Trieste, Torino e Vicenza

Liberty, Miró e Van Gogh: tre mostre da non perdere questo autunno

Liberty, Miró e Van Gogh: tre mostre da non perdere questo autunno
Eventi 01 Settembre 2017 ore 06:30

Delle 200mila opere della collezione del Museo di Praga, sono 200 quelle esposte dal 23 giugno al Castello di Miramare di Trieste nella mostra Il Liberty e la Rivoluzione europea delle arti. Una mostra nata per portare in Italia il movimento che tra il XIX e il XX secolo prese il sopravvento negli atelier europei e nei salotti letterari. Una corrente artistica che aspirava alla libertà, unendo l’arte con l’artigianato, come chiarito anche dal nome, ricollegabile ad Arthur Lasenby Liberty, proprietario dei magazzini londinesi specializzati nella produzione artigianale e nella vendita di oggetti, stoffe e arredi in stile floreale. Un movimento che, ispirandosi a forme naturali e unendo l’importanza dei dettagli all’univocità di una visione d’insieme, lasciò il proprio segno in architettura, nella decorazione di interni e nelle arti, facendosi ponte tra tradizione e modernità, in un mondo che, all’apice della sua raffinatezza, stava per finire. La cultura artistica asburgica nel cui ambito nacque anche il Liberty, fu infatti travolta dal primo conflitto mondiale, eliminando per sempre quella tensione alla pace che aveva condotto al Liberty e alla Belle Époque.

 

 

A Trieste non solo opere pittoriche ma anche manifesti e oggetti di arredamento. Dodici le opere del grande Alphonse Mucha, tra le quali un acquerello di 7x3,5 metri realizzato per l’Esposizione Universale di Parigi del 1900. In mostra anche capolavori di Gustav Klimt, Josef Hoffman e Otto Wagner. La collezione resterà al complesso del Miramare fino al 7 gennaio, prima che le opere tornino “a casa” per la riapertura dell’Istituzione di Praga, chiusa dal 2014 per ristrutturazione.

Mirò a Torino. Sono due invece le mostre che si aprono ad ottobre: Miró! Sogno e Colore a Torino e Van Gogh, tra il grano e il cielo a Vicenza, entrambe – come nel caso del Liberty di Trieste – ospitate in residenze d’eccezione. La cornice nella quale verranno esposti i quadri di Miró sarà infatti quella del Castello Chiablese, nelle cui stanze nacque Margherita, prima Regina d’Italia. 130 saranno le opere dell’artista catalano, quasi tutte del periodo tardo e di grande formato, prestito della Fundació Pilar i Joan Miró di Maiorca, che conserva la maggior parte dei quadri e delle sculture create da Miró nel corso della sua residenza trentennale sull’isola, dove morì nel 1983. Fu proprio a Maiorca che l’artista realizzò il suo sogno di uno studio tutto suo, immerso nella natura e nel silenzio, dove potersi dedicare alla pittura quadridimensionale, alla scenografia e alle grandi scuture. Tra i pezzi in mostra La Femme au clair de lune (1966), Oiseaux (1973) e Femme dans la rue (1973), opere in grado di dimostrare come, sebbene Miró sia quasi sempre ricordato come surrealista, il suo era uno stile unico, ricco di influenze dadaiste e espressioniste, espressione di una poetica a cavallo tra sogno e realtà.

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Van Gogh a Vicenza. A Vicenza, invece, dal 7 ottobre si terrà la più grande mostra su Van Gogh mai realizzata in Italia. Un’esposizione particolare, che studia un periodo preciso della carriera dell’artista, quello della sua permanenza nel Brabante, dal 1881 al 1885, subito dopo il Belgio e immediatamente prima dei tre mesi passati presso l’Accademia di Belle Arti di Anversa e del periodo in Francia, dove andrà a conoscere gli impressionisti e i post- impressionisti. Una mostra imperdibile sia per l’elevato numero di opere (120) sia per l’attenzione data, oltre alla pittura, ai disegni di Van Gogh, solitamente visibili solo per brevissimi periodi. Uno stadio, quello del disegno, che era per l’artista olandese fondamentale, perché gli rendeva il mondo copiabile. Come scrisse al fratello Théo nel 1880: «Questo studio è molto duro [..] sto lavorando con accanimento, ma per ora non ho ottenuto dei risultati molto soddisfacenti. Spero tuttavia che queste spine daranno all’ora giusta il loro fiore e che questa lotta in apparenza sterile non sia altro che un lavoro di procreazione. Prima il dolore, poi la gioia».

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Una mostra che resterà aperta fino all’8 aprile 2018, all’interno della meravigliosa basilica che Andrea Palladio creò intervenendo sul Palazzo della Ragione di Vicenza. Un imponente edificio rinascimentale di matrice gotica al quale l’architetto padovano aggiunse delle logge bianche in marmo a serliane, che contribuirono a renderlo famoso e a farlo entrare nella lista dei Patrimoni UNESCO dell’Umanità.