Il 17 e il 18 gennaio

La festa di Sant’Antonio Abate a Sant’Antonio Abbandonato, una tradizione dalle profonde radici

Un appuntamento che unisce fede, storia e identità comunitaria in un’unica partecipata celebrazione e che richiama molti visitatori

La festa di Sant’Antonio Abate a Sant’Antonio Abbandonato, una tradizione dalle profonde radici

di Irene Buccio (foto in apertura di Andrea Pellegrini)

In un periodo in cui le tradizioni rischiano di scomparire, Sant’Antonio Abbandonato, piccola frazione posta a 1.000 metri di altitudine in cima alla Val Brembilla, al confine con il Comune di Zogno, continua a custodire con orgoglio una delle sue celebrazioni più sentite: la festa patronale dedicata a Sant’Antonio Abate, protettore degli animali. Un appuntamento che unisce fede, storia e identità comunitaria in un’unica partecipata celebrazione, capace ogni anno di richiamare numerosi visitatori dalle valli e dai paesi limitrofi.

«Questo evento viene trasmesso dai nonni del luogo alle nuove generazioni – spiega Orietta Pesenti, che fa parte degli organizzatori -. In ogni casa della frazione è tradizione possedere una foto di Sant’Antonio Abate. Oltre al tradizionale “Incanto degli animali”, viene svolto anche quello del trono: il trono che sorregge la statua del Santo viene messo all’asta e chi se lo aggiudica ha l’onore di trasportarlo durante la processione». Un gesto simbolico, che rende la festa profondamente partecipata e sentita.

Gli animali e l’origine del culto

La processione, foto di Orietta Pesenti

La presenza degli animali è uno degli elementi più caratteristici dell’evento: dagli asinelli, molto amati dai bambini, fino ad animali più insoliti, come i pappagalli. Un richiamo diretto al mondo agricolo e al ruolo di Sant’Antonio Abate come protettore delle stalle e del lavoro contadino. Evento centrale della festa patronale è, come anticipato, il tradizionale “Incanto degli animali”, un’usanza antichissima che affonda le sue radici nel Medioevo (tra il X e il XIII secolo), quando Sant’Antonio Abate venne riconosciuto come protettore degli animali domestici, delle stalle e del lavoro contadino, fondamentali per la sopravvivenza delle comunità rurali.

Le origini del culto di Sant’Antonio Abate risalgono probabilmente al ‘400, quando esisteva una piccola cappella frequentata soprattutto dagli zognesi, pur trovandosi in territorio di Brembilla. Nel corso del ‘500 la Chiesa acquisì un ruolo sempre più centrale grazie alla presenza stabile di religiosi e a una crescente devozione popolare. La particolare posizione di confine portò a una gestione condivisa dei beni ecclesiastici, mentre a inizio ‘800 venne istituita una fabbriceria autonoma, segno di una comunità ormai pronta a costituirsi in parrocchia.

Oggi questo luogo di culto cattolico rappresenta il cuore spirituale della frazione e fa parte del vicariato di Brembilla-Zogno della Diocesi di Bergamo.

Un ritorno alle proprie radici

Ma cosa rende davvero speciale questa festa rispetto ad altre? «Rispecchia ancora le tradizioni di un tempo passato, sono le nostre radici – dice ancora Pesenti -. È per questo che tanta gente, anche chi vive lontano dal paese da anni, in occasione della festa torna e si ritrova: ci riunisce ancora un po’ tutti assieme». Una celebrazione che diventa così anche occasione di incontro e di ritorno alle proprie origini.

La festa si svolge da oltre 100 anni e conserva antiche usanze: «Oltre alla benedizione degli animali e al tradizionale falò del sabato, usanza di origine religiosa che oggi viene curata dai nostri giovani, c’è la tradizione di vendere i panini benedetti insieme al sale, che all’epoca veniva messo nelle stalle a protezione degli animali», spiega l’organizzatrice.

Negli ultimi anni non sono mancate le novità, pensate per coinvolgere un pubblico sempre più ampio: «Oltre alla vendita delle torte e la pesca di beneficienza, restano centrali la processione e l’incanto serale – prosegue Pesenti -, dove vanno all’asta gli animali donati dagli abitanti e oggetti nuovi regalati dalla gente del paese, come patate o coperte. Questo momento richiama sempre tantissime persone».

Il programma

Spettacolo pirotecnico, foto di Orietta Pesenti

Il programma dell’evento prenderà il via sabato (17 gennaio), alle 10, con la Santa Messa, seguita nel pomeriggio dalla benedizione degli animali e dei panini, oltre che dal falò che sarà curato dai giovani del luogo. Sarà aperto il bar dell’oratorio e, dalle 19, anche la cucina, con la possibilità di gustare pane e cotechino, salame, formaggio e patatine. Alle 21.30 tutti gli occhi saranno puntati al cielo per lo spettacolo pirotecnico. «Per chi volesse preparare delle torte da mettere in vendita, può contattare Monica al 340.9016611, e per chi volesse donare animali per l’incanto può contattare Marco al 347.1510983», riferiscono gli organizzatori.

La giornata di domenica (18 gennaio) si aprirà alle 8 con la Santa Messa. A seguire, in oratorio ci sarà l’apertura della pesca di beneficenza con la vendita di torte e biscotti. Alle 10.30 la Santa Messa Solenne, animata dalla Corale di Val Brembilla e seguita dal tradizionale “Incanto del trono”. Nel pomeriggio, alle 15, la processione accompagnata dalla banda di Zogno e, in serata, il consueto “Incanto” in oratorio, con la lotteria che vedrà come primo premio un animale a sorpresa.

Testimonianze e nuove generazioni

Il culto del Santo è visibile a pochi passi nei pressi della Chiesa, dove si trova una piccola cappella votiva che custodisce un’interessante statua. Anche qui la roccia grezza del contorno ricorda l’impianto di una grotta. Sant’Antonio dalla lunga barba bianca è inginocchiato sulla pietra. Lo sguardo alto e assorto. Davanti a lui, un libro aperto, un teschio e un serpente. Alle sue spalle, accucciato e pensieroso, un diavolo con zoccoli e corna caprine e ali da pipistrello.

Fondamentale anche il coinvolgimento delle nuove generazioni: «Ad aiutarci con tutta l’organizzazione e lo svolgimento della festa patronale, ci sono i giovani del paese – conclude Orietta – e insieme a noi genitori partecipano anche i nostri figli». Un passaggio di testimone che garantisce continuità a una tradizione profondamente radicata, oggi riconosciuta e inserita nel Reil (Registro delle eredità immateriali lombarde) come patrimonio culturale da preservare. Il Reil è un progetto di valorizzazione, salvaguardia e promozione dei beni immateriali, saperi tradizionali e pratiche rituali della Regione Lombardia.

Una festa che non è solo una celebrazione religiosa dunque, ma memoria condivisa, identità e comunità viva, capace di attraversare il tempo senza perdere la propria anima.