Mostra da non perdere in via Tasso

Travestirsi ad arte senza vergogna Ritratto delle serate più dissacranti

Travestirsi ad arte senza vergogna Ritratto delle serate più dissacranti
Eventi 17 Maggio 2017 ore 05:00

Un bianco e nero pulito, a tratti fulgido. Oasi di luce si ergono dai grigi e guidano l’occhio del visitatore dove si concentra il senso ultimo (non unico) dello scatto. La prima cosa che balza all’occhio, varcando la soglia della Raw Gallery dal cortile affacciato su via Tasso, è il nitore delle fotografie. La mostra Toilet: immagini in transizione di Marco Riva, allestita fino a giovedì 18 maggio (15.30-19), documenta la metamorfosi in drag queen e club kids dei protagonisti di uno degli eventi più alternativi di Milano: il sabato notte del Toilet Club. Ma non scimmiotta la trasgressione. La sublima.

La grazia del contrasto. Nitore, dicevamo. Che si scorna senza traumi con la natura dissacrante, autoironica ma ferina delle metamorfosi. Lineamenti androgini e boa di struzzo ci sono. Corsetti neri a rete, sadomaso, abbinati a papillon, gambe non depilate e barbe lunghe anche. Le declinazioni in versione queer del Cristo, le fogge animalesche, con corna e trucco scimmiesco, si spingono un po’ più in là. Ma è solo un gioco. L’esercito di creature stravaganti emerge dalle stampe ma solo al momento di backstage, preparazione, allestimento, trucco. La non finitezza nell’allestimento è parte integrante della modalità di reportage, mimata più che realizzata. Perché l’intento è pervenire a una forma ritrattistica ulteriore, intervallata da still life di grande perfezione formale che stridono con la natura imperfetta dell’oggetto (i cavi elettrici negli angoli del locale).

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Il punto di partenza. Riva è arrivato a questo progetto dal suo interesse per il ritratto. L’immagine che si vede per prima entrando dalla porta della galleria è il ritratto zero, quello da cui tutto ebbe inizio, e a cui l’autore è particolarmente affezionato. «C’è una luce unica in quello sguardo», spiega Riva, e si riferisce al primo piano di Simone, in arte Croce, con un filo di trucco sul viso. Nulla a che vedere con le lenti a contatto stranianti indossate da altri soggetti. «Il tema dominante è il travestitismo ma nel lavoro di Marco Riva riecheggia la scelta estetica e narrativa di Diane Arbus di concentrarsi sulla fenomenologia del freak – scrive Cecilia Marotta su Gq -. Sono fotografie dense di emozione anche quando parlano di cose. Sono ritratti rubati alla notte, che raccontano parte del suo proverbiale mistero. Sono immagini prive di giudizio, da approcciare con la sensibilità di un artista e la discrezione di un osservatore partecipante in un delicato esperimento antropologico». Cioè, non un lavoro sull’omosessualità, come tiene a precisare Riva, ma un approccio obliquo al ritratto documentaristico. Avere soggetti che giocano con l’identità di genere facendo implodere il travestimento in una nicchia decisamente underground, quasi punk, sposta il terreno di gioco in un corridoio di specchi. Ma sempre di gioco si tratta.

La formazione multiforme. Marco Riva è un fotografo professionista con in tasca una laura in scienze naturali. Nel frattempo si è cimentato con altre forme d’arte. La pittura, superando la bidimensionalità con tele che sembrano ritrarre la natura vulcanica dell'artista stesso. Esploratore meravigliato perennemente alla ricerca di nuove sfide, è anche musicista (suona la batteria). Le immagini da cui è generata la mostra (e, prima, un book autoprodotto) sono state scattate con un mini flash a mano nel buio della metamorfosi. La zona intermedia, raccontata, rappresenta la chiave per accedere ai gangli del travestitismo queer.

Il contenitore. La mostra fa parte del calendario di Orlando – Identità, Relazioni, Possibilità (Bergamo 14 – 21 maggio 2017) il festival che, attraverso le arti visive, propone una riflessione sul tema dell’identità di genere e degli orientamenti sessuali nella cultura contemporanea.