori) camminando avanti e indietro senza sosta. Pensa, gesticola, a volte se la prende per gli errori di qualche suo giocatore imprecando rivolto verso la sua panchina. Ma di grandi urla o scossoni non se ne sentono. I consigli alla squadra, quelli sì. La guida come il joystic della playstation, la segue in ogni movimento, con il gesticolare continuo delle mani e delle braccia per ogni azione, e grida “Nostraaaa” quando la palla finisce in fallo laterale o in calcio d’angolo. Arrivano anche alcuni richiami a Baselli (“Ahò, daje Basè, accentrate, e chiudi ‘sto spazio”) e la conferma che la botta presa da Benalouane a inizio partita non sia nulla di grave (“Yohaaan, ahò, Yohaaan ce ‘a fai?”) ma il tunisino, un po’ acciaccato, fa segno di sì. Stretto nel suo elegante piumino blu di una serata d’autunno inoltrato, mister Colantuono entra in campo appena dopo i suoi giocatori, lo sguardo rivolto verso l’erba del Comunale e il passo deciso fino alla panchina, quella più vicina alla Nord.

Ma non è il Colantuono che t’aspetti. La tensione si percepisce e, per quasi tutto il primo tempo, è fermo e concentrato. E, stranamente, abbastanza silenzioso. Il rumore, forse quello più forte, lo fanno i pensieri che chissà come gli frullano in testa, e il voler superare un momento delicato cercando di trovare le soluzioni e le contromosse più adeguate per vincere una partita molto importante come quella contro il forte Napoli di Higuain, Hamsik, Mertens e Callejon.

Finchè, nella ripresa, arriva il minuto 58. Denis chiede l’uno-due a Raimondi che fa partire un cross come si deve dalla destra: l’ariete nerazzurro segue l’azione e con la voglia di spaccare il mondo colpisce la palla di testa e insacca in rete alle spalle di Rafael. È il momento della liberazione, quello in cui tutto cambia. Per Denis - che esplode la sua gioia andando a urlare sotto la Nord in delirio, abbracciando il figlio e travolto dall’affetto dei compagni -, ma anche e soprattutto per Colantuono. Il mister si gira verso il primo panchinaro che gli capita appresso e si lascia andare in un urlo convinto: “Goooooool”. L’esultanza è grande, ma il mister di Anzio sa che la partita è appena iniziata. La sua sicuramente.

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Da quel momento comincia a gesticolare freneticamente, richiama a gran voce ogni giocatore, è un continuo prendersela con le decisioni dell’arbitro “Ahò, è nostra, ma che ha fischiato questo?”. Si lascia scappare anche qualche parolaccia, ma ci sta, il momento è di quelli da vivere fino in fondo. “Ahò, ma che te ‘o dico a ffà?”, “Esci, esci, copri, attacca l’uomo”. È una furia, finalmente il Colantuono che conosciamo. Arrivano anche un paio di palloni che prende al volo con stile plastico. “Mister, mister, mister” gli urlano i tifosi dal parterre. Si sente e si vede che è amato Colantuono: è ormai un pezzo di Dea, ce l’ha nel sangue, così come i tifosi nerazzurri hanno nel sangue un po’ di questo mister romanaccio e con la pelata lucida, la battuta pronta e il sorriso guascone.

I tifosi godono nel vederlo agitarsi e chiudere i pugni imprecando verso panchina e quarto uomo contro le decisioni sbagliate di D’Amato. “A pezzo de...!”, sussurra il mister di Anzio quando Moralez viene falciato dopo un dribbling ubriacante a un difensore napoletano senza che il fallaccio venga sanzionato dall’arbitro di Barletta. Uno show. Poco dopo è ancora Moralez, che viaggia sulla corsia esterna più vicina alla panchina di Colantuono, a finire proprio dentro il rettangolo che delimita lo spazio del mister che, vistosi arrivare di gran corsa il folletto argentino, lo abbraccia velocemente, gli dice “Dai bravo, dai” e lo rispedisce sul terreno di gioco con una affettuosa spinta. Arriva poi il momento dei cambi. Colantuono è una furia verso i suoi collaboratori: guarda Montesano con aria spiritata e gli grida “Dai movite, vallo a chiamà”: è arrivato il momento di D’Alessandro e poi di Dramè che il mister di Anzio catechizza a dovere. Escono Raimondi e Del Grosso e Colantuono gli batte il cinque ringraziandoli per la grande prova di sacrificio e sostanza.

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Ma ancora non è finita, e Colantuono lo sa. È concentratissimo, gli occhi sono quelli della tigre di chi mangerebbe l’erba pur di difendere questo preziosissimo 1-0 interno col Napoli che sembra un sogno. Purtroppo, dal sogno ci sveglia Higuain, ma è pur vero che la Dea rimane a giocare l’ultimo quarto d’ora in dieci per l’espulsione (forse eccessiva) di Cigarini. Al gol del “Pipita”, Colantuono non se la prende più di tanto (almeno in apparenza) e cambia atteggiamento predicando calma: “Daje ragà, tranquilli, non è successo niente, non è finita andiamo avanti così, bravi, concentrati”.

Dal sogno di una vittoria che sarebbe stata magica all’incubo di una sconfitta il passo è breve. È appena passato il 90’. A proposito, al segnale dei 5 minuti di recupero sul tabellone luminoso Colantuono va in escandescenze: “Ahò ma dove li ha visti?”, ma viene subito placato dal quarto uomo Stefani che con Colantuono dialoga più o meno serenamente per tutto il match. È appena passato il 90', dicevamo, quando D’Amato concede un rigore al Napoli: Higuain va sul dischetto, è pronto a segnare il gol vittoria per i partenopei che significherebbe una beffa atroce per la Dea, ma non sa di aver di fronte un pararigori. Sportiello intuisce il tiro dell’argentino e fa un miracolo: parato. Lo stadio esplode di gioia e così anche Colantuono in panchina insieme a tutto lo staff e ai calciatori. Al fischio finale il mister tira un grande sospiro di sollievo, riprende le sue cose, si abbottona l’elegante piumino blu e si avvia, sempre a passo spedito e sguardo verso il terreno del Comunale, sotto la Nord e poi giù negli spogliatoi. È andata.