di Elena Esposto
Nelle sale dell’Accademia Carrara di Bergamo si cela uno straordinario connubio di arte e magia. La mostra Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna, presentata oggi (26 febbraio) in anteprima stampa alla presenza della sindaca di Bergamo e presidente della Fondazione Accademia Carrara, Elena Carnevali, dell’assessore alla Cultura, Sergio Gandi, del curatore della mostra Paolo Plebani e della direttrice Maria Luisa Pacelli, aprirà domani le porte ai visitatori e alle visitatrici.
Si tratta, come spiega Carnevali, «di un solido percorso attraverso sette secoli di storia, dal Quattrocento a oggi, che mette in dialogo epoche, linguaggi, sensibilità e simboli». Cuore dell’esposizione è il famoso mazzo Colleoni, diviso tra l’Accademia Carrara, la Morgan Library di New York e la collezione Colleoni, presentato riunito per la prima volta, a oltre un secolo dalla sua dispersione.
La mostra, ha sottolineato Carnevali, è il frutto non solo dell’intenso lavoro dell’Accademia Carrara, ma anche prova della sua reputazione, riconosciuta a livello sia nazionale che internazionale. «Il lavoro che sta dietro l’esposizione è iniziato nel 2020 – ha raccontato Plebani – e ha implicato un fondamentale progetto di ricerca e indagine scientifica sul mazzo Colleoni che ha coinvolto diverse istituzioni, italiane e internazionali. Vedere tutte le carte finalmente riunite e, contravvenendo alle tradizioni museali che vorrebbero che le collezioni di musei diversi restassero separate, mischiate tra loro è stata un’emozione grandissima».
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«Questo è ciò che intendiamo quando parliamo di valorizzazione del patrimonio culturale – ha affermato l’assessore Gandi -. Mettere in relazione, con competenza e rigore scientifico, i beni conservati qui con quelli conservati altrove e renderli disponibili al pubblico in maniera accessibile».
Un fascino sempre attuale
I tarocchi sono un oggetto che affascina e che ha lasciato segni importanti nella cultura e nell’immaginario popolare, ma che ha anche sempre saputo dialogare con i più diversi linguaggi artistici. Non solo pittura e scultura, ma anche cinema, musica e moda.
Per la direttrice Pacelli, la consapevolezza della capacità dei tarocchi di generare senso è stata fondamentale nella scelta di costruire una mostra che non si limitasse a esporre il mazzo colleonesco, ma che ricostruisse il percorso che le carte hanno fatto nei secoli fino a noi. «Ci siamo a lungo interrogati se fosse il caso di inserire anche una sezione dedicata al ‘900, che esce dai confini cronologici del nostro museo – ha spiegato -, ma poi abbiamo deciso che era necessario per restituire il valore dei tarocchi che riescono a essere sempre attuali».
L’esposizione, ha affermato Plebani, ha l’ambizione di rispondere alla domanda del perché i tarocchi continuino ancora oggi a esercitare il loro fascino su così tante persone e ampliare lo sguardo su questo strumento.
Un viaggio attraverso i secoli e i significati
Il percorso della mostra si snoda attraverso sette sezioni. La prima è dedicata all’ambiente della corte, in cui i tarocchi sono nati, alle sue ritualità e ai giochi dei cortigiani, ed espone, tra le altre cose, una raccolta di romanzi cavallereschi, una scacchiera, un arazzo con scene di caccia e una scatola da gioco oltre che un primo embrionale mazzo di carte da gioco. La seconda parte è invece dedicata ai I trionfi di Petrarca, opera che ha influenzato moltissimo l’immaginario dell’epoca e che ha trovato in parte una trasposizione visiva nelle carte degli arcani maggiori che, in origine, venivano chiamati appunto “trionfi”.
Dalla terza sezione, che espone due mazzi di tradizione viscontea, si accede a un’area dedicata a Italo Calvino. Una piccola biblioteca con poltrone dove i visitatori e le visitatrici potranno fermarsi a leggere i libri, tutti rigorosamente dedicati ai tarocchi, disponibili sugli scaffali. Tra le numerose copie de Il castello dei destini incrociati, anche manuali di lettura di tarocchi, come il celebre La via dei tarocchi di Alejandro Jodorowsky, volumi illustrati e testi artistici.
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La quinta sezione racchiude il mazzo Colleoni in dialogo con altre opere coeve, mentre nella sesta i visitatori e le visitatrici sono condotti in un vorticoso viaggio nel tempo che racconta l’evoluzione dei tarocchi a partire dal Cinquecento, quando l’invenzione della stampa contribuì alla loro diffusione anche fuori dall’Italia, fino alla fine del Settecento e l’inizio dell’utilizzo a scopo divinatorio. L’ultima sala, dedicata al ‘900, è una vera e propria immersione nel potere immaginifico delle carte grazie a una selezione di opere di artisti che si sono ispirati ai tarocchi, dai surrealisti come Victor Brauner fino alle testimonianze più contemporanee di Niki de Saint Phalle, Leonora Carrington e Francesco Clemente.
La mostra ha già ricevuto molta attenzione dai media nazionali e internazionali e l’augurio della sindaca Carnevali è che possa accogliere anche tanti visitatori e tante visitatrici, e che i tarocchi, «che non impongono un destino ma indicano un percorso», possano essere di ispirazione «specialmente in un tempo di incertezza, crisi e guerre come quello in cui stiamo vivendo, dove più che previsioni si cercano chiavi di lettura».