La stagione di prosa 2025-2026 della Fondazione Teatro Donizetti si arricchisce di un appuntamento imperdibile con “Il caso Jekyll”, spettacolo ispirato al celebre romanzo di Robert Louis Stevenson Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde, da sempre simbolo del dualismo tra bene e male. La pièce, in programma da sabato 21 febbraio a domenica 1° marzo (lunedì 23 febbraio riposo), è una produzione congiunta della Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Marche Teatro e Teatro Stabile di Bolzano.
La regia è affidata a Sergio Rubini, volto noto di cinema, teatro e televisione, che ha curato insieme a Carla Cavalluzzi l’adattamento del testo originale. Sul palco, Daniele Russo interpreta il protagonista, affiancato da Geno Diana, Pierluigi Corallo, Sergio Del Prete, Angelo Zampieri e Alessia Santalucia. Le scene sono firmate da Gregorio Botta, i costumi da Chiara Aversano, il disegno luci da Salvatore Palladino e il progetto sonoro da Alessio Foglia. La durata dello spettacolo è di due ore senza intervallo, con spettacoli alle 20.30 (domenica 22 febbraio e 1° marzo alle 15.30). I biglietti variano da 15 a 45 euro, ridotti da 12 a 36 euro.
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Nelle note di regia, Rubini spiega il cuore dello spettacolo: «Il celebre romanzo di Stevenson è un’apologia sulla condizione umana, con il tema centrale del doppio, presente in ognuno di noi. Abbiamo sviluppato una drammaturgia più vicina alla psicanalisi, rifacendoci alle teorie che precedono Freud e Jung. Il nostro testo, spogliato dagli elementi fantastici dell’originale, diventa un viaggio nell’inconscio di Henry Jekyll, medico che ambisce a comprendere le cause della malattia mentale e che, diventando cavia delle proprie teorie, porta alla luce la sua ombra, il suo Hyde».
Rubini sottolinea come la storia, pur ispirata al classico vittoriano, parli alla contemporaneità: «Offre allo spettatore l’occasione di riflettere sui pericoli e sui piaceri che emergono dalla propria ombra, e sull’importanza di dialogare con l’inconscio. La società tende a reprimere ciò che esce dal canone, ma il nostro testo invita a condividere queste parti nascoste, evitando che la nostra ombra scavi da sola tunnel di sofferenza e violenza».