Dal potere che logora alla camminata da spia

Gli studi più bizzarri del 2015

Gli studi più bizzarri del 2015
29 Dicembre 2015 ore 16:08

Con l’anno che sta per finire, è esplosa la “classifica mania”. E anche un mensile stimato come il British Medical Journal non si è tirato indietro: nel suo numero di dicembre ha raccolto gli studi scientifici più strani e fuori dal comune realizzati e pubblicati in questo 2015. Una tradizione per il magazine scientifico britannico, che ogni anno scandaglia le pubblicazioni biomediche più bizzarre, prendendone un po’ in giro il gergo (spesso inutilmente pomposo) e alcuni metodi di ricerca. Il risultato è un’affascinante e divertente raccolta di studi del 2015, su argomenti quantomeno strani e che ci hanno regalato, nel loro piccolo, qualche insegnamento.

 

Il potere logora

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Tutto parte da una semplice constatazione: da quando s’è “accasato” alla Casa Bianca, anche il sempre-giovane Barack Obama è visibilmente invecchiato: le rughe sono diventate più pronunciate e i capelli più sale e pepe. E così un gruppo di scienziati statunitensi ha pensato bene di analizzare la questione: è vero che il potere logora e che i capi di Stato invecchiano più velocemente (talvolta muoiono anche prima)? La ricerca ha preso in considerazione più di 270 leader eletti (dal 1722 al 2015), paragonando la loro sopravvivenza a quella di altrettanti candidati che non sono mai riusciti a prendere in mano il potere. Il risultato della ricerca è chiaro: gli eletti vivono in media 2,7 anni in meno e hanno un rischio di morte maggiore del 23 percento rispetto a quello dei concorrenti non eletti. Ci sono però delle eccezione (che confermano la regola?): i parlamentari inglesi, ad esempio, godono di una mortalità del 30 percento più bassa di quella dei loro normali concittadini.

 

La camminata da spie

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Anche in questo caso la ricerca ha preso il via da una domanda: perché Vladimir Putin cammina in modo così strano? Secondo qualcuno perché vittima di una mini-paralisi ignota ai più, per altri invece perché vittima del morbo di Parkinson, sebbene in fase ancora iniziale. In realtà l’andatura del leader russo sarebbe causata dal suo passato da… spia. Quel braccio destro quasi immobile e il sinistro che accompagna oscillando l’andatura sarebbe comune, come documentano diversi file video, a molti esponenti della governance russa, dal primo ministro Medvedev agli ex ministri della difesa Anatoly Serdyukov e Sergei Ivanov. Per questi alcuni ricercato hanno ipotizzato che la chiave del mistero sia nascosta nelle pieghe di un manuale sul portamento del KGB, dove si legge: «Il movimento in avanti deve essere eseguito con un lato del corpo, meglio il sinistro un po’ girato nella direzione del movimento». Insomma, la strana andatura di Putin non sarebbe altro che un’abitudine presa negli anni di militanza nelle forza di spionaggio russe.

 

Bob Dylan e i medici

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Analizzando gli articoli di letteratura medica pubblicati dai primi anni ’90 a oggi, alcuni ricercatori hanno notato una cosa: moltissimi presentano citazioni di Bob Dylan. Il motivo? Un gioco: un piccolo gruppo di scienziati del Karolinska Institutet, in Svezia, ha infatti ammesso di aver inserito in molte loro pubblicazioni diverse citazioni tratte dalle canzoni del noto cantautore americano per scommessa. Ad accorgersene Carl Gornitzki, bibliotecario allo stesso istituto, che consultando diversi studi ha scoperto come oltre 200 pubblicazioni citino davvero frasi di Dylan. La prima risale agli anni ’70, poi il boom dal 1990 in poi. Gornitzki suppone che il motivo sia anche un altro: gli anni ’90 sono quelli in cui si sono “imposti” medici che negli anni d’oro di Dylan erano dei giovani appassionati studenti amanti del cantautore americano. Le due canzoni più citate? The times they are A-Changin e Blowin’ in the wind.

 

Le donne son meno dei baffi

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Un modo divertente per trattare un tema sempre più caro all’opinione pubblica, ovvero la parità dei sessi anche in incarichi di prestigio. Un gruppo di analisti ha valutato le personalità a capo delle più importanti facoltà di medicina degli Stati Uniti: solamente il 13 percento sono donne, il resto tutti uomini. Tra questi, il 19 percento ha i baffi. Insomma, le donne nelle posizioni di vertice sono addirittura meno dei… baffi. Un risultato che, oltre a strappare un sorriso, fa anche riflettere.

