Il 21 giugno e il 3 luglio per Desidera

Uno spettacolo per sperare ancora Firmato, un bergamasco (a Lucca)

Uno spettacolo per sperare ancora Firmato, un bergamasco (a Lucca)
Eventi 14 Giugno 2015 ore 19:29

Festival dei Teatri del Sacro, Lucca, Real Collegio, Sala 2. In scena ci sono tre uomini vestiti con una tunica di sfumature grigio-argento-blu-beige. Seduti su una panca, a sinistra. Melodie natalizie in sottofondo. Il pubblico prende posto mentre quei tre, tra l’annoiato e il distratto, stanno zitti. Poi si comincia. Poi debutta, in prima assoluta, Delirium Betlem - I Re Marci.

Che è il secondo di tre «sacrosanti lamenti» scritti e diretti dal bergamasco - attore, regista e drammaturgo - Alberto Salvi. Il primo capitolo della trilogia, che non c’entra proprio niente, a livello formale, con Delirium Betlem, era la Maria stórta, un monologo-lamento drammatico, carico di pathos, abbracciato - quasi avvinghiato - alla tradizione popolare orobica, al suo dialetto di terra e radici, al suo cattolico inconfutabile credo (è passato a giugno dell’anno scorso al Teatro Sociale in Città Alta, ma, per chi se lo fosse perso,  lo ripropone quest'estate il festival A levar l'ombra da terra, il 24 luglio a Levate e il 1 agosto a Lurano).

 

[Una clip de La Maria stòrta]

 

Il terzo capitolo, nicchia con gentilezza Alberto, «è ancora una bozza». Però, in qualche modo, c’è. Perché è parte di un percorso portante nella vita di Salvi, 46enne nativo di Celadina e rientrato in terra bergamasca, a Ranica, dal 2004. Di un cammino che gli fa dire, oggi: «Non so rispondere alla domanda «Tu sei credente?». Posso solo dire che sono nato e cresciuto a Bergamo. In una famiglia cattolica. Cattolicissima. Dentro di me convivono e cozzano e si incontrano da sempre sacro e blasfemo, come un odi et amo perpetuo che ha accompagnato tutta la mia vita. Alla fine, oggi, sto a guardare queste mie due anime sedute una accanto all’altra». Poi, con la leggerezza che caratterizza l’opera in scena in questi giorni a Lucca e che arriverà tra poco più di una settimana a Bergamo, conclude: «Del resto, nella fede cattolica mi ci hanno buttato, come Obelix nella pozione, fin da piccolo».

Leggerezza, sì. Uno dice Teatri (al plurale) del Sacro (sacer, a, um) e non è proprio leggerezza il primo sostantivo che si trova per le mani, soprattutto se non è un amante del genere. E per di più, se davanti, sulla scena, gli offrono uno spettacolo dedicato ai Re Magi. O meglio, a tre individui disillusi e annoiati - falliti, sarebbe l’impietosa corretta definizione - che vestono i panni di contemporanei Re Magi in un supermarket dell’Italia dei nostri giorni. E che dei nostri giorni hanno assorbito e rigettato e introiettato ed espulso tutte le angosce, tutte le manie, tutte le povertà e tutte le inutili ribellioni. Eppure, leggerezza. Non superficialità, ma lievità. Gioco scenico e vocalico, anche, in caleidoscopi di canzoni italiane più o meno pop che si rincorrono e si intrecciano a fiumi di concitate parole, e sfociano nello sketch (e che Delirium sia), mentre raccontano che - forse- d’improvviso, un senso può ancora esistere. Che forse, nonostante tutto, se qualcuno ti sceglie, se ci si sente scelti, ancora si può.

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Per via della stella che si manifesta, per davvero e non per gioco. Per via dell’«incommensurabile risvegliatore di anime spente» che è Dio e che pare a un certo punto riapparire. Quasi ex machina, diremmo, se si trattasse di una tragedia antica. E invece qui si ride. Tanto. Tanto che non si capisce più se la risposta alla crisi dell’uomo novecentesco (e poi degli anni Duemila), quella che da Waiting for Godot in poi condanna assurde individualità nel niente di un’attesa, sia la fede (la stella, la chiamata, Dio) o l’ironia (cantata, fatta mimica, un po’ gridata). Tutt’e due, pare. Così, la formula giusta sarebbe: la leggerezza che viene dal credere in una possibilità ancora. Anche se alla fine, Salvi non dà - per fortuna e naturalmente - una risposta. Solo, appunto, suggerisce una possibilità. Una prospettiva chiara, mettiamola così. Per alzarsi più volentieri «a potare le ortensie al mattino», dice. Cambia tutto, pure il mondo, se uno anche questa piccola cosa presa ad esempio della quotidianità la fa da innamorato. Non si sa di cosa, ma lo ripete: «Innamorandosi, sì». Se avete voglia di speranza, andatelo a vedere. A Bergamo, per DeSidera, c’è domenica 21 giugno (Albino, Chiesa di San Bartolomeo, ore 21) e venerdì 3 luglio (Treviglio, Chiostro della Biblioteca, ore 21.15). In scena ci sono tre attori fenomenali, che, come i Re Magi, hanno provenienze diverse, seppur tutte italiane: il casentinese Riccardo Goretti, il romano Francesco Ferrieri e il barese naturalizzato milanese Massimiliano Loizzi.

 

 

Sì, ma i Teatri del Sacro, che cosa sono? Salvi non è la prima volta che vi prende parte. Nel 2009 era già stato finalista, a Lucca, con lo spettacolo, tutto in dialetto bergamasco, Föch. Era la prima edizione dei Teatri del Sacro. Questa, la 2015, è la quarta. E questa, sempre per continuare con i numeri, porta in scena 20 prime assolute e ospita 50 artisti (una super-selezione tra le centinaia di risposte ricevute al bando promosso da Federgat). Con alcuni nomi importanti della scena italiana e internazionale di oggi, tra attori, registi e drammaturghi (César Brie, che già si studia sui manuali di teatro, e Jacob Olesen, per dirne solo due). Qual è il senso della rassegna? Cercare di sondare il sacro, parlarne apertamente e liberamente, accettandone tutte le profonde e fondamentali sfaccettature. Nonostante la gravità del suo tema portante, il festival, sotto la direzione artistica di Fabrizio Fiaschini (che in quest'intervista a Radio3 vi spiega bene di che si tratta), riesce da sempre a entrare nel vivo della questione e a toccare ciò che è vitale, in una miriade di compagnie, esperienze, presenze teatrali variegatissime. Tutt’altro che noioso, insomma. Se siete di passaggio per la Versilia, dura fino a domenica 14. Ah, gli spettacoli sono tutti gratuiti, da sempre. Ce ne sono almeno tre al giorno ed è meglio se prenotate: le presenze sono tantissime. Che aspettate? Qui trovate il programma.