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A 51 km dalla capitale Sofia

La triste cattedrale comunista abbandonata nel cuore dei Balcani

La triste cattedrale comunista abbandonata nel cuore dei Balcani
Eventi 18 Maggio 2015 ore 12:17

Il mondo è pieno di maestosi monumenti ricchi di ricordi di un tempo che fu. Mausolei alla storia, gloriosa o dimenticata che sia. Alcuni Paesi hanno trasformato questi luoghi in mete turistiche apprezzate, altri, invece, non sanno sinceramente che farsene. Troppo importanti per essere abbattuti, troppo scomodi per diventare emblemi di una rinascita. È quello che è successo, ad esempio, al Buzludzha Monument, l’enorme afiteatro/monumento eretto nei primi anni ’80 dal Partito Comunista bulgaro nel cuore dei Balcani, a 1.441 metri d’altezza. In quegli anni il Partito Comunista era molto forte in Bulgaria, roccaforte sovietica sin dal 1946, quando Sofia divenne repubblica popolare sotto l’egemonia dell’URSS. E restò rossa fino al 1989, guidata dai tre grandi leader comunisti bulgari che si susseguirono nell’arco di quei 43 anni: Georgi Dimitrov (1946-1949), Vălko Červenkov (1950-1954) e Todor Živkov (1958-1989).

 

 

Živkov è certamente il leader comunista che maggiormente ha influito sulla storia bulgara, portando il partito al massimo della propria forza tra gli anni ’70 e i primi anni ’80. Nel 1975, Živkov decise di donare ai compagni un luogo maestoso, che rappresentasse al meglio la forza e lo spirito rosso del suo popolo. Su queste basi fece progettare quello che oggi è conosciuto come il Buzludzha Monument, così chiamato perché situato sulla vetta del monte Buzludzha, che significa “luogo glaciale, gelido”. La location non fu casuale: nel 1868 il Buzludzha fu teatro dell'ultima battaglia fra i ribelli bulgari guidati da Hadji Dimitar e Stefan Karadzha e l'Impero Ottomano, oltre che il luogo in cui, nel 1891, i socialisti guidati da Dimitar Blagoev si radunarono segretamente per formare un movimento socialista organizzato, che diede poi vita al Partito socialdemocratico Bulgaro, predecessore del Partito Comunista. Situato a 12 chilometri dal Passo Shipka e a 51 dalla capitale bulgara, Sofia, venne completato nel 1981 e fu quindi usato solamente per otto anni, fino alla caduta del dominio sovietico. Lì i comunisti bulgari si ritrovavano per convegni, incontri e manifestazioni. Venne scelto quel monte anche perché, giungendo dalla capitale, il monumento si ergeva maestoso da ogni punto, trasmettendo una sensazione di forza e potenza.

 

 

Oggi, però, il Buzludzha Monument è una cattedrale nel deserto. Il Governo bulgaro se n’è dimenticato, abbandonandolo e lasciandolo in mano ai vandali. Nel Parlamento, talvolta, si alzano timidi sussurri da esponenti di partiti di sinistra, che vorrebbero il restauro del mausoleo rosso, diventato comunque un’apprezzata meta per il turismo nazionale. Ma ogni proposta è sempre rimasta inascoltata. Un progetto, a dire il vero, era stato fatto, ma il costo minimo previsto per rimettere a nuovo il Buzludzha Monument è di 20 milioni di dollari, cioè 17 milioni e 565mila euro. Troppi per le casse di un Paese ancora oggi alle prese con una forte povertà. Quindi il maestoso monumento resta un gigante ricco di passato ma senza futuro, fatiscente testimonianza di un’epoca storica che molti vorrebbero solo cancellare in Bulgaria.

 

 

Arrivarci non è semplice: da Sofia, infatti, ma come da tutte le altre principali città bulgare, circa metà del tracciato è esterno alle autostrade. Lo si raggiunge solo dopo molti chilometri passati su vie secondarie, poco asfaltate e dimenticate da tutto e da tutti. Una volta arrivati a un raggio di 10 chilometri di distanza, però, è impossibile non arrivarci: la sua sagoma domina incontrastata l’area circostante. La sua forma a “disco volante” lo rende assai visibile. Il territorio in cui è stato costruito non è certamente dei più invitanti: tipicamente montano, nella zona la notte si possono anche toccare i 30 gradi sotto zero.

 

 

Giunti finalmente ai piedi della montagna, ad accogliervi c’è una massiccia scultura incavata nella roccia, rappresentante due mani che impugnano delle torce. È da lì che parte un percorso lastricato che attraversa tutti i 1.441 metri d’altezza della montagna, fino a raggiungere il monumento. O meglio, fino a raggiungere l’enorme piazza che si trova ai piedi del monumento, un’area pensata per accogliere i comizi dei grandi leader comunisti e che ancora oggi, durante i raduni del partito socialista bulgaro, accoglie facilmente tra le 30mila e le 40mila persone. L’impatto visivo con la base del Buzludzha Monument è impressionante: l’esterno è infatti ricoperto di enormi frasi scritte in cirillico. Nonostante molte lettere di pietra siano cadute, rompendosi, sono ancora leggibili le strofe che Živkov fece imprimere sul monumento. Una di queste dice: «In piedi, compagni disprezzati! In piedi, schiavi del lavoro! Oppressi e umiliati, alziamoci contro il nemico! Abbattiamo, sì, senza pietà e senza perdono, il vecchio e marcio sistema!». Purtroppo tutta la base e l’esterno dell’edificio sono rovinati dai graffiti lasciati da alcuni vandali. Nonostante ciò la vista da lassù è mozzafiato.

 

 

Le emozioni più forti, però, si vivono entrando in quel che resta di quell’enorme mausoleo dell’era sovietica. Entrare non è facile, tra rovine, pattume e asperità del territorio (soprattutto in inverno c’è moltissima neve). Il primo spazio che si incontra è l’ingresso, una sorta di enorme hall da cui si snodano le due scale dirette verso la sala centrale del Buzludzha Monument. Vedere com’era grazie alle foto dell’epoca e osservarne lo stato odierno è quasi un dolore. L’edificio costò 9 milioni e 661mila euro. Le pareti circolari che circondano la sala principale sono coperte di affreschi, commissionati ai migliori artisti bulgari dell’epoca e ispirati agli eventi più importanti della storia del comunismo. Una volta abbaglianti, oggi si sgretolano insieme ai muri. Resta, bellissimo, il soffitto: un’enorme falce e martello, circondata dalla scritta: «Lavoratori di tutto il mondo, unitevi!». Nel corridoio circolare che circonda la sala principale, enormi finestre, oramai senza vetri, offrono comunque una vista a tutto tondo sui strepitosi Monti Balcani. Una cattedrale nel deserto. Un monumento di un’epoca che fu.

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