 

Il virus che rende zombie

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Questa ricerca, di scientifico, ha ben poco, se non l’obiettivo di risvegliare le coscienze di molti ricercatori sull’importanza di lavorare a vaccini contro virus magari poco diffusi ma potenzialmente letali. In tanti film horror, infatti, si vede che basta il morso infetto di uno zombie per trasformare anche un essere vivente in un morto vivente. Un morso letale, un vero e proprio virus che rende zombie, a cui non c’è alcuna soluzione. Per questo lo studio chiede alla comunità internazionale di unirsi e fornire direttive precise su come contenere la minaccia dei virus “zombificanti”. Che per fortuna non esistono, ma non sono poi tanto diversi, in termini di trasmissione, da molti virus fonte di possibili epidemie e che costituiscono una minaccia reale ma che nessuno è realmente preparato a fronteggiare. Un modo anche simpatico per parlare di un tema delicato.

 

La maglia che porta sfortuna

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Gli appassionati di ciclismo sanno bene la leggenda, alquanto negativa, che ammanta la maglia iridata: l’atleta campione del mondo l’anno prima, quello successivo è vittima di una sfortuna tremenda. Una maglia che porta iella, insomma. All’argomento s’è interessato Thomas Perneger, medico all’ospedale universitario di Ginevra, che ha tentato di dare una risposta a questo strano fenomeno. Le possibili risposte sono tre. La prima è il cosiddetto “effetto spotlight”, secondo il quale il pubblico nota molto di più le sconfitte e i fallimenti di un soggetto famoso o comunque messo sotto i riflettori, cosa che accade quando un ciclista vince la maglia iridata. La seconda ipotesi, molto più terra-terra, è che il ciclista campione del mondo, essendo notoriamente il favorito, è anche quello più tallonato dagli avversari e quindi il primo da battere. La terza ipotesi, infine, è la cosiddetta “regressione verso la media”: statisticamente è molto più facile e probabile non vincere che vincere e quindi un anno di successi è spesso seguito da un anno di insuccessi. Come si dice nello sport, vincere è difficile, ma è confermarsi la vera sfida. Qualunque sia la realtà, di certo non c’è nessuna maglia maledetta.

 

La paura gela il sangue

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Un modo di dire, per tanti. Ma c’è veramente una base scientifica in questo detto? Un esperimento compiuto quest’anno ha dato risposta positiva alla domanda: la paura, infatti, può far aumentare i livelli di una delle proteine coinvolte nella coagulazione del sangue, il fattore VIII. I ricercatori hanno preso due gruppi di studenti: a uno hanno fatto vedere un film horror, all’altro un noioso filmato educativo. Alla fine a tutti è stato calcolato il fattore di coagulazione: in quelli che hanno assistito al film horror, fra inizio e fine visione si è avuta una maggiore differenza nel fattore di coagulazione. Come se il sangue si fosse effettivamente “gelato”, diventando più denso.

 

Natale e biologia

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Il mondo si divide in due tipi di persone: quelli che amano il Natale e quelli che lo odiano. Come può essere? La causa può essere biologica? Se lo sono chiesto alcuni ricercatori, che hanno deciso di vederci chiaro: a 10 volontari che adorano lo spirito natalizio e a 10 che invece non festeggiano il Natale è stata mostrata una stessa serie di immagini, di soggetto natalizio e non, mentre si sottoponevano a risonanza magnetica. Successivamente i ricercatori hanno analizzato le differenze di attivazione nelle aree cerebrali dei due gruppi di soggetti. Risultato: gli amanti del Natale hanno avuto un’attivazione superiore rispetto ai non amanti in ben 5 aree cerebrali.

 

Denti inglesi e denti americani

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Per tradizione (non si sa il perché), gli americani additano i cugini britannici di avere una pessima dentatura e di curare poco la propria igiene orale. C’è del vero in questo luogo comune? Se lo sono chiesto alcuni ricercatori, che hanno così realizzato uno studio sulla salute orale delle due popolazioni. Confrontando i dati, è emerso che con 7,31 denti mancanti in media, gli americani superano gli inglesi, fermi a quota 6,97, in misura statisticamente significativa. Quanto all’impatto della salute orale sulla vita quotidiana, i britannici la riterrebbero molto più importante rispetto agli americani. Risultati in netta controtendenza rispetto al luogo comune da cui è partita la ricerca.

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