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Viaggio nel cuore di Dismaland l'unico posto vero al mondo

Viaggio nel cuore di Dismaland l'unico posto vero al mondo
Eventi 22 Agosto 2015 ore 20:10

DisneyDisastro (Dismal, in inglese) è la prima - e per ora unica - opera di non-arte (l’unico modo per fare arte nel nostro tempo) del Ventunesimo secolo. Immenso Banksy. Recita un cartello: "Non è arte se non ha il potenziale per essere un disastro".

 

 

Se uno si trovasse in tasca qualche spicciolo avanzato dalle vacanze, non ci sarebbe al mondo posto migliore per spenderlo che visitando - al costo di 3 sterline, i bambini entrano gratis - Dismaland, megainstallazione collettiva che in forma di danza macabra - come quella di Clusone - annuncia l’apocalisse prossima presente. Le foto più belle le ha The Guardian: sono di Alicia Canter. Ma sono troppo belle e gli oggetti sono decontestualizzati: disviano, divertono l’attenzione. Quelle di Focus, abbastanza vicine a quelle che potrebbe scattare una persona qualsiasi, sono più aderenti.
Aderenti a cosa? Alla “cosa” che è il Dismaland Bemusement Park. Che non è, come vien detto da più parti, un luna park anarchico e alternativo in cui trovano spazio opere, per lo più inquietanti, di alcuni fra i più importanti artisti contemporanei, fra cui lo stesso Banksy. I nomi (Bill Barminski, Caitlin Cherry, Espo, Damien Hirst, Josh Keyes, Polly Morgan, Mike Ross, David Shrigley, ) li trovate nelle didascalie delle foto del Guardian.
Non è un parco a tema lugubre per adulti e bambini malinconici. E non è nemmeno l’esatto contrario di Disneyland citato nel nome: perché Disneyland - in questo contesto - è ciò che sta fuori di Disneyland. È il mondo diventato Disneyland come Babbo Natale è diventato Coca Cola.

 

 

Forse è una “cosa” - «Uno spettacolo artistico per il 99 percento di coloro che preferirebbero trovarsi ad Alton Towers», lo ha definito Banksy - messa in piedi come un’affermazione sul tragico quotidiano che quelli che preferirebbero trovarsi ad Alton Towers non vogliono vedere, riconoscere.
Alton Towers è il più grande Luna Park inglese. Un Luna Park vero. La gente ci va per distrarsi, per non guardare. “Storditevi di piacere” era un’insegna sul più grande parco dei divertimenti canadese, La Ronde, da cui distinti signori uscivano con enormi pelouches rosa che avevano vinto giocando con delle palline. Banksy sembra abbia voluto dire a tutti quelli di Alton Towers e di Disneyland - meno uno (perché ogni tanto è lecito fare un giro a Gardaland, no? Ogni tanto...) -: ma non vi accorgete che anche il mondo fuori, quello “vero”, è tutto finto? Che ve lo fanno vedere come fosse la favola di Cenerentola o della Sirenetta e invece è ovunque morte e distruzione?
Gente sui barconi e sommosse domate con l’impiego di blindati neri, enormi e compatti come una minaccia letale. La morte si diverte sulle macchinine degli autoscontri: il sabato sera. Belli i delfini ammaestrati dei delfinari di tutto il mondo: ma è un’orca assassina quella che fuoriesce da un oceano ridotto ormai a un cesso. Che anche l’arte è finta, come fosse un giro di giostra utile tutt’al più a reclamizzare del cibo? Che ad averla vinta sulla nostra educata civiltà saranno (sono) quei beccamorti aggressivi dei gabbiani, i principi delle discariche? Che l’unica luce rimasta al mondo è quella prodotta dalle candele antizanzare?

 

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Che anche gli uomini di potere che passano da un cocktail a un altro sono ormai soltanto la raffigurazione pubblicitaria di se stessi e che prima o poi i cartelloni in cui sopravvivono le loro parvenze, i loro simulacri, verranno staccati dal muro e portati via? Perfino la ribellione, la guerriglia è svelata nel suo velleitarismo: in un campo di addestramento anarchico si insegna a penetrare nei tabelloni delle autolinee per cambiare gli orari degli autobus.
E tante altre cose dice questo immenso capolavoro, a partire dal luogo stesso scelto per la propria autorappresentazione: un ex parco dei divertimenti il cui muro perimetrale a blocchi di cemento pare quello di un’installazione militare costiera, un recinto al cui interno si intravedono oggetti rugginosi dismessi - quasi una decomposta fiera - cui sono stati affiancati altri oggetti che nascono già disfatti, come la dismissione stessa, come finzioni rutilanti di colori inutili o destinati a sparire: una girandola che dovrebbe fungere da pala eolica e non riesce a caricare nemmeno uno smartphone, un castello di sabbia ad indicare - forse - l’architettura contemporanea o, sempre forse, un desiderio infantile e fragile di bellezza, o forse qualcos’altro ancora.

 

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Bisognerebbe starci dentro qualche tempo, per capire meglio questa “cosa” che appunto dal di dentro chiede di essere vista. E anche questo spostamento del punto di vista è una provocazione silenziosa, da capire senza dover pensare di averla capita. Un senso - forse il senso - della “cosa”: ci siamo dentro fino al collo. Inutile far finta di essere altrove o spettatori distratti.

Davvero: da oggi al 27 settembre l’unico posto al mondo dove passare qualche ora di verità sul mondo (una volta letta la Laudato si’) è il Tropicana di Weston-super-Mare, nel Sommerset, in Gran Bretagna. Nei pressi di Bristol. “No spray paint, marker pens, knives and/or legal representatives of the Walt Disney Corporation are allowed”.

 

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P.S. Se non vi sono rimasti spiccioli dalle vacanze, please click here.

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