Show alle ore 21

Il 10 marzo Dado arriva a Bergamo: risate e riflessioni al Cineteatro Colognola

L'attore: «Faccio uno spettacolo empatico, cerco il contatto con il pubblico. Deludere chi è venuto per te è una cosa difficile»

Il 10 marzo Dado arriva a Bergamo: risate e riflessioni al Cineteatro Colognola

Il comico romano Dado, al secolo Gabriele Pellegrini (classe 1974), martedì 10 marzo farà tappa a Bergamo con il suo nuovo spettacolo “Titolo di studio: La strada”, in scena alle ore 21 al Cineteatro Colognola di via S. Sisto 9. Un appuntamento che promette una serata all’insegna di comicità diretta, improvvisazione e uno sguardo pungente sulla società di oggi.

Dado non è nuovo alla città: «Non è la prima volta che vengo a Bergamo. L’effetto è sempre lo stesso: il nord rispetto al centro e al sud mi fa sentire un po’ giudicato, ma forse sono io che mi auto-giudico con questo stereotipo». Per lui, però, il pubblico non cambia davvero da un luogo all’altro, infatti ciò che conta è la connessione: «Faccio uno spettacolo empatico, cerco il contatto con il pubblico. Deludere chi è venuto per te è una cosa difficile».

«Titolo di studio: La strada»

Lo spettacolo prende spunto da una provocazione sempre più diffusa sui social: alla voce “titolo di studio”, soprattutto tra gli hater, spesso compare la frase “la strada”, quasi fosse un vanto più importante di lauree e diplomi. Una tendenza che Dado osserva con ironia, ma anche con attenzione: è il segnale di un periodo storico in cui il riscatto sociale sembra passare più dall’apparenza che dalla cultura. Lo show racconta così l’idea dell’ignoranza ostentata, di chi si sente superiore agli altri senza avere strumenti reali, una dinamica che – sottolinea – capita anche in certi ambienti sportivi e mediatici.

Dado si definisce un osservatore dei tempi: «Io sono una sorta di antropologo. Osservo i costumi e il linguaggio della società e capisco cosa c’è di diverso rispetto agli anni ’70». Cresciuto attraversando cambiamenti culturali e tecnologici enormi, porta sul palco un racconto che mescola satira e quotidianità, mettendo al centro cliché, stereotipi e contraddizioni del presente. Il suo stile resta diretto e irriverente, ma dietro le battute c’è lavoro: «Non sono un comico naturale, io devo forzarmi, faccio ricerca per trovare la battuta giusta».

L’improvvisazione e il rapporto col pubblico

Una parte fondamentale dello spettacolo è l’interazione dal vivo. Dado costruisce i monologhi partendo da un testo, provandolo davanti alle persone e modificandolo in base alle reazioni. Un processo che definisce una vera “auto-rigenerazione”. Il teatro, per lui, è una prova senza filtri: «Dal vivo sei sotto giudizio. È una relazione vera. Quello che succede sul palco succede davvero». Per Dado la risata non è un dettaglio: è l’obiettivo principale. La comicità, dice, vive di sorpresa e di spiazzamento: senza quell’effetto inatteso, non esisterebbe il meccanismo comico. Ed è proprio su questo che concentra energie e attenzione, cercando di mantenere sempre alta la qualità del racconto.

La paura della “sindrome dei Jalisse”

Dopo tanti anni di carriera, la motivazione a salire sul palco non si è spenta. Anzi, cresce. Dado racconta di avere sempre avuto paura di diventare una meteora: un artista ricordato per un solo successo. La chiama, con ironia, la “sindrome di Ferradini” o “dei Jalisse”: fare qualcosa che funziona e poi non riuscire più a rinnovarsi. Per questo, ogni nuovo tour è una sfida: dimostrare di essere ancora capace di scrivere, reinventarsi e sorprendere.

Se dovesse riassumere «Titolo di studio: La strada» in tre parole, Dado sceglierebbe: divertente, devastante, importante. Devastante perché richiede energie totali, importante perché rappresenta molto più di un lavoro: è un modo di vivere.

Il valore del biglietto e il rispetto del pubblico

Quella del 10 marzo sarà una serata speciale anche per un altro motivo: il rispetto verso chi paga per esserci. «Ogni persona dà un valore diverso ai soldi. C’è chi spende 20 euro senza pensarci e chi li mette da parte. Io ho moltissimo rispetto per questo». Per Dado, la vera risposta arriva alla fine, quando vede il pubblico uscire soddisfatto e si ferma a salutarlo: selfie, strette di mano e un contatto umano che completa lo spettacolo.

“La strada oggi? È diventata fake”

Nel titolo, la “strada” non è solo un’immagine: è un concetto. Significa uscire dalle quattro mura, vivere con gli altri, confrontarsi con la realtà. Un riferimento che Dado collega anche a Giorgio Gaber e alla sua idea di strada come luogo di verità e partecipazione. Oggi però, secondo il comico, quella strada è stata sostituita dai social: una “strada fake”, distorta dagli algoritmi, dove spesso si vede solo una parte della realtà e la si scambia per verità assoluta.

Lo spettacolo di Dado a Colognola si preannuncia quindi come un mix di comicità e osservazione sociale, con uno stile narrativo capace di far ridere e allo stesso tempo ragionare. Perché, come sostiene lui stesso, la risata è un antidoto: «La comicità serve a decongestionare un’infezione nella società. Se ci ridiamo sopra, la sopportiamo meglio». E martedì 10 marzo, a Bergamo, l’obiettivo sarà proprio questo: trasformare la realtà in un grande momento di teatro e leggerezza. Infine promette di chiudere lo spettacolo come sempre: rimanendo tra il pubblico, per un saluto e qualche selfie